Editoria digitale: sopravvivono, in Italia, i piccoli editori?

Nativi Digitali Edizioni

Tempo fa avevo pubblicato la storia di Marco, un ex studente di Scienze della Comunicazione e di Semiotica che, assieme alla sua compagna, aveva avviato una piccola casa editrice: Nativi Digitali Edizioni. Una storia di successo? o di grande ingenuità? mi ero chiesta allora. Dopo la testimonianza di Sara alcuni giorni fa, per certi versi analoga, e le relative polemiche fra i commenti, ho chiesto a Marco di raccontarci la puntata successiva della loro avventura. Come va? riuscite a viverci? gli ho chiesto. Ecco la sua risposta: Continua a leggere

Quando lo stagista sopporta tutto perché l’azienda fa tendenza

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A volte i giovani sopportano tirocini ai limiti della decenza – in cui non imparano nulla e fanno solo gli schiavetti – perché pensano che «faccia scena», o «tendenza», mettere in curriculum il nome altisonante dell’azienda o dell’ente pubblico presso cui hanno svolto il tirocinio.

Detto in altri termini: ci sono grosse realtà, private ma anche pubbliche, con nomi roboanti che si permettono di sfruttare a ripetizione i tirocinanti in cambio del fatto che «poi potranno scrivere e dire di aver lavorato presso XY». Con l’idea – illusione? – che ciò possa comunque avvantaggiarli nella ricerca di lavoro (o stage successivo).

Attenzione però: non sto dicendo che in questi casi lo/a stagista sia una povera vittima. Sto dicendo che condivide e contribuisce a perpetuare la stessa cultura dell’apparenza e dell’opportunismo in nome della quale l’azienda si permette di sfruttarlo/a.

Leggi per esempio cosa mi scrive Gloria:

«Gentile professoressa…

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Renzi: «Come mettere un gettone nell’iPhone»

Il futuro è solo l'inizio

Mi chiedono spesso, negli ultimi mesi, perché non scrivo più nulla sulla comunicazione di Renzi. La risposta è semplice: perché la trovo ripetitiva e mediocre, da una parte, e non mi diverto; perché registro ogni giorno, d’altra parte, che, data la mancanza di avversari (Forza Italia? assente e/o confusa con il Pd. Movimento 5 Stelle? presente, dicono, ma non se ne sa più nulla, a parte certi autogol di Grillo), e data la mediocrità ancor più mediocre della comunicazione politica italiana, Continua a leggere

Perché le aziende italiane non rispondono a chi manda il suo curriculum?

Curriculim vitae

Riprendo un commento al post dell’altro giorno “Quando la Grande Impresa Informatica è lenta, chiusa, imbrigliata come la Pubblica Amministrazione”, quello di Rob, perché tocca una differenza importante nel modo in cui le aziende italiane tendono a trattare i giovani che mandano il curriculum per candidarsi a una posizione di lavoro. Ovviamente anche in Italia ci sono eccezioni, però: Continua a leggere

Ansia da prestazione, ovvero: il Viagra a vent’anni

palestrato

Maggio 2014, orario di ricevimento studenti, alla fine di una lezione di Semiotica dei consumi, un insegnamento durante il quale approfondisco, fra l’altro, il tema della rappresentazione del corpo umano in pubblicità e in televisione. Christian è alto, muscoloso, e ha una gran massa di capelli castani raccolti a coda di cavallo. Entra nel mio studio, si siede, appoggia entrambi gli avambracci, grossi e tatuati, sulla mia scrivania.
«Vede prof, ripensavo a quello che ha detto oggi a lezione sul corpo degli uomini
«Sì? E cosa pensavi?» Continua a leggere

Quando la Grande Impresa Informatica è lenta, chiusa, imbrigliata come la Pubblica Amministrazione

Burocrazia

Marzo 2014. Un bel giorno di (quasi) primavera mi arriva da una Grande Impresa Informatica italiana, con sedi su tutto il territorio nazionale e in Europa (wow), una mail che mi sorprende non poco. La Grande Direzione Tecnica ICT della Grande Impresa Informatica ha capito (finalmente!) che, se vogliono fare Ricerca & Sviluppo seriamente, devono fare come quelli (seri) della Silicon Valley: costruire team multidisciplinari che includano umanisti. Ri-wow. Perciò mi chiedono di incontrarmi per Continua a leggere

«Sognavo di lavorare in una casa editrice, ma sapevo che è difficile. Allora ho fondato la mia»

Regina Zabo

Da quando Sara si è laureata con me alla magistrale di Semiotica nel 2012, mi ha sempre tenuta aggiornata sul suo sogno: aprire una piccola casa editrice in Sardegna, la sua terra d’origine. Ieri ha condiviso con me una prima soddisfazione importante, per cui le ho chiesto di poter pubblicare qui la sua storia, perché può essere di incoraggiamento per molti/e. Eccola: Continua a leggere