Lauree umanistiche e lavoro

radiocitta'fujiko

Martedì sera ero a radiocitta’fujiko, ospite del programma «Impronte digitali», condotto da Filippo Piredda e Inkiostro, che ha ripreso a trasmettere dopo la pausa estiva. Questa volta abbiamo chiacchierato di lauree umanistiche (con particolare riguardo a quella in Scienze della comunicazione, che conosco da vicino) e di sbocchi lavorativi, cercando di superare (o perlomeno discutere) l’annoso pregiudizio negativo per cui agli umanisti sarebbe per forza riservato un destino di disoccupazione. Ho portato alcuni dati in trasmissione, che puoi ritrovare e approfondire facendo ricerche nel database di Almalaurea.

L’audio dura un’ora, ma è una chiacchierata facile da seguire, che puoi tenere in sottofondo mentre fai altro:

10 risposte a “Lauree umanistiche e lavoro

  1. di questi tempi si potrebbe togliere l’aggettivo “umanistiche” e farci un bel discorso😉

  2. Materia ostica. Difficile giungere a conclusioni attendibili senza tener conto di:

    1) Malempoyment: quel fenomeno per cui si lavora da “overeducated”. [magari ci mettiamo dentro anche chi lavora nel pubblico].

    2) Signalling: quel fenomeno per cui certi studi danno dei vantaggi privati ma dei costi sociali.

  3. Tutti fenomeni su questo blog.

  4. Da una scorsa forse troppo veloce su alma mater non rintraccio lavori in cui si dia peso al malemployment (approssimabile con la varianza dei compensi nel settore privato). Peccato perché negli usa è il male maggiore che affligge le facoltà umanistiche (a parità di compenso medio):

     
    Neanche l’ effetto signalling (università nel ruolo di agenzia pubblicitaria anziché di agenzia formatrice) è preso in considerazione. Peccato perché per una facoltà come SC, almeno nell’ immaginario dell’ osservatore, non si puo’ escludere che la cosa abbia un certo peso.

  5. è saltato il grafico; vabbé, per chi fosse interessato è rintracciabile a questo link http://econlog.econlib.org/archives/2013/10/a_primer_on_mal.html

  6. Sa qual è il problema, Prof?E’ che quando uno entra a Sdc è carico di sogni, desideri, voglia di fare. Poi si deve scontrare con gli amici(o presunti tali)
    che cominciano a chiederti con aria di superiorità e presunzione ti chiedono: sarebbe? E non sono in grado di immaginarsi vagamente che forse anche noi studiamo, approfondiamo, chiediamo. Bisogna fare i conti con il vicino di casa che ti guarda con gli occhi di chi si sta chiedendo a cosa serva quella laurea. Oppure incontri la signora sul treno che ti chiede cosa studio in una città come Bologna e appena le dico Sdc lei, non sapendo neanche vagamente cosa sia, mi inizia a raccontare che suo nipote fa medicina, suo figlio Giurisprudenza.Le ho fatto i complimenti, lei ha guardato in basso. Erano gli occhi di chi sa che loro non stanno facendo quello che vogliono. E allora ho capito. Ed ero felice di fare Scienze della comunicazione. Perchè stavo facendo qualcosa che mi piacesse davvero. Ho l’appoggio dei miei genitori, sono i miei più grandi fan. Mi hanno spinto loro a fare qualcosa che mi piacesse, a crederci e a dire che, anche se un giorno dovessi per caso fare altro, almeno avrò studiato per fare quello che mi piace. Mi sono sentita motivata, con il mondo in mano. Sarò un’illusa cara Prof ma ho ancora tempo per mettere da parte tutto ciò in cui credo, per cui mi sveglio alle 5 tutti i giorni e torno a casa alle 20, per cui studio la sera, vado a letto tardi e sono sempre stanca. Stanca ma con il sorriso. Ora vado a studiare perché voglio tornare qui a dire quanto siamo strong a tutti quelle persone che, per mancanza di cultura o per ristrettezza degli orizzonti, non credono in me e nei miei colleghi.

  7. Complimenti fra, hai fatto la scelta giusta. La scelta più appagante ma anche la più razionale: scegliere in base ai propri talenti e alle proprie passioni.

    Se uno non ha né talenti né passioni puo’ essere altrettanto razionale scegliendo la propria carriera tirando i dadi.

    Gli economisti lo chiamano “principio di indifferenza”, tutto è egualmente desiderabile perché,a parità di talento, tutto è destinato a convergere (se non sparisce): se oggi tirano certe professioni, domani non tireranno più. Se certe professioni stentano, domani fioriranno (se non spariscono). Almeno questo è vero per chi svolge quelle professioni senza particolare voglia o talento. Il meccanismo è ovvio: dove la domanda è forte, l’ offerta è destinata a ingrossarsi e, viceversa, dove la domanda è debole, l’ offerta collasserà valorizzando i pochi che continueranno ad offrirsi. Insomma, in termini di valore e a parità di talenti, tutto quel che non sparisce è sottoposto a forze che fanno convergere.

    A meno che uno non abbia un talento particolare. In quel caso per il superdotato è una pacchia: se s’ “ingrossa” la domanda di “scienziati della comunicazione” la cosa NON è affatto una notizia particolarmente buona per uno “scienziato” con talento mediocre, presto si ritroverà intruppato in un gregge che annullerà ogni beneficio sperato; ma se aumenta la domanda di…“fra”…, allora beata la “fra”, non si FORMERANNO mai greggi di “fra”, e siccome ce n’è solo una sarà facile per lei passare all’ incasso.

    Naturalmente il “principio d’ indifferenza” ha un altro corollario: chi lo conosce non comprende del tutto lo sforzo fatto da Giovanna per rassicurare la potenziale clientela. Scherzo, eh? Lo sforzo è più che comprensibile, non fosse altro che molti non lo conoscono.

  8. La Fra, grazie per la tua testimonianza. Andrai alla grande, vedrai. E poi, soprattutto, non sei sola: ti sostengo, ti sosteniamo noi come docenti.

    Broncobilly, grazie per gli spunto. Ne parlo col direttore di Almalaurea, per verificare se c’è qualcosa che ci è sfuggito. Ti/vi faccio sapere.

  9. Pingback: Il “Versatile Blogger Award” | Creatività Random

  10. Ciao Giovanna! Ti ho nominata per il Versatile Blogger Award🙂

    Novella

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