Spizzico e il New Italian Epic

Sul n. 244 della rivista letteraria L’immaginazione (gennaio-febbraio 2009, pp. 6-9, Manni Editori) è uscito un paio di mesi fa il mio primo racconto a stampa.

Ho esitato molto prima di condividerlo in questo spazio. Non sopporto l’esibizione di racconti, diari e romanzi che infesta la blogosfera, e l’ultima cosa che vorrei fare è aggiungermi anch’io.

Alla fine ho deciso di parlarne, perché dietro a questo lavoro c’è una domanda che da tempo mi ossessiona: è possibile trattare temi sociali e politici narrando storie?

La domanda non è certo nuova nella storia della letteratura, ma va più o meno di moda a seconda del periodo. La mia risposta è che oggi non solo è possibile, ma doveroso almeno provarci.

Per tanti motivi, alcuni dei quali sono stati sviscerati nel dibattito sul New Italian Epic (NIE) che ha seguito la diffusione in rete del saggio omonimo di Wu Ming 1, da qualche mese pubblicato da Einaudi (puoi scaricare la prima versione del saggio QUI e ricostruire a ritroso la discussione QUI).

Insomma, sulla letteratura la penso un po’ come Wu Ming. E poiché in questo blog, con la scusa di studiare comunicazione, tocco spesso temi politici e sociali, il mio esperimento narrativo va un po’ in quella direzione.

Ma bando alle ciance. Il racconto si intitola «Spizzico» e puoi scaricarlo QUI.

13 risposte a “Spizzico e il New Italian Epic

  1. Stasera leggerò con curiosità il tuo racconto, e spero di lasciarti un commento il prima possibile.
    Intanto però ti volevo chiedere come mai non ti piace la pubblicazione di racconti o romanzi sui blog. In che cosa sono più esibizionisti rispetto ad altri tipi di contenuti frequenti nella blogosfera? A me personalmente, la loro presenza piace, se i commenti sono aperti anche a considerazioni non per forza elogiative, credo che sia una forma interessante di trasmissione della narrativa tra autori e lettori.

    (scusa se continuo a cambiare nick tra Skeight e Anghelos, ma mi dimentico sempre le memorizzazioni precedenti…)

  2. Ciao Giò,
    una storia di reticenze. Qualcosa di difficile da raccontare. Svelto e bello, senza parole di troppo. Appunto.

  3. Anghelos, mi rendo conto che il lungo giro che ho fatto prima di postare il racconto suona un po’ strano: non voglio farlo e lo faccio, tiro il sasso e ritiro la mano. 🙂 In retorica si chiama «preterizione».
    Ma la prendo alla larga solo per pudore, sai, perché non sono ancora sicura del fatto mio, quando scrivo narrativa. E questo mio pudore è reale, non retorico.

    Quanto alla diffusione in rete di racconti, romanzi eccetera: non mi piacciono, nella blogosfera letteraria, le ostentazioni, i proclami urlati, il fatto che troppi scrivano e pochi leggano, che troppi critichino esageratamente o al contrario si entusiasmino in modo esasperato, troppi litighino su quale sia o non sia “vera” letteratura. È questo coro informe che mi dà sgomento.

    Annamaria: grazie. Che tu, proprio tu, davvero tu, dica che non ci sono parole di troppo… è uno dei complimenti più belli che potessi mai aspettarmi di ricevere. 🙂
    Ti chiederò anche le critiche, però… 😉

  4. Davvero, davvero bellino! Scorrevole e piacevole! Sembrava un ritratto dei 45/50enni di oggi single e in cerca di certezze. Credo che abbia dimostrato a pieno che si possono trattare svariati temi, politici o sociali che siano, con la narrativa!

  5. Cara Giovanna,
    come potevi lasciare noi appassionati lettori di Disambiguando (più relativi punti) senza questa perla? è una summa in prosa letteraria di tutto ciò che hai citato/analizzato in questi mesi (più qualcosa di cui hai parlato ogni tanto a lezione): meetic, il logorio delle parole (“solare” & company), la comunicazione via sms e via mail, la fama altalenante di Comunicazione (intesa come Facoltà, ma anche in senso esistenziale).
    Grazie per il racconto.
    Ma grazie anche per il pudore, per aver condiviso anche questo con noi.
    Capisco benissimo. Ovviamente è immotivato.

    Ti abbracciamo (posso? anche a nome di chi legge ma non commenta?),
    i tuoi lettori

  6. Molto bello. Frase finale a chiudere perfetta. La fine dell'”amore” con Cecilia molto consonante con lo stato d’animo che mi capita di provare quando capisco che non c’è storia (e credo sia una cosa condivisibile da molti lettori perchè questa situazione è resa molto bene). Direi anche formativo, educativo, piccolo frammento di educazione sentimentale per un lettore avido di conoscere un punto di vista femminile sull’uomo. Qui in realtà il punto di vista sembra essere quello di Luigi, quello di un uomo, anche se io io come uomo ho trovato che Luigi tradisse talvolta un punto di vista femminile… E anche qui, se c’è, è una mia ipotesi di lettura, il cortocircuito del punto di vista mascolino/femminile nella figura di Luigi è felice.

    Mi è piaciuto molto perchè mentre lo leggevo pensavo a me e alle mie esperienze con le donne. Che non sono certo quelle di un seduttore come Luigi, anche se lo stratagemma della seduzione, questa strategia testuale (quella di Don Giovanni che può essere allo stesso modo e ancor di più applicata all’universo femminile), svela bene ciò che è insieme maschile e femminile nella seduzione, in cui, uomo o donna non importa, i ruoli sono interscambiabili, a volte sei preda altre volte predatore altre volte entrambi…Peraltro ho ancora molto da imparare su questo tema… Mi auguro arrivino presto nuovi racconti di questo tenore. Complimenti!

  7. JD, Biljana, replicant… grazie di cuore, per le belle parole e per l’affetto di cui avete circondato il mio esperimento.
    Mo’ sono paonazza e vabbe’… è un problema mio.
    😀

  8. Letto il racconto. Mi è piaciuto perché nelle prime pagine sembra essere una descrizione dei tipi di donna che cercano relazioni su internet, ma alla fine si rivela essere la descrizione dell’uomo-tipo.
    Il modo in cui trasponi in narrativa ciò che affronti nella ricerca mi ha ricordato certi passaggi di Eco 😉

  9. Urca Anghelos! Il maestro, il maestro………………….. 😀

  10. Spizzico mi è piaciuto moltissimo. Hai creato un personaggio straordinario, che resta nella memoria: quest’uomo, che disprezza i luoghi comuni lessicali, è lui stesso, nella condotta psicologica, un luogo comune, affetto da un orribile moralismo piccolo borghese, che applica senza problematicità alle donne dei suoi numerosi incontri via internet. Dalla mostruosità lo salvaguarda il rimpianto per la moglie morta, ma anche questo appare superficiale, senza lo spessore del tormento e del dolore, dal momento che osserva: “ti sei fatto più donne negli ultimi due anni, che nei dieci prima di sposare Gianna e tutte giovani, cavolo. Oggi meglio che a vent’anni…Questa situazione qualche vantaggio ce l’ha.”
    E’ molto probabile che non siano pochi gli uomini che, leggendo questo racconto, pensino: ” ma io non sono così, io sono migliore, più vero, più libero, più profondo”. Però credo anche che quelli che sono per davvero più profondi e liberi, in camera caritatis, penseranno che un poco così lo siano anche loro.
    E qui sta il valore del racconto: attraverso uno stile asciutto e una sapiente costruzione narrativa, arriva preciso a cogliere il segno di una condizione umana e sociale, forse, di una deriva morale del nostro tempo.

  11. Colpita e affondata, caro Attilio. E ammutolita. Grazie.

  12. non ho letto i commenti precedenti, per non farmi influenzare; quindi forse ripeto cose già scritte,e me ne scuso… ma voglio che quanto scrivo sia totalmente mio…

    il racconto procede svelto e scorrevole, a parte, forse, qualche ridondanza nelle descrizioni dei pensieri dell’uomo (ma io non faccio testo, sono una minimalista).

    mi ha intrigata la scelta del punto di vista. e ci ho riflettuto su, in questi giorni.
    sto sempre più pensando che ci stiamo avviando al superamento della letteratura ‘di genere’, nel senso che gli autori tendono sempre più ad essere bisessuali nel modo di raccontare. anch’io penso spesso, nei miei racconti, ad un punto di vista maschile, a far parlare il protagonista coi pensieri di un uomo.
    sono lontani i tempi del ‘quaderno segreto’ di alba de cèspedes, a mio parere esempio insuperato di scrittura al femminile.
    quanto di ‘maschile’ esista nella donna scrittrice, quanto di femminile nell’uomo scrittore…questioni che si stanno evolvendo. e l’acutezza con cui indaghi nelle sinapsi maschili ne è una prova.

    ma anche: hai colto un altro aspetto sociologico e direi antropologico su cui sto riflettendo da un po’: la trasversalità di internet, autentico strumento di livellamento generazionale, attraverso cui sono possibili, più facili, di sicuro considerati normali, contatti equilibrati fra generazioni diverse. ne è la prova il fatto che il social network permetta di far comunicare studenti e docenti, cinquantenni e trentenni in modo paritario. anche se, poi, le distanze possono emergere comunque. nel caso dell’uomo del racconto, le sue avventure con donne ‘tutte giovani’ sono solo l’aspetto più superficiale di un fenomeno, a mio parere, non del tutto ancora sondato.
    e infine: usare un racconto per esprimere tematiche sociali e della sfera della comunicazione è un grimaldello efficace per far riflettere i lettori.

    grazie, per questo, e per quei dieci minuti di lettura piacevole che mi hai regalato.

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