I volti tumefatti di Madonna, Miley, Gwyneth non combattono la violenza: la riproducono, la confermano, la estetizzano

Madonna contro la violenza

Non mi è piaciuto affatto che quest’anno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci si mettessero anche loro, le big star internazionali: Madonna, Miley Cyrus, Gwyneth Paltrow, Emma Watson, Angelina Jolie e altre, tutte a farsi fotografare dall’artista AleXsandro Palombo con il volto pieno di lividi, tumefazioni, sangue rappreso e gonfiori, tutto finto naturalmente, a colpi di trucco e fotoritocco, come se fossero state picchiate e violentate. È da anni che dico e ripeto che non si combatte la violenza con immagini che la esprimono (vedi ad esempio “Stai zitta, cretina”. E come sempre, le campagne contro la violenza esprimono violenza), non si promuove una cultura non violenta (o meno violenta) nei confronti delle donne se si insiste, imperterriti e spesso compiaciuti, a introdurre nel circuito mediatico immagini di violenza sulle donne, vere o false che siano.

Né tanto meno si dissuade nessun maschio (psicopatico, disturbato o presunto normale che sia) dal picchiare o violentare una donna se gli si continuano a mostrare i risultati di azioni violente sulle donne (veri o simulati che siano), peggio ancora se questi risultati raccapriccianti stanno su volti belli e famosi, perché in questo caso la violenza esce rinforzata, valorizzata, estetizzata, perché sul volto delle belle appare quasi bella, attraente: uh, guarda Madonna con i lividi, guarda Gwyneth e Miley, che miracoli fa il trucco, fanno schifo e restano belle, quasi quasi me lo faccio anch’io a carnevale… E tutti a passare le foto all’amica e all’amico, a condividerle sui social, a fare clic. Curiosità pruriginosa. No, peggio: normalità, abitudine. A cosa? Alla violenza appunto. Guarda, clicca, condividi. Mentre nulla cambia e la violenza si rinforza. La violenza ti fa bella.

Myley Cyrus contro la violenza

Emma Watson contro la violenza

Gwyneth Paltrow contro la violenza

18 risposte a “I volti tumefatti di Madonna, Miley, Gwyneth non combattono la violenza: la riproducono, la confermano, la estetizzano

  1. Brava prof. Non solo la campagna è semiologicamente sbagliata, ma le foto sono di una bruttezza unica.

  2. Condivido pienamente. La violenza non si combatte spettacolarizzandola, o dedicandole “giornate mondiali”, quasi a lavarsi la coscienza. La violenza si combatte con le piccole azioni di ogni giorno, con il rispetto, l’ascolto, la consapevolezza, la denuncia.

  3. Non so come bisogna ripeterglielo, ma bisogna insistere, grazie.

  4. Riguardo all’assoluta necessita’ di una giusta comunicazione sul tema della violenza sulle donne, ci permettiamo di segnalare la nostra protesta. Sono anni ormai che ci battiamo, ad Ancona, per far rimuovere questa statua, intitolata “Violata” e dedicata, nelle intenzioni di chi l’ha realizzata, pagata e installata, “in onore di tutte le donne vittime di violenza”…….

  5. Cara professoressa condivido le sue critiche e le segnalo invece lo spot realizzato da Regione Liguria in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Mi pare che vada nella direzione giusta:

  6. Sono assolutamente d’accordo, ho trovato l’iniziativa disturbante emotivamente. Grazie per averlo sottolineato.

  7. Mi trova pienamente d’accordo. Come ho scritto nel mio ultimo post (non nascondo che mi farebbe piacere se lo leggesse e magari me ne desse una opinione) credere che la violenza si possa combattere mostrando altra violenza è come quando un genitore rimprovera il figlio urlando “non si urla!” e crede che sia corretto insegnare a non urlane, urlando per primo.

  8. non credo che queste campagne rinforzino la violenza, ma sono certamente inutili oltre che di scarso gusto, ma è la logica stessa del “testimonial famoso” a essere discutibile specie su temi gravi e seri come questo

  9. È stancante, come l’uso della immagini possa costruire messaggi contrari alle intenzioni.

  10. Non solo, ma le attrici e cantanti non hanno rinunciato al trucco né alla messa in piega rendendo la cosa comica piuttosto che drammatica come era nelle intenzioni che anche io non condivido.

  11. passa il tempo e l’ottusità di certa comunicazione non solo non passa, ma si rinforzano addirittura….segnalo una fotografa che ha lavorato sul tema delle’iconografia della violenza sulle donne, con un progetto complesso e articolato in diverse parti: still life con oggetti di ciò che è rimasto (come le stoviglie di carta che una delle vittime usava per evitare che il marito le spaccasse), finestre di notte che alludono al mistero di ciò che accade oltre la soglia di casa, scritte sui muri che gridano l’urgenza di un’educazione sentimentale necessaria, critica della rappresentazione mediatica della violenza di genere e dello stereotipo da pubblicità del matrimonio.
    http://www.ariannasanesi.com/recent-projects/i-would-like-you-to-see-me/

  12. mi scuso per i refusi….aggiungo solo che una comunicazione giocoforza meno articolata, che ha la necessità di “arrivare” subito, potrebbe ad esempio focalizzarsi sulle scritte sui muri, elemento ben presenti a tutti, e far capire che quelle stesse frasi che appaiono come dichiarazioni d’amore (“non posso vivere senza di te etc. etc.”) possono nascondere un rovescio molto pericoloso.

  13. Pingback: I volti tumefatti di Madonna, Miley, Gwyneth non combattono la violenza: la riproducono, la confermano, la estetizzano | NUOVA RESISTENZA antifa'

  14. Campagna veramente orrenda. Forse abbiamo fatto male a smettere di discutere e scannarci su questi problemi. Qui, intendo, tra una discussione e l’altra, uscivano spesso cose di livello eccelso rispetto a questa merda. Spero si possa scrivere, “merda”. Perché questa è proprio “merda”. E se non si può scrivere, pazienza, finiremo presto sommersi da questa merda.

  15. E poi chi lo dice che “No woman is immune from domestic abuse”?
    Nobody is immune, allora, se vogliamo parlare della violenza domestica (che sempre più spesso è denunciata anche dagli uomini), o della violenza in genere. Ma dire e imporci la visione che tutte noi donne (in quanto donne) siamo in pericolo, tutte possiamo diventare vittime del nostro compagno… No, non ci sto.
    Perché allora, se tutte siamo potenziali vittime, la violenza domestica diventa un evento potenzialmente prevedibile e quindi “normale”.

  16. Ok, si può scrivere “merda”. Bene. Ma il rischio di finire sommersi da questa merda rimane. Aveva ragione il solito PPP? Mangia la “merda”! La prima vittima in quel film quasi inguardabile è una giovane ragazza costretta a mangiare la “merda” di un fascista. Oggi il “fascista” potrebbe anche essere una donna. E magari la ragazza un ragazzo.

  17. Affermazione narrativa della violenza, proprio quello di cui hanno bisogno le campagne contro la violenza sulle donne -.-“

  18. fabiana credo volessero dire che la violenza domestica può riguardare donne di ogni classe sociale non che ogni donna deve aver paura del proprio compagno nè volevano dire che è “normale”..(certo che non lo è!). Per il resto: campagna inutile e di pessimo gusto

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