L’opposizione Violenti vs. Non Violenti non serve a capire il 15 ottobre a Roma

Sul blog Giap del collettivo Wu Ming, ho trovato un commento che mi pare molto utile per capire quanto possa essere non solo fuorviante, ma falsificante, interpretare i fatti di ieri a Roma nei termini dell’opposizione fra manifestanti non violenti (buoni) e manifestanti violenti (cattivi). Un’opposizione in cui non solo i media, ma molti di coloro che erano in strada ieri a Roma sono caduti e continuano a cadere.

Roma, auto in fiamme, foto Ansa, Michele Baccinelli

Il commento, postato ieri sera alle 22:00, è di Alessandro del Collettivo Militant, che dell’organizzazione della giornata di ieri conosce, a quanto pare, molte cose. Anch’io lo ringrazio, come hanno fatto i Wu Ming, perché con quel che scrive ci aiuta a capire:

Beh, è evidente che non conosco tutti e 300.000 i manifestanti. Però conosco più o meno direttamente tutte le aree politiche romane e tutte le aree politiche italiane che sono state in piazza oggi.
Il dibattito su cosa doveva e non doveva essere questo 15 ottobre, inoltre, era assolutamente pubblico e aperto.
Il movimento ha espresso in questa manifestazione notevoli diversità sia politiche sia di iniziativa di piazza. Ed è giusto che sia così.
Il problema è un altro, e mi sembra rimanga ancora ignorato.

E’ vero, c’era una parte del corteo assolutamente contraria alle violenze di piazza, alla conflittualità sociale, allo scontro politico, e si è resa subito manifesta. Nessuno lo nasconde.

Però quello che si fa fatica a notare sono le migliaia di persone che hanno partecipato, in differenti modalità, al conflitto sociale espresso oggi in piazza. Non erano 100, 200 o 1000 black block, anarchici o come li si voglia etichettare, che hanno preso in ostaggio il corteo per “fare casino”, ma migliaia e migliaia di persone che hanno deciso di praticare il conflitto sociale in maniera radicale, scontrandosi, cercando di raggiungere i palazzi del potere. Ad un certo punto era piena piazza San Giovanni (!) e piazzale Appio oltre le mura, di giovani che esprimevano il loro dissenso. Roba di 10.000 o 20.000 persone.

Saranno stati anche una minoranza, non lo so, ma una *notevole* minoranza, e in particolar modo quella medesima minoranza che in queste settimane ha organizzato il corteo.
Se le dirigenze del PD, di SEL, di Attak, dell’ARCI o dell’IDV si stanno risentendo in queste ore di come è andata la manifestazione, poco male. Non hanno capito che la violenza di piazza espressa oggi non era solo contro le guardie, ma contro quelle opzione politiche che loro rappresentano. La piazza schifava quei rappresentanti dell’alternanza politica PD-L, e che adesso siano offesi degli scontri non fa altro che aumentare la nostra goduria, detto fuori dai denti.

Insomma, assolutamente felice di essere condannato da quel blocco politico che è parte del problema, contro cui si scagliava oggi la rabbia precaria che si è espressa facendo sobbalzare dalla sedia i vari commentatori politici.

Forse non è abbastanza chiaro, ma il corteo di oggi rappresentava l’alternativa anticapitalista al sistema economico che oggi ci governa. Non era solo il corteo contro Berlusconi, contro il PDL o contro le banche. Era anche il corteo contro il PD e tutta l’opposizione parlamentare. Se qualcuno non lo ha capito ed è venuto in piazza lo stesso, peggio per lui.

E ripeto, non tutto ciò che è successo oggi mi/ci ha convinto, e non sappiamo neanche se sia possibile “capitalizzare” questa rabbia espressa oggi, trovandogli uno sbocco politico. Ma tant’è, la rabbia si è espressa, ragioniamo sul domani, su come rendere incanalabile questa rabbia verso un processo politico alternativo a questo sistema. No reiterando i soliti clichè fra i bravi manifestanti pacifici e i cattivi (o gli infiltrati) manifestanti col cappuccio in testa.

Alessandro – Collettivo Militant

Così interviene Wu Ming 1 a mezzanotte e un quarto di ieri:

@ Tutti i delusi, gli spaventati, gli incazzati.

A me sorprende, davvero, che fino a oggi pomeriggio qualcuno si aspettasse qualcosa di diverso, dopo il 14 dicembre 2010. E’ andata com’era ovvio che andasse.

Rendiamoci conto di una cosa: non ci sarà mai più una “manifestazione nazionale di movimento” che non includa quel che abbiamo visto oggi. Quando si sceglierà quel format, si acquisterà sempre il “pacchetto completo”. C’è una rabbia sociale talmente indurita che non la scalfisce un martello pneumatico, e due generazioni allo sbando completo, derubate di futuro e furibonde, tutte pars destruens, prive di fiducia nei confronti più o meno di chiunque.

La narrazione degli infiltrati, vera o falsa che sia, è consolatoria e diversiva. Anche se degli infiltrati ci fossero, avrebbero ben poco lavoro da fare.

Migliaia di persone sono disposte allo scontro, è questo che non si vuole vedere. Io non sono d’accordo con la *valutazione* di Alessandro di Militant su com’è andata la giornata, che a mio avviso ha avuto un esito catastrofico. Ma la *descrizione* che fa Alessandro coglie nel segno, e io lo ringrazio perché viene qui a farla, mettendoci a disposizione un “sapere pratico”, il suo conoscere certe realtà.

Il format di cui sopra – coi suoi automatismi, la sua tempistica subalterna e i suoi percorsi finto-obbligati – è il più logoro, il più permeabile e quello che offre la maggiore “ribalta”.

Se uno vuole fare uno “statement”, far sapere al mondo che è incazzato marcio, non c’è niente di meglio della Grande Scadenza. Se si vuole evitare che una vasta massa di persone venga “sovradeterminata”, bisogna evitare il Corteo Nazionale, e trovare pratiche che permettano un’espressione più molteplice. Il principio “Occupy Everything” che ricordavo sopra va in quella direzione, e oggi *tutto il mondo tranne l’Italia* è andato in quella direzione.

In un contesto come questo, Violenza / Non-violenza è il monarca dei falsi problemi, è IL falso problema, quello con la corona di diamanti tarocchi in testa.

Il problema vero è: quali pratiche? Il Grande Corteo Nazionale, la convergenza di massa su Roma, ha abbondantemente rotto il cazzo, e impedisce di essere ovunque e di avere una libera molteplicità di pratiche.

Segui il resto della discussione QUI.

Sono d’accordo con Wu Ming 1: bisogna cambiare format.

Il format dello «scendere in piazza» non è solo logoro. Il problema non è solo la mancanza di creatività. Il problema è che la piazza che abbiamo visto ieri non serve affatto a realizzare gli obiettivi di chi era lì (violento o non violento che fosse), e men che meno serve a realizzare le migliori intenzioni di chi è andato a Roma con la migliore consapevolezza e coscienza critica del mondo.

Serve, al contrario, a rinforzare la voglia di non partecipare, non costruire, non fare. Detto in altri termini: serve a rinforzare le spinte alle conservazione di tutta l’attuale classe politica e il consenso al governo in carica.

Perciò il problema vero è: quale format nuovo? Quali pratiche? Ci torneremo su.

67 risposte a “L’opposizione Violenti vs. Non Violenti non serve a capire il 15 ottobre a Roma

  1. alessandro evitiamo le cazzate.
    evitiamole.

    detto da qualcuno inserito nella rete e nei movimenti mi fan ribrezzo le tue uscite.

    sai cosa vogliono dire 10mila persone che dan battaglia? vuol dire un esercito, che roma ieri l’avrebbe bruciata dai parioli a tor bella monaca, SE fossero stati diecimila violenti.

    SE.

    ma ieri c’erano centinaia di migliaia di pacifici manifestanti, che s’incazzavano coi violenti, coi teppisti, gente comune che andava a mettersi in mezzo o a strappargli bastoni e caschi.

    QUELLA è stata la manifestazione. se per te l’unica cosa che conta è stato piazza san giovanni e gli scontri, spero non ti lascino organizzare altro

  2. PER FAVORE SE VOLETE DELIRARE FATE PURE MA SE SI VUOLE DAVVERO CAPIRE COSA E’ ACCADUTO IERI LASCIAMO PERDERE QUESTI ASSURDI ARTICOLI. ALESSANDRO E’ EVIDENTEMENTE FUORI DI TESTA. IO C’ERO E POSSO ASSICURARVI CHE I B. B. ERANO NON PIU’ DI UN MIGLIAIO, CHE IL RESTO DELLA MANIFESTAZIONE NON SOLO LI HA ASSOLUTAMNTE ISOLATI, NON SOLO GLI HA GRIDATO CONTRO QUALSIASI COSA, NON SOLO GLI HA CHIESTO DI USCIRE DAL CORTEO, MA ERA ANCHE MOLTO MA MOLTO INCAZZATA CON QUESTI IDIOTI, PERCHE’ SIA CHIARO, LA MADRE DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA AHIME’. CERCATE ALMENO TUTTI, COMMENTATORI E COMMENTATI NON SOLO DI MANTENERE UN BRICIOLO DI SENSO DEL RIDICOLO MA SOPRATTUTTO DI NON SOTTOVALUTARE L’INTELLIGENZA DELLE CENTINAIA DI MIGLIAIA (QUELLE SI’) DI MANIFESTANTI PACIFICI DI IERI. PENSATE DAVVERO CHE SIA RIVOLUZIONARIO SFASCIARE LE VETRINE DELLE POSTE??? DARE FUOCO AD UNA 500 E AD UNA RENAULT?? INFRANGERE LE VETRINE DI UNA O DUE BANCHE?. SU’ SIAMO SERI. IO SONO MOLTO MA MOLTO INDIGNATA MA SE SI VUOLE FARE ALLORA SI FACCIA SUL SERIO, CHE NE SO ORGANIZZIAMOCI E OCCUPIAMO PER UN GIORNO LE BANCHE, SENZA PERALTRO BISOGNO DI SFASCIARLE. LE BANCHE IERI ASSALTATE RICOSTRUIRANNO LE VETRINE. E FINE DELLA RIVOLUZIONE. NO, CREDETEMI, IERI HO ANCHE TENTATO DI PARLARE CON ALCUNI DI QUESTI CRETINI CHE CON MAZZE E CASCHI SFASCIAVANO TUTTO, NON SONO RIUSCITA AD OTTENERE NON DICO SPIEGAZIONI RAZIONALI MA NEANCHE INTELLEGIBILI. LA RISPOSTA UNIVOCA ERA” QUI SFASCIAMO TUTTO, SONO TUTTI BASTARDI” DECLINATO IN DIVERSI DIALETTI. SONO UNA CHE HA FATTO 68, 77, ANNI DI PIOMBO E NE HO VISTE TANTE, ANCHE ASSAI PEGGIO DI IERI, MA CREDETEMI SE QUESTA E’ LA RIVOLUZIONE SIAMO DAVVERO MESSI MALE. ALESSANDRO SI ILLUDE E DI CONTARE E INVECE NON SI ACCORGE CHE, COME AL SOLITO, LO STANNO FREGANDO. SENZA CHE LUI SE NE RENDA NEANCHE CONTO.

  3. Innanzi tutto grazie per aver pubblicato questo post. Anche se sinceramente avrei un paio di cose da dire. Non mi pare si debba rendere onore e merito all’autore di quel commento (Alessandro) per aver parlato chiaro. Anche se sono felice che l’abbia fatto: serve a chiarire le idee e la situazione. Prendo atto, con grande tristezza, del fatto che sia un pezzo di società, dei giovani o non so cosa, che la pensano come lui e che hanno questo tipo di strategia e scopo. Non sono così sicura che siano decine di migliaia e che questi siano i numeri della loro presenza ieri a Roma. Mi pare di capire di no, ma certamente hanno anche il desiderio di monopolizzare la mobilitazione, di prenderla in ostaggio (è il mio personale giudizio) e sparare quelle cifre forse fa parte dell’obiettivo.
    Ma proprio per questo, se è vero – come credo sia vero – quanto meno il rischio che “non ci sarà mai più una manifestazione nazionale di movimento che non includa quel che abbiamo visto oggi” la risposta non può essere solo rinunciarci. Sarebbe una sconfitta totale per la democrazia. Certo serve ripensare, immaginare altre forme di mobilitazione, ma arrendersi a questa gente non è pensabile. Sono loro che se ne devono andare. Non gli altri. Quelli che esercitano un loro fondamentale diritto. E per fare questo a mio parere servono due cose. La prima, chiedere alla politica (al governo, ovvero al ministero degli interni e dunque alle forze dell’ordine) di occuparsi della questione come merita (perché chi impedisce scientemente a un corteo di svolgersi attenta a quel diritto fondamentale e irrinunciabile di esprimere la propria opinione) senza paura di passare per reazionari (noi che lo chiediamo). La seconda, di fare un salto di qualità definitivo tanto politico quanto organizzativo. Non è più possibile tollerare zone grigie che tollerano questi personaggi. Vi invito a leggere sul corriere (http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_16/bianconi-strategia-contro-indignati_c7cd906c-f7bb-11e0-8d07-8d98f96385a3.shtml) le dichiarazioni di Andrea Alzetta (il noto Tarzan) «Io non faccio la spia, e i conti preferisco regolarli dentro casa, ma quei ragazzi incappucciati che hanno fatto gli scontri sono i nostri figli e fratelli minori. Sono ragazzi arrabbiati e disperati ai quali non basta la sponda politica che noi cerchiamo di offrire. E se la politica non cambia, se neppure il movimento antagonista riesce a individuare una prospettiva credibile, lo scenario purtroppo è e sarà questo». Vorrei non leggere più commenti del genere. Guido Rossa è morto per aver denunciato le sponde delle BR in fabbrica ed è gente come lui che ha salvato questo paese in anni terribili senza cedere un millimetro dai propri diritti. Con la democrazia, con l’organizzazione e le regole.

  4. Il format “diamo fuoco alle macchine per la strada” non mi sembra così vincente, né così sensato (spaccare le vetrine di una banca o di un’agenzia interinale può esprimere un significato, ma distruggere una Renault?).
    Esprimere la rabbia in questo modo, senza darle uno sbocco politico, credo proprio faccia il gioco della reazione. E questo, seppure in un diverso contesto, è un format a marchio italiano che abbiamo già visto a partire dal 1969.
    Nel dibattito su Giap mi pare emergano la necessità di una “direzione politica” e di pratiche di resistenza diffusa, credo siano buone linee per un nuovo format. Il pilot andato in scena ieri a Roma non promette nulla di buono.

  5. Io mi chiedo solo se ‘abbia senso’ manifestare. Contro un governo che ha mandato avanti una cosa come nucleare a testa bassa, fino alla fine, e oggi compra parlamentari per stare in piedi. Contro un presidente del consiglio che sfugge ai processi. Contro un parlamento che protegge dalla giustizia i propri membri. Non so quale sia la via ma mi sembra EVIDENTE che a queste persone non importa cosa pensa la gente ora. Non penso assolutamente che sia giusto spaccare tutto visto che i soldi giá non avanzano, ma personalmente mi sentirei STUPIDO a scendere in piazza con un cartello. Cioé magari stupido no ma sicuramente fuori da questo tempo.

  6. @LUCA: E ALLORA CHE FACCIAMO? TUTTI A CASA A LAMENTARCI DAVANTI ALLA TV??

  7. La risposta alle domande finali doveva venire da ieri. Ovunque nel mondo, nelle quasi 1000 città che hanno aderito negli oltre 80 Paesi ieri si è data risposta a quella domanda.
    E’ una risposta che è partita da Puerta del Sol, si è evoluta a Zuccotti Park e che da oggi troverà la propria declinazione in ognuna di quelle mille piazze che ieri ha creato occasione di incontro e confronto, aperto la strada a modalità di partecipazione nuove, assemblee generali a microfono aperto, in cui ciascuno può intervenire e portare il proprio contributo, le questioni all’ordine del giorno vengono decise insieme e discusse insieme, vengono formati gruppi di lavoro tematici che approfondiscono le singole questioni.
    E’ andata dappertutto così tranne che da noi.

  8. Stefania, intanto calmati. E evita il maiuscolo: non credere che invogli a leggere ciò che scrivi, al contrario: lo fa apparire come un inutile URLATO. Che facciamo? si inventano nuiove pratiche, come ho suggerito. Tornerò a lavorarci sul blog nei prossimi giorni. E anche altrove. Fuori dal blog.

  9. E POI SCUSATE, MI SEMBRA ASSURDO IL RAGIONAMENTO CHE A CAUSA DELLA MANIFESTAZIONE DI IERI NON SI DEBBA PIU’ ANDARE IN PIAZZA. RAGIONAMENTO TIPICO DEI NOSTRI VIZIATISSIMI TEMPI. PER ETA’ FACCIO PARTE DI UNA GENERAZIONE CHE HA PARTECIPATO A MIGLIAIA DI MANIFESTAZIONI COME QUELLE DI IERI, ANZI DIREI INFINITAMENTE PEGGIO, SE VI RICORDATE NEGLI ANNI DI PIOMBO SI SPARAVA IN PIAZZA E I MORTI AHIMè ERANO ALL’ORDINE DEL GIORNO. LUNGI DA ME CONSIDERARE NORMALI QUESTI EVENTI, LI DETESTAVO ALLORA E CONTINUO A FARLO OGGI. PERO’ RAGAZZI SE SI VA IN PIAZZA A PROTESTARE, SEMPRE E ANCOR DI PIU’ IN MOMENTI COME QUELLI ODIERNI, AVVENIMENTI COME QUELLI DI IERI NON DOVREBBERO MAI ACCADERE MA BISOGNA ANCHE PENSARE CHE POSSANO ACCADERE, FARE DI TUTTO PERCHE’ NON ACCADANO CERTO, ( E IERI QUESTO NON E’ ACCADUTO MENTRE PER ESEMPIO QUANDO SONO SCESE IN PIAZZA LE DONNE IL 13 FEBBRAIO NIENTE DI TUTTO CIO’ E’ SUCCESSO). PERO’ PUO’ SUCCEDERE. ALTRIMENTI SI RESTA A CASA, SEDUTI DAVANTI ALLA TV, A GUARDARE “C’E’ POSTA PER TE” E A LAMENTARSI. PER PROTESTARE, SEMPRE, CI VUOLE CORAGGIO. E NON PARLO CERTO DEL “CORAGGIO” DEI . B. B. CHE OLTRETTUTTO SONO ANCHE PAVIDI E VIGLIACCHI VISTE LE LORO MODALITA’. PARLO DEL CORAGGIO CIVILE, QUELLO DELLE CINQUECENTOMILA PERSONE CHE IERI HANNO PACIFICAMENTE SFILATO.

  10. Scusami il maiuscolo, mi era solo rimasto il computer così da un documento di lavoro, non c’era nessuna intenzione di urlo! Poi scusami ma calma magari dillo a coloro che ieri hanno organizzato il caos e non a me che calmissima lo sono sempre stata. Calma ma indignata. E scusami ma magari “calma” potresti dirlo anche ad Alessandro, quello sì è un post agitato, violento e pericoloso. E credo che di fronte a commenti del genere si debba non solo prendere le distanze ma anche dare giudizi netti e precisi. Mi dispiace ma per quel che mi riguarda quello di Alessandro non era un commento interessante, era solo un commento idiota, pericoloso e violento così come idiote, pericolose e violente eran le aziono di ieri.

  11. Non mi muovo senza pensare alle conseguenze di quello che faccio. Se a priori so che manifestare non serve, contro questa gente, non lo faccio. Per lo stesso motivo per cui non vado in strada a spaccare tutto, è inutile.

    Queste frange ci saranno SEMPRE perche fanno gioco al governo. Che vuole arginarle, non prevenirle. Perche oggi chi manifestava pacifico è una super super super minoranza, mediaticamente parlando e per come sono andate le cose ha ottenuto due cose: é stato etichettato e ha bruciato un giorno della sua vita.

    Quindi stefania no, non scendo in piazza con te per raccontarcela tra di noi che questo governo é indecente. Sto a casa e lavoro per cercare di costruirmi un futuro… E se domani ci saranno mezzi più efficaci per cambiare le cose saro con te in primafila.

  12. Io invece scendo in piazza non di certo per raccontarcela fra noi. Scendo in piazza perchè se le cose non vanno, in quanto cittadina ho il dovere e il diritto di dirlo ad alta voce, così come lo faccio ogni giorno nel mio piccolo al lavoro o nella mia vita quotidiana. Di una cosa sono certa, tacere non serve. Mi sembra che questo paese abbia taciuto anche troppo a lungo, è uno dei motivi per cui siamo arrivati dove siamo arrivati.

  13. Io credo che Alessandro (da una parte della barricata) e Wu Ming 1 e la Professoressa (dall’altra) abbiano pienamente ragione.

    Il problema non è più la dicotomia violenza vs nonviolenza: le micce sono accese, e lamentarsi ora del fatto che ci sia gente (non nei numeri di Alessandro, ma senza dubbio tanta IMHO) disposta allo scontro è piangere sul latte versato.

    Il primo problema, per me, è che sono pochi quelli che hanno capito che alcuni, più che indignati, sono disperati: si abusa dell’espressione “generazione cui hanno rubato il futuro”, ma non si fa il passo logico successivo. Nessuno si ricorda di quanto scritto da Solženicyn “Si può avere potere sulle persone finché gli si può portare via qualcosa. Ma quando si è rubato tutto ad uomo, questi non sarà più soggetto ad alcun potere: sarà libero di nuovo”. I disperati, con la libertà di chi non ha nulla da perdere, possono arrivare a fare qualsiasi cosa: se non si considera questa cosa, si osserva un quadro che è voltato verso la parete.

    Il secondo problema è trovare una nuova modalità di azione: i cortei sono belli, imponenti, colorati; farli è divertente, osservarli è affascinante; ma non servono a nulla, esattamente come non servono a nulla gli scioperi generali durante i quali i servizi sono garantiti. Chiunque abbia basi minime di comunicazione sa che affinché un messaggio passi, bisogna che ci sia un canale aperto e un codice condiviso: ecco, la manifestazione usa un canale sul quale nessun potente è sintonizzato e un codice che è assolutamente anacronistico. Il manifestante parla in valori, il potente parla in euro: l’unico modo per farci sentire è parlare anche noi in euro. Come fare? Con i nostri risparmi (ma sono abbastanza?), oppure colpendo i risparmi del potente. Non vedo altro modo. Voi?

  14. Un indignato non può essere calmo. Gesù Crisito, un indignato, faceva fuoco e fiamme più di Lucifero in persona. Quindi finiamola con le ipocrisie catto-comuniste. Quali pratiche alternative chiede Giovanna Cosenza. Bloccate le università (lo so, non è una novità manco questa, ma certo è più efficace dell’ennesima passeggiata cittadina). Occupazione totale però. Sempre abbiate il coraggio di rinunciare ad un anno di studi per occuparvi del paese. E detto sinceramente, se devo fare dell’esercizio critico preferisco farlo per comprende le ragioni di chi “spacca tutto” piuttosto che quelle di un borghesissimo manifestante che la sera se ne torna a casa nel suo recinto e si piazza davanti al televisore, per una volta a guardar sé stesso.

  15. Ok stefania, capisco. Quindi stai parlando al governo, pensando che siano interessati alla tua opinione? Oppure parli al resto d’italia, per dimostrare che siete in tanti ad essere indignati?

    Perche a me sembra che al governo quello che hai da dire non interessi e che l’italia stia parlando delle vetrine rotte, non del motivo per cui eri li.

    Ma magari – lo spero – mi sfugge qualcosa.

  16. A sensazione che ho é che questo governo sia come un ragazzino delle scuole medie che a marzo sa giá che, visto che ne ha combinate di ogni finora, sará sicuramente steccato a giugno.

    E quindi ora, fino a giugno, se ne sbatte di cosa pensano di lui i professori e fa esattamente TUTTO-QUELLO-CHE-VUOLE.

  17. Salve a tutti,
    premetto che mi dispiace dover suscitare disappunto e delusione in alcuni di voi. Per diversi anni ho frequentato dal di dentro i cosiddetti ambienti “antagonisti” e la realtà è esattamente come l’ha descritta Alessandro. Ripeto, parlo per esperienza diretta, in prima persona. Liberi voi, a questo punto, di credermi o no. La storia degli infiltrati è una “favola” che raccontano i giornalisti e altri che purtroppo a causa dei loro “sentimenti” di parte non riescono ad essere del tutto sinceri nel rappresentare la realtà, innanzitutto a sè stessi, figuriamoci poi nel dibattito pubblico e politico. Due cose. 1) Quasi nessuno dice che i cosiddetti ambienti “antagonisti” sono stracolmi di persone che ritengono gli atti di violenza legittimi e anzi necessari. 2) Dalla mia esperienza diretta ho potuto constatare che il ricorso alla violenza non è giustificato (e messo in atto) solo da gruppi strettamente definiti ed isolati (gli anarchici), anzi! Se si potessero strappare via i passamontagna di coloro che ieri hanno messo Roma a ferro e fuoco (ma anche Genova nel 2001), non si scoprirebbero solo appartenenti a gruppi anarchici, ma con grande sorpresa trovereste: frequentatori occasionali di centri sociali; persone con tessere di Rifondazione Comunista; studenti universitari, figli della media borghesia, lettori di Repubblica e spettatori di Santoro … Che sia chiaro: non sto dicendo che TUTTI quelli che leggono Repubblica finiscono poi a fare i teppisti! Sto dicendo, e mi pare significativo, che tra coloro che compiono atti violenti, si ritrova un range di persone molto variegato dal punto di vista sociale e culturale. Per esperienza diretta so che la spiegazione dei black block è più che altro un’esemplificazione mediatica. Purtroppo sono anni che mi pongo una domanda, e mi scuso se urterò la sensibiltà di qualcuno: non è bastata la vicenda di Carlo Giuliani a far capire chi si cela dietro i passamontagna? Io penso che proprio queste questioni debbano affrontare con coraggio e presto, coloro che si ritengono “di sinistra” . Un ultima cosa. Se ho avuto premura di scrivere certe cose è proprio perchè per diversi anni ho frequentato determinati ambienti e ho visto anche cose abbastanza “forti”. Un saluto a tutti

  18. Sto parlando a tutti i cittadini che vogliono sentire e certo anche a chi governa, io non mi arrendo. Nei paese arabi, per dirne una, sono caduti governi e dittatori solo grazie alla gente che è scesa in piazza. La gente parla solo di vetrine rotte proprio a quattro idioti che hanno avuto questa trovata. Possono essere ragionevolmente fieri di aver fatto il gioco proprio di quelli che avrebbero voluto colpire. Quanto @luzifenstorn: capisco benissimo da dove viene la rabbia che sta dietro a chi spacca tutto, non capisco affatto i modi e ancora meno ne vedo i risultati.

  19. è chiaro da sempre che il potere ha il terrore di chi non è etichettabile e può fare cultura, lo abbiamo visto con gli anni di piombo dove le istanze straordinarie di un movimento di donne studenti e lavoratori è stato azzittito dalle BR e dalle leggi che queste hanno permesso, si è visto a Genova al G8, insomma si è visto cosa si scatena quando un movimento è aperto senza dogmi e guarda il futuro cercando il ragionamento, quando in primis ci sono molti giovani, si è visto come viene isolato, mortificato, devastato o ignorato come le grandi manifestazioni per la pace. Un nuovo format? magari, ma quale? quale il format che può sostituire la manifestazione e il suo potere di solidarizzare, di essere insieme cuori anime e occhi, di essere tutti protagonisti attivi di un dissenso, di stringersi le mani di sorridersi di parlare cantare e urlare all’unisono, la forza che da forza, l’immagine che buca le televisioni, gli slogan che ti entrano nel cuore, la speranza che rinasce viva reale. Io studierei una logistica intelligente che ne so: divieto agli incappucciati di entrare, chi è mascherato FUORI, con un io ci metto la faccia e non la codardia di chi si fa scudo e utilizza le speranze di tanti come fanno le banche, sia esso un esasperato incontinente che in primis pensa a sfogare la sua rabbia, o teppista, comunque per me sempre fascista. Naturalmente erano pochi i violenti alla manifestazione, pochi come i banchieri, pochi come chi è al potere. Sempre pochi quelli che esercitano la forza brutale dei tanti modi, ma uguale maschilista. Insomma una tristezza infinita vedere questa antica bocca divorante dalle mille facce che ieri ha ingoiato emozioni e speranze, rubando anche le poche ore che a fatica centinaia di migliaia di persone si erano regalate,sudate, pagate, con un DECIDO IO PER TE so’ più incazzato-per gli ingenui- Decido IO sempre, per chi sa.

  20. Stefania, se capiamo da dove viene la rabbia sappiamo anche che a questo punto è inevitabile. Quelli che pestano sotto i piedi una madonnina hanno un’ira repressa che viene da così lontano che ci vorrebbero anni di sedute psicoanalitiche per portarne le tracce alla luce. Ognuno di noi, se è sano, ha avuto attacchi di ira funesta e desiderio di distruggere qualcosa. Qui la questione è se distruggendo o non distruggendo, lo scendere in piazza produca qualche tangibile risultato in questo paese da ormai un decennio in mano ad una classe politica ridicola ancorché becero-fascista. Hanno massacrato la scuola e la cultura di questo paese. Me ne fotto di tre vetrine infrante e un furgoncino dato alle fiamme.

  21. Certo,luzifershorn,rinunciamo ad un anno di studi,tanto le tasse esorbitanti dell’università ce le paga lo stato, non le nostre famiglie già ipertassate! Tanto abbiamo così tante possibilità,questo paese non ci taglia nemmeno le gambe tutti i giorni…possiamo permetterci di buttare all’aria la nostra vita e i nostri studi per perpetuare un metodo che é stato già fallimentare 40anni fa e che non vedo come potrebbe funzionare oggi!

  22. Nuove pratiche, appunto, ma quali? Credo che ieri ci fossero per strada a Roma manifestanti pacifici, disturbatri professionisti, ma anche gente incazzata e frustrata, proprio perchè sente che manifestare il proprio dissenso per l’ennesima volta non basta a cambiare le cose. Ma cosa potrebbe bastare? Cosa porterebbe davvero il nuovo in posizione di poter influire sullo status quo? Cosa si fa? Dove si va? La violenza, premeditata o spontanea che sia è un allarmante campanello d’allarme, non è semplicemente “intollerabile”, non è un piccolo fuoco da spegnere per dimenticare, è preoccupante e non si risolve SOLO arrestando i BB di ieri. Anche perchè non è SOLO la violenza il problema di oggi, ma tutto il marciume, intellettivo, sociale, governativo, che crea l’hummus per questo approccio, incazzato e cieco. http://scrivoxvizio.wordpress.com/2011/10/16/cose-successo-a-roma-bella-domanda/ A volte si scrive perchè si ha qualcosa da dire, altre per cercare di capire…

  23. Ognuno di noi ha di certo avuto l’impulso di spaccare tutto almeno una volta nella vita, e tutti quelli che sono in grado di usare il cervello a differenza degli animali, non lo hanno fatto, perchè sanno perfettamente che non serve a nulla, o peggio, serve a vanificare sforzi mirati e intelligenti. Ti sembra che le vetrine rotte abbiano avuto qualche risultato? Pensi che le poste di Via cavour ne saranno turbate? O le banche? Per favore. Ieri chi ha fatto questo inutile scempio al massimo si è un po’ sfogato, proprio come gli animali, ma neanche tanto, oggi per loro non è cambiato nulla. Per chi invece con fatica è riuscito a portare in piazza centinaia di migliaia di giovani, cosa che non accadeva da secoli con questi numeri, a tutti questi è stato fatto il dono di scippare mesi di fatica e lavoro per cosa? Per il nulla assoluto. Non mi sembra davvero un gran sucesso. Se il loro era solo bisogno di sfogo era meglio se si prendevano il valium o davano quattro cazzotti ad un punching ball, il risultato sarebbe stato identico per loro e avrebbe cambiato molte cose per noi.

  24. Pingback: Salgalaluna » Blog Archive » Segnalibri sul 15 ottobre

  25. E poi aggiungo: se c’èra tra gli indignati, perchè indignati e furiosi siamo tutti, mi rifiuto di condividere l’idea che solo chi dà fuoco alle macchine è davvero indignato! Se dunque c’era chi pensava di voler fare una manifestazione in cui spaccare vetrine e dar fuoco alle macchine, non aveva che accomodarsi e indire una propria manifestazione. Invece siccome si tratta di vigliacchi, come tutti i vigliacchi hanno preferito mascherarsi e nascondersi tra chi aveva indetto una manifestazione che nel suo appello doveva essere pacifica. Se le parole d’ordine non gli andavano bene bastava che non partecipassero o che si facessero il loro corteo. Se non sono d’accordo con i temi e le parole d’ordine di una manifestazione non ci vado. Oppure ne faccio un’altra.

  26. Qual è la differenza tra gli scontri di ieri e quelli del 14 dicembre scorso? che quelli del 14 dicembre erano, per lo meno inizialmente, diretti verso uno scopo ovvero raggiungere piazza Montecitorio per protestare legittimamente guardando negli occhi parte della vergogna del nostro paese, quelli di ieri erano vandalismo fine a se stesso, dimostrativo per alcuni, illegittimo per altri.
    Non mi sento di condannare la violenza, soprattutto nei confronti delle forze dell’ordine, che dimostrano giornalmente di essere parte del marciume contro cui queste proteste si rivolgono. Loro pestano, uccidono e rimangono impuniti sotto le grandi ali dei potenti, sono il braccio armato della banda di briganti in colletto blu che ci governa.
    Quello che mi sorprende della manifestazione di ieri come di quella del 14 dicembre, anche se capisco i motivi, è che sia così poca la gente che si impegna nel “distruggere tutto”; è ovvio però che se mi metto nella condizione di rischiare lo voglio fare per un motivo valido, e distruggere automobili di cittadini normali, spaccare tutto indiscriminatamente per me non è un motivo valido. Così come avevo un casco in testa il 14 dicembre perchè ritenevo legittimo lo scontro per portare il corteo dove DOVEVA andare (e tanto sono rimasto deluso per il fallimento), ieri non mi sarei mai sognato di usare un piede di porco per staccare sanpietrini da terra, una cazzata da vandali.
    Il punto è che si è sempre disorganizzati e non incisivi, sia nella violenza che nelle azioni pacifiche. Quanti sono gli italiani indignati che hanno occupato giorno e notte una piazza per mesi? Non ne vedo molti. Il punto è che evidentemente abbiamo ancora abbastanza da perdere.
    Concordo pienamente sulla ricerca di nuove forme di aggregazione e protesta, in primis qualcosa che porti realmente le varie parti sociali alla totale coesione. Tanti auguri.

  27. Anche se quasi sempre non mi trovo d’accordo con i tuoi post stavolta concordo con quanto proponi, pensare che la cosa non ci riguardi è un errore vecchio di almeno 40 anni. Le mie riflessioni al riguardo:
    http://gliecologisti.wordpress.com/2011/10/16/gli-scontri-a-roma-e-la-nonviolenza/
    e in modo meno serio, ma che poteva far capire cosa sarebbe successo in quest’altro post:
    https://ultrasinistra.wordpress.com/2011/10/09/quelli-del-15-ottobre/

  28. Due concetti in croce mi frullano in testa da tempo:
    1) sì, bisogna ammettere che, a livello popolare, (uso il termine generico per non infognarmi in distinguo sociologici su classi, ceti e categorie sociali) c’è tanta voglia di violenza e non da oggi. penso, per esempio, allo sdoganamento di concetti violenti tante volte espressi dai leghisti, da più di 20 a questa parte; penso ai tanti commenti letti in calce ad articoli dei quotidiani online, al richiamo frequente ai forconi, all’idea circolante anche fra personcine per bene che contro il muro di gomma rappresentato da questo governo e da molta parte della classe dirigente l’esasperazione non può che esprimersi con lo sfogo violento. insomma il “sentire” che Alessandro esprime esiste, anche se è un sentire prepolitico e, perciò, in pratica inutile.
    Se questo sentire fosse invece “politico”, alla voglia eversiva (e fascistoide) di violenza, dovrebbero sostituirsi la coscienza e la capacità di lotta e conflitto che, sole, sanno gestire la violenza, inevitabile. Sempre inevitabile. Nel post dei wuming linkato da Giovanna, e di cui non ho letto tutti i commenti, mi è sembrato interessante il commento di “uomoinpolvere” del 16/10 alle 9.01 a.m. di cui copio un tratto:
    “Non si può invocare la non-violenza solo perché non si vuole fare lo sforzo di pensare, lo sforzo -lungo- di prepararsi. Una manifestazione non-violenta è più che legittima, anzi forse in questa fase mi vedrebbe solidale e l’avrei preferita, ma non equivale a un pic-nic. La non-violenza vuol dire anche essere pronti a subire la violenza. La non-violenza vuol dire pensare la violenza e imparare a gestirla senza praticarla. Se non si fa lo sforzo di conoscere la violenza, non si è non-violenti, si è inutili nel migliore dei casi e prede nel peggiore. In ogni lotta il conflitto latente si manifesta: la violenza è già lì ad aspettarti prima che arrivi il primo pulman o treno di manifestanti.[…] Essere non-violenti non può essere la scelta più facile, essere non-violenti non equivale ad essere ciechi. Se fingi che non sia così per me non hai capito niente, ed è meglio per tutti se rimani a casa.
    O se volevate farvi una gita potevate andare a Fregene o ai Castelli Romani. Di piazze da un milione di cappuccini ne abbiamo avute già troppe.”

    2) sarò vetero-marxista ma lotte per i “diritti” che non individuino dei concreti obiettivi economici “glocal” e degli specifici soggetti in lotta non funzionano. Al massimo danno tanta soddisfazione come la giornata delle donne in piazza di “Se non ora quando” (a cui comunque ho partecipato). Penso alla lotta dei lavoratori del cantiere navale qui di Sestri Ponente – dove vivo – che non è solo la lotta per “un” cantiere locale – sebbene sentitissima persino a livello identitario e da tutte le forze sociali, negozianti di gioielli compresi – ma mette in discussione la politica economica di uno Stato in relazione alla globalizzazione del lavoro. E’ una lotta appoggiata politicamente e, perciò, non è “pura” , d’altronde, come può esserlo un obiettivo che vede in gioco stramilioni di investimenti (fra l’altro la questione del cantiere è correlata a tante altre questioni economiche di trasformazione della realtà cittadina). Insomma, bisogna lottare “sul territorio”, ma non in una logica NIMBY bensì in una logica che veda in gioco interessi concreti locali e internazionali. E’ la logica dei valsusini, dove, secondo me non a caso, le minacce di mandare tutto in malora con la violenza si sono manifestate con tutta evidenza ben prima di ieri.

  29. @Fabrizia: ecco sono assolutamente dìaccordo con te: FUORI chi si maschera e si copre il viso. Non devono proprio entrare e appena li si vede li si emargina, li si costringe fuori. E’ un primo passo.

  30. Mentre in Italia si è voluto fare il solito corteo per giunta NAZIONALE, all’estero si sono fatte occupazioni di piazze in più città per ogni stato. Le differenze stanno lì. Il fallimento della manifestazione tutta colorati dove la gente balla e canta è sotto gli occhi di tutti, tranne di quelli che vanno avanti con i balli e i canti.

  31. Pingback: Non hanno usato la fantasia « Ilcomizietto

  32. Quando c’è il materiale (leggi: persone arrabbiatissime e disposte a tutto) non sono affatto necessari 100 infiltrati. Ne bastano molti di meno. Gli altri si aggregano e che a far casino siano stati 10 o 10.000, sinceramente, non cambia molto, dal punto di vista politico.

    Gli arrabbiati tendono a prendere sempre tutta l’attenzione e la discrepanza con il resto del mondo li avrebbe (ed ha) resi ancora più evidenti.

    La mancanza di idee chiare, come ragionavamo alla viglia, ha favorito enormemente la situazione: se non si sa per cosa si protesta, se i temi sono troppo generici e vaghi, il violento si sente a casa sua.

    Il mondo politico dovrebbe guidare questo malcontento, declinarlo in un futuro migliore e possibile. Ma la politica ha ormai la lungimiranza di una cicala, forse un poco meno, e di progetti credibili non ne ha nemmeno uno.

    Cosa fare? Non so esattamente, ma spero di poterti ancora leggere su questo tema, cara Giovanna, e di avere anch’io qualche idea intelligente da proporre.🙂

  33. Concordo con Stefania e con Fabrizia, che hanno già detto quasi tutto quello che avrei scritto io, e ringrazio Sandr aks. Essere preparati a contrastare la violenza dei devastatori o quella dell’eccesso poliziesco è necessario: per questo ci sarebbero i servizi d’ordine, ma ieri non c’erano. La presenza di tante sigle diverse non avrebbe impedito di concordarne uno. O no? Anche e soprattutto perché il grande corteo sarà pure obsoleto e bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, ma se tanta gente scende in piazza per fare il grande corteo, ha diritto di non essere prevaricata. Chiunque siano i prevaricatori e qualunque cosa dichiarino.

  34. Ad integrazione della discussione vi segnalo un post particolare :

    http://massimoschuster.blogspot.com/2011/10/caro-nero.html

  35. Pingback: Dello scendere in piazza « Guardare e leggere

  36. Pingback: Infiltrati? Allora stanotte dormo. « rispettarelosceno

  37. @paola:
    “se tanta gente scende in piazza per fare il grande corteo, ha diritto di non essere prevaricata. Chiunque siano i prevaricatori e qualunque cosa dichiarino.”
    Certo che ha questo diritto ma, meglio, lo “avrebbe” perchè la tua è un affermazione di principio e il principio va declinato nella realtà. E la realtà attuale (quella di ieri, quella dellemanifestazioni precedenti, quella di quello che verrà) è quella di un conflitto, dove il diritto se la deve vedere con la forza. Se non capiamo questo, se non impariamo a rapportarci all’uso della forza, tanto vale stare a casa. E’ questo il punto in cui siamo arrivati, questo quello che si discute. Che le manifestazioni “oceaniche”, che le grandi ammucchiate di “scontenti” e più o meno “indignati” è meglio non farle più, non così, non in questi modi. Se vai in piazza, non vai più a passeggiarci e a dimostrare con cartelli colorati e palloncini come a una festa. Non più. Se ci vai, oggi, devi essere cosciente che, come minimo, ci sarà qualcuno che incendia cassonetti e vuole menare le mani. E devi essere preparata a r confrontarti anche con questo. Ma per farlo, ci vuole politica, organizzazione, obiettivi chiari, motivazioni concrete ma soprattutto fortemente declinate sulla realtà dei territori.

  38. Era facile fare le Cassandre già allora – e lo abbiamo fatto. (https://giovannacosenza.wordpress.com/2010/12/20/saviano-gli-studenti-la-violenza-in-piazza/#comments)

    Rientro adesso dalla Spagna dove gli indig-nados sarebbero nati, almeno come neologismo, e dove li ho visti sfilare ieri con i loro cartelli e le loro pratiche narrative.
    Voglio provare a contribuire anch’io alla discussione con un paio di riflessioni: una sui limiti comunicativi e strategici di queste manifestazioni di piazza; l’altra sui limiti emotivi e narrativi di chi si lamenta nella sostanza del problema.

    I) Partiamo dal presupposto che tutti condividano la seguente premessa: una manifestazione di piazza (da ora MdP) può esistere solo se ne si comprende la finalità mediatica e quindi le regole del gioco che stiamo giocando.
    Prima regola: la vittoria non consiste nel coinvolgere chi ti sta accanto bensì chi non c’è; una manifestazione vince se convince l’uomo e la donna sul divano che la stanno guardando alla televisione o che ne leggono i resoconti a posteriori.
    Per convincere quei due individui, il dispositivo comunicativo deve articolare tre scopi narrativi: una proiezione delle istanze manifestate in chi guarda; un’identificazione tra il guardato e il guardante; una sineddoche di partecipazione collettiva in cui chi guarda e chi viene guardato si sentano parte di un tutto più grande di loro, che è qualcosa di diverso ma che li interseca in qualche modo.
    Queste basilari regole del gioco implicano già che la MdP funzioni perfettamente in un mondo mediatico in cui vi siano solo media unilaterali e univoci che come la Tv o la Radio ritagliano un’informazione fra le tante e la amplificano diffondendola a tutti coloro che stanno all’altro capo dei tentacoli.
    Orbene, quando la tv era l’unico oblò da cui si poteva gettare un’occhiata sul mondo in diretta attorno a noi queste modalità comunicative andavano benissimo. Oggi sono solo dimostrazioni di impotenza d’idee buone per le reliquie degli ossari. Con l’introduzione di internet, di tutti i suoi dispositivi e delle piattaforme di social network che ne sfruttano l’interconnessione in tempo reale, le persone non sono più così ingenue e mediaticamente credulone da cadere nella fascinazione da narrazione televisiva. Vige invece una cultura del sospetto, della dietrologia, della falsificazione per cui le persone non sono facilmente disposte a identificarsi con la prima manifestazione che passa – e ne hanno viste milioni l’assuefazione essendo il diritto che ogni droga esige. Figuriamoci se in un mondo interconnesso, dove ognuno di noi chatta con chiunque da qualunque luogo, le persone si scaldino ancora dell’afflato dei milioni in piazza solo perché l’ennesima diretta televisiva inquadra i manifestanti di cento città, luoghi che ormai non hanno più nemmeno il brivido dell’esotico in quanto ciascuno di noi è probabile che ne abbia visitate parecchie di persona e se non l’ha fatto può simulare l’esperienza con un qualsiasi google maps.
    Questo per restare ai sapiens alfabetizzati informatici, che viste le esequie riservate agli Steve Jobs sono numerosisismi in tutte le fasce d’età produttiva. Se ne deduce che questa paleomodalità comunicativa possa e debba funzionare principalmente con i dinosauri, ovvero tutte quelle persone che guardano la realtà solo con gli occhi della televisione e delle principali testate cartacei, quindi sicuramente con soggetti avanti con l’età.
    Quindi o si sta chiedendo a chi dispone di più diritti e capitali di noi di farsi persuadere ad ascoltare le nostre istanze, scambiando la malattia con la terapia, o si parla al vento, comunque coinvolti in una scenografia rivoluzionaria di cartapesta che rischia di rispondere solo a una personale esigenza estetizzante.
    Perché quindi la comunicazione delle MdP è destinata all’afasia? Primo: la cultura della non violenza ritiene paradossalmente che una manifestazione pacifica persuada la violenza che si vuole combattere appunto con la forza calma dei numeri. Niente di più sbagliato: la non violenza di Gandhi era tutto tranne che non violenta. In quel caso la sproporzione demografica tra impero britannico e indigeni nel sub continente indiano era già una forza di pressione senza che occorresse la minaccia armata e quindi la calma era solo il modo migliore per manifestare una superiorità quantitativa inaffrontabile per gli inglesi (ma di sangue ne è corso comunque tanto lo stesso). Da qui il ricatto mediatico: io ti infilo una banda di teppisti e televisivamente la MdP si identificherà con il vandalismo. Così il signore e la signora sul divano non solo non si identificano con i manifestanti ma più che prenderne le istanze ne prendono le distanze.
    Secondo: se io manifesto contro il sistema, di cui i media sono lo strumento più efficace, non posso pensare che amplifichi le mie istanze senza deformarle secondo i più disparati scopi specifici di chi quei media li gestisce. Quindi non si può chiedere al diavolo di turno di aiutarci a catechizzare gli infedeli e poi stupirsi se il Corriere spaccia le sue dicotomie con i black bloc da una parte e i buoni dall’altra.

    Insomma, è singolare che i figli che scendono in piazza per un futuro negato scimmiottino il linguaggio e usino i mezzi dei padri che dovrebbero abbattere.
    E qui si arriva al secondo rovello: sono solo i figli a scendere in piazza o ci sono anche i padri?
    Credo che la vera novità della nostra crisi sia che figli e padri si percepiscano come vittime di qualcos’altro. Il ricorso al capo espiatorio è in fondo un classico biblico ma che responsabili e innocenti stiano dalla stessa parte è inedito.
    Puoi legittimamente spaccare tutto se vuoi la rivoluzione. Ma la rivoluzione si fa con il sangue e con l’eliminazione fisica del tuo nemico non con le colombe e i fiori. Invece oggi i più credono di risolvere la questione per via democratica, senza accorgersi che la maggioranza della popolazione a cui stanno parlando è anziana e rappresenta proprio quel futuro negato a loro, quello statu quo, sebbene articolato in molti ruoli e modi non facilmente identificabili. Una volta, arrivati a questo punto, si faceva la guerra che “aiutava” a rinnovare il mondo. Comunque sia la regola di sostituzione è sempre stata il parricidio. Oggi figli e padri usano gli stessi medium, parlano sovente la stessa lingua. Non hanno però gli stessi ruoli.
    A questo punto ho una domanda: di quale futuro gli indig-nados si sentono privati se non appunto la continuazione del sistema dei padri? Quando parlano di futuro negato contro cosa si lamentano? In fondo le generazioni di manifestanti che li hanno preceduti soffrivano la fame, letteralmente. Qui abbiamo tutti i nostri pc con cui lamentarsi. Non vorrei apparire reazionario ma è davvero tutta una questione di narrazioni e le cose cambiano colore appena si cambia un avverbio. Un conto è dire che non avremo ciò che hanno coloro che ci ha preceduto e che meritiamo: in questo caso è di un diritto negato che si sottolinea. Un altro è dire che non avremo ciò che coloro che ci hanno preceduti hanno (avuto) indebitamente: in questo caso è l’ingiustizia di un diritto altrui ciò che ci preme.
    In un caso siamo stati defraudati, e segue una narrazione. Nell’altro sono stati fortunati gli altri e segue una narrazione diversa.
    In ogni caso padri e figli dovranno litigare perché non c’è vittoria per entrambi.

  39. @caracaterina, certo, essere preparate/i, e infatti dicevo che mancava un servizio d’ordine, perché è mancato nell’immaginazione delle sigle che aderivano alla manifestazione. Non so se anche questa mancanza possa essere ascritta alla mancanza di ” politica, organizzazione, obiettivi chiari, motivazioni concrete ma soprattutto fortemente declinate sulla realtà dei territori”. Certo che i fatti di ieri hanno dimostrato che la mancanza, almeno sul piano organizzatvo, è letale.

  40. Avrei una domanda, la rivolgo in particolare a Giuseppe, che mi pare conosca l’ambiente “antagonista”, vorrei sapere quali sono le ragioni che spingono queste frange ad agire in modo violento.
    Dopo aver devastato una città ed aver attirato l’attenzione della stampa cosa hanno ottenuto?
    Hanno sfogato la rabbia nei confronti delle banche, delle multinazionali, dell’intero sistema per….? Chiedo a te, perchè fatico a comprendere le ragioni alla base di un’azione violenta da parte di persone che hanno gli strumenti per agire diversamente, invece scelgono di farlo in questo modo.

    La stessa domanda la rivolgo a chi ieri avrebbe voluto manifestare in modo pacifico, dopo aver dimostrato il dissenso nei confronti della politica, delle banche, del sistema finanziario causa della crisi, quali sono le proposte alla base del cambiamento?
    Ieri eravamo tutti indignati per queste ragioni, ma nessuno ha proposte, da nessuno è partita una considerazione ragionevole riguardante i cambiamenti necessari, sappiamo cosa ci indigna, ma non abbiamo alcuna alternativa concreta allo status quo.
    Non sto dicendo che non sia giusto manifestare il proprio disagio, ma sentire alcuni organizzatori rispondere alle domande dei giornalisti ieri, mi ha particolarmente infastidito: se hai organizzato una giornata come ieri devi saper interagire con la stampa, non puoi rispondere alla domanda “Che cosa chiedete?” con “Vorrei la democrazia, la democrazia vuol dire che le decisione vanno prese insieme” (cito da “in Onda” programma di La7) perchè chi ha gli strumenti per comprendere, sa che non hai nulla da dire e chi non li possiede continua a non comprendere, quindi non può appoggiarti.

    Spero che chi di voi ha le idee più chiare di me possa darmi qualche considerazione su cui riflettere.

    Grazie

  41. Mi dispiace ma non sono affatto d’accordo, non è un principio assoluto che se si scende in piazza bisogna forzatamente fare i conti con la violenza. Tutto il mondo è indignato, tutto il mondo è sceso in piazza. Solo da noi è accaduto ciò che è accaduto. E quello che da noi si cercava di ottenere, essendo il nostro un Paese profondamente antidemocratico, è proprio che si potesse vietare l’uso della piazza. Non ci sto e non ci starò mai.

  42. Non siate indignati se nel mio commento ho perso pezzi e lettere di qui e di là😦

  43. E allora? La ragazza stava per essere arrestata, dunque: se si dà fuoco alle macchine o si spaccano le vetrine ebbene sì si rischia di essere arrestati, che piaccia o meno. Se i fanno delle scelte poi si è anche responsabili delle medesime. Se invece la ragazza in questione non ha compiuto atti vandalici bene ha fatto la folla a cercare di liberarla. In ambedue i casi non capisco cosa si dovrebbe dimostrare con queste foto.

  44. Imho se hai più di 15 anni dovresti capire. Libera di pensare come credi poi, ma dovresti capire.

  45. Infatti @Stefania, non è affatto “un principio assoluto”. Cioè non sta nell’iperuranio delle idee dove stanno, appunto, i principi assoluti. Sta nella realtà di casa nostra, nella pratica delle ultime grandi manifestazioni significative di casa nostra. Di un paese con la nostra storia politica e sociale, recente e meno recente, con il nostro governo, con le nostre peculiarità. Si può anche alzare il ditino e gridare “cattivi cattivi” ai casseurs ma soprattutto bisogna prendere atto che esistono, qui ed ora, come esistono “queste” forze di polizia, attraversate anch’esse da fortissime tensioni come anche le reazioni riportate nei loro forum testimoniano. Credi forse che Gandhi non mettesse in conto la violenza altrui contro il suo movimento? O che ingenuamente dicesse ai soldati britannici: “Birbe birbe birbe, non dovete spararci addosso?”

  46. Condivido tutti i commenti di Stefania. Anzi TUTTI in maiuscolo.
    (Importantissimo non scrivere in maiuscolo, se qualcuno brucia una Renault o una camionetta di poliziotti per strada poco male, ma l’importante è non scrivere in maiuscolo perché sembra urlato. Quando leggo uscite così ridicole mi cadono proprio le braccia.)
    Tra le pratiche su cui “lavorare” suggerirei un po’ più di lavoro concreto sul territorio e un po’ meno onanismo verbale sui blog.
    Grazie per l’ospitalità.

  47. Non-violenza e violenza possono andare bene entrambe, a seconda dei casi. Contro i nazisti la violenza serviva, contro i democristiani meno.

    Violento o non-violento, ti puoi chiedere: che effetto ottieni? l’effetto che ottieni favorisce i tuoi obiettivi? quali sono i tuoi obiettivi? sono obiettivi realisticamente raggiungibili nel giro di qualche mese o anno?

    Mi rivolgo ad Alessandro (collettivo Militant) come a Stefania e ai molti altri indignati non-violenti che hanno scritto qui: potete dare una franca risposta a ognuna di queste domande?

    Ecco cosa risponderei io, rischiando di sbagliare:

    – l’effetto principale è spingere governo e opposizione a continuare a non fare riforme liberali: in sostanza, a continuare a rifiutare la ricetta Draghi;
    – questo effetto è contrario al mio obiettivo di breve-medio periodo,
    – cioè che il governo e l’opposizione si decidano invece ad adottare la ricetta Draghi — ho delle preferenze sul come, ma sono secondarie;
    – è un obiettivo realistico, anche se estremamente ambizioso e difficile, per per l’Italia una vera rivoluzione: l’alternativa, secondo me e molti altri, sarebbe seguire inevitabilmente la strada della Grecia, cosa che non piace a nessuno.

    Forse sbaglio, ripeto. Ma almeno ho cercato di darmi risposte concrete e chiare.

    La “ricetta Draghi” è quella della lettera di Trichet e Draghi al governo italiano, pubblicata sul Corriere: http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml?fr=correlati

  48. La violenza di strada viene usata dagli schieramenti di destra di questo paese per imporre un ulteriore giro di vite sulla libertà d’espressione, di critica, di protesta. Basta scorrere i giornali e ascoltare interviste e interventi di oggi. Eppure ci sono i soliti filmati e le solite foto che dimostrano la violenza da parte delle forze dell’ordine; esattamente come a Genova2001, dove il morto ci scappò, per dirla alla Maroni. E sia chiaro che se il tizio investito dal furgone della guardia di finanza non avesse avuto il casco probabilmente “il morto” evocato da Maroni ci sarebbe stato. Poi la ragazza presa a manganellate in faccia senza motivo, il celerino che lancia il sampietrino (poetico), l’arresto immotivato qui sopra, etc. Questo per dire che la violenza può colpire tutti indiscriminatamente, come moto interno intendo, ed è come un’eruzione cutanea, dunque non la si può condannare, solo curare e poi prevenire. E già che ci siamo versiamo benzina sul fuoco: VIOLENZA (vado col maiuscolo) è ANCHE “sovrainterpretare paranoicamente” il bacio di Vancouver, aizzate da blogghiste come Lipperini, e parlare di “immagine di stupro”, abuso del corpo femminile, esposizione gratuita di cosce e altre amenità puritane del genere. PARANOIA REAZIONARIA PURA. Tutta questa è VIOLENZA. Imparare a riconoscerla prima di ritrovarsi al soldo di un governo fascista senza manco accorgersene è il primo nostro dovere. E lo dico anche ai wuminghi che con lipperatura hanno un buon rapporto.

  49. Scusate ma invece di inabbissarci nei bizantinismi tipicamente italiani, del bisogna capire capire e capire, scusate ma capire cosa? capire che quella imponente manifestazione è nata voluta ecc. proprio perchè c’è un disagio enorme e intollerabile, in Italia e nel mondo? e in quella manifestazione -si parla di un milione di persone- 4 gatti in proporzione decidono di distruggerla? e tra questi 4 gatti la regia è chiaramente reazionaria e fascista? a P.zza San Giovanni di quale bandiera si sono impadroniti i violenti-raconto degli stessi No TAV tra i primi ad essere arrivati- proprio quelle della NO TAV-naturalmente-. Quindi screditare una manifestazione, screditare il grande movimento No Tav e non solo, questo è il punto. Leggere che bisogna trovare un altro modo per manifestare proprio in questo blog, fa capire quanto profondmente questi teppisti frustrati incattiviti e facilmente manovrabili, abbiano colpito forte. Ricordate che nell’era degli egoismi, della frammentazione ecc. disunire violentare un momento di condivisione così importante è una vittoria gigantesca per i banchieri, e solo chi non sa può sminuire momenti aggreganti, dicendo che non seve a niente, non si ottiene niente. Chi sminusce una manifestazione, non capisce che la storia si costruisce piano piano, e se un messaggio diventa cultura strisciante, permeante, bè, qualcuno deve cominciare a preoccuparsi, visto che ci troviamo in un momento epocale e non in una semplice crisi.
    Quindi andiamo avanti e allontaniamo queste frange già lontane per loro decisione, non ascoltimo più chi non vuole ascoltare, diamo alla storia una strada che vada avanti e non riavvitiamola sempre e noiosamente su chi è violento: banchieri, governanti fantoccio, teppisti, blackbloc,via dei volsci, autonomia operaia, BR…che sia. Sono uguali tutti nell’esprimere la propria sordità verso quella che si chiama comunità, umanità, democrazia, quella vera, quest’ultima la pratica più faticosa che ci sia, ma l’unica per sconfiggere realmente la sperequazione disumana che ci attanaglia oggi come un secolo fa, uguale e diversa solo per contesto. Voglio conservare quei visi di sabato sorridenti, allegri, parlanti e dialoganti, questa è sempre nella storia la vera rivoluzione, allarghiamo la speranza, parliamo a tutti senza razzismi o spocchiosa superiorità, ritorniamo a volerci bene, a ridare senso alla speranza, ora è il momento, è un attimo, perderlo sapete cosa significhi.

  50. Fabrizia hai detto tutto! Brava! Grazie.

  51. ….Serve, al contrario, a rinforzare la voglia di non partecipare, non costruire, non fare. Detto in altri termini: serve a rinforzare le spinte alle conservazione di tutta l’attuale classe politica e il consenso al governo in carica….QUESTO E’ VERISSIMO!!!BISOGNA RIFLETTERE SU QUESTA FRASE!!

  52. Una volta tanto sono d’accordo con le osservazioni di Wu-Ming: scendere in piazza non serve più, il giocattolo si è rotto.
    Purtroppo la facilità con la quale la Rete rende possibili le mobilitazioni ha dato in mano a gente inetta la responsabilità di muovere e gestire le folle. Su questo qualcuno dovrebbe fare un esamino di coscienza, magari scegliendo di dedicarsi alla pubblicità o alla grafica anziché giocare coi movimenti sociali. Detto questo, i fatti di sabato non si spiegano unicamente come un problema di modalità organizzativa e/o comunicativa (di “format”, è stato detto). I “disperati” hoodies con le loro felpine nere sono una piaga che in altri tempi, come altri hanno già scritto, veniva sistemata senza tanti complimenti dai servizi d’ordine. Ma la domanda principale è: CHI dovrebbe dotarsi di queste strutture? Cioè, in altri termini: chi sono gli indignati? Qualcuno chiederebbe: qual è la loro “composizione di classe”? L’impressione, senza che nessuno si debba offendere, è un po’ da armata brancaleone.
    In piazza c’erano precari di tutti i tipi, i rappresentanti di tante piccole battaglie locali (no TAV, no Dal Molin, acqua pubblica etc.) più o meno condivisibili, c’erano i Cobas, come sempre, pezzi di ciò che resta della sinistra c.d. antagonista, a livello di partiti ma soprattutto di collettivi e gruppetti, e pure qualcuno del volontariato cattolico. A me sembra risibile il tentativo di riunire istanze tanto diverse sotto l’etichetta ambigua dei “beni comuni” (o del “comune”, per i più raffinati) e difatti appena sotto la superficie ciò che emerge è un’accozzaglia di idee molto confuse sulla crisi in generale. Non ho visto l’ombra di un’analisi degna di essere definita tale, soltanto slogan un po’ vuoti, che lasciano un senso di sconforto: mi auguro che i due tizi intervistati dalla Berlinguer l’altra sera, che (certo, l’emozione del momento…) sono soltanto riusciti a farfugliare un “la finanza è scollata dalla ggente” non fossero i più svegli portavoce del coordinamento. Ovvio che poi questo vuoto di pensiero venga riempito dalle fesserie cospirazioniste, le sciocchezze sul signoraggio e tutti sintomi del cretinismo contemporaneo.
    Quello che è successo sabato si spiega con una grave crisi di rappresentanza, tipica delle fasi di transizione sociale. E’ infatti è questo l’unico tratto comune a tutti i soggetti che manifestavano: l’essere non-rappresentati. Un’identità negativa che si traduce nel collante della generica incazzatura. Ora, può darsi che si tratti di una mia personale paranoia, ma attenzione, perché un movimento di piazza che non abbia una piattaforma razionale, legata a interessi individuati, rischia di diventare terreno fertile per le derive autoritarie di varia specie, di quelle che danno alla folla un capro espiatorio da linciare, avete presente? O credete di essere tutti quanti immunizzati dal fascismo?
    Io purtroppo non credo più al discorso sull’autorganizzazione, è evidente che i soggetti che ho menzionato sopra questa capacità non ce l’hanno, per cui mi posso solo augurare che a livello di sinistra tecnocratica qualcuno apra gli occhi e una volta archiviato il nano faccia un serio esame di coscienza. Purtroppo sono pessimista.

  53. Pingback: Impressioni d’ottobre « flâneurotic

  54. Il problema di questo paese è un eccesso smodato di chiacchiere e un’assenza totale di azione. Ormai analizzano tutti più per il piacere di ascoltarsi che per quello di capire e trovare soluzioni. Siamo completamente rintronati di parole, ovunque. E non crediate, siamo comunque “agiti” come marionette. Ci fanno parlare proprio per non farci agire. E quando accade che finalmente ci si muova, gli stessi che ci intronano di parole corrono ai ripari. Niente di meglio di un po’ di casino per vanificare i fatti. E poter poi tornare a rintronarci di parole proprio commentando gli stessi fatti.

  55. Prof, devo dire che in gran parte ci ha preso con i suoi dubbi sulla gestione italiana della manifestazione del 15 ottobre. Mi pare che in Italia non abbiano capito l’essenza del movimento.

    Seguo il 15M da quando è nato, dato che vivo in Spagna, sono stata a tutte le manifestazioni convocate finora, e se c’è una cosa che qui sono riusciti a imporre (e in Italia no) è il concetto di quella che qui si chiama “ciudadanía” (l’insieme dei cittadini, la moltitudine, senza ulteriori caratterizzazione che non sia l’essere cittadino) come SOGGETTO collettivo ma COSCIENTE, in opposizione a un SISTEMA che comprende tutte le espressioni politiche (di destra e di sinistra), economiche e mediatiche esistenti. Non è cosa da poco riuscire a imporre discorsivamente la collettività come soggetto attivo, uniforme e cosciente, soprattutto quando la stampa fa di tutto per trovare correnti dentro al movimento, o per definire quel soggetto con qualche aggettivo (punkabestia, hippies, antisistema, sinistroidi, ecc). Qui si è riusciti ad imporre l’idea di “ciudadanía” come qualcosa che va al di là dello schema ormai antiquato di destra e sinistra.

    Nelle foto della manifestazione in Italia ho visto bandiere di tutti i tipi: di partiti politici, di associazioni, c’era Pannella, ecc. Evidentemente ognuno ha voluto approfittare della situazione per farsi vedere e per cavalcare l’onda. Qui non ho mai visto nulla del genere. Non hanno capito che l’essenza del movimento è contro ogni espressione del sistema vigente (che comprende partiti politici ormai decrepiti e corrotti, il potere finanziario e anche i mass media, già che ci siamo, che fanno l’interesse degli investitori pubblicitari e non dell’informazione).

    Quanto alla mancanza di creatività, be’, non ci sono dubbi: se ci si vuole ispirare al modello spagnolo (che comunque è in continua evoluzione), vi posso dire che qui si è andati dalle assemblee popolari tutte le sere nella piazza centrale di moltissime città (erano simboliche + che altro, perché insostenibili a lungo termine), alle assemblee vituali, discussioni in forum, votazioni di una lista di richieste principali, fino a dare pubblicità a partiti minori che –con l’attuale sistema bipartitico- non hanno grandi possibilità di farsi conoscere.

    E ai grandi partiti o ai sindacati –salvo qualche piccola eccezione, subito soppressa- non è nemmeno venuto in mente di cercare di fare proprie le proposte del 15M, perché hanno capito bene di essere nel mirino del movimento, come parte di un sistema marcio e che la collettività (la famosa ciudadanía, senza colori, bandiere o segni politici) chiede a gran voce di ribaltare e sostituire.

    Perché in Italia è così? Perché siamo ancorati a schemi vecchissimi? Credo che la soluzione non verrà da nessun soggetto che è parte dell’attuale sistema, perché in quanto parte dell’attuale sistema, è parte del problema, e non puó essere al tempo stesso parte della soluzione.

  56. Pingback: Global Revolution ,15 Ottobre 2011 - Pagina 12

  57. Ieri per strada e oggi a scuola ho ascoltato molto le persone riguardo a questo sabato 15 ottobre…
    Delle persone dalla parte dei black block, altre che fanno le vittime, altre contro il servizio dell’ordine ed altre ancora tristi, molto tristi.
    Quello che posso chiedermi io è…vogliamo stare qui a parlarne o si esce ancora una volta per riprovarci ?

  58. ottimo Simona e naturalmente Stefania. Aggiungo, basta con questa storia delle idee poco chiare, o meglio una idea unica e uniformante, ma scherziamo? o che ci voglia un comunicatore istituzionalizzato come i fantastici servizi d’ordine di organizzazioni orgnizzate che ci hanno portato a questo. I movimenti sono come ecosistemi, si svegliano e sbocciano fiori, sono vivi e di idee compiute ce ne sono a centinaia, se caro Stefano i veri organizzati, non sono capaci di ascoltare come da anni fanno, non possiamo inventarci niente noi, men che meno dare la colpa ad un movimento spontaneo della ferocia super organizzata che impedisce LA LIBERTA’ DI MANIFESTARE, scusa ma arrivare a questo punto è incredibile: uno stato non difende i propri cittadini e ce la prendiamo con i cittadini? ma denunciamo a grande voce questo, o siamo ormai così abituati a fare i caproni. Milito in una asoiazione ambientalista da anni, da anni facciamo le sibille o le Clitennestra, e puntualmente tutto accade, da anni siamo sul fronte nel senso letterale del termine, sfornando prove, denunce, progetti idee ecc., ma come se fossimo altrove, lontani, in un altro pianeta mentre il nostro viene messo a ferro e fuoco. In un paese civile chi manifesta DEVE essere tutelato ne’ più ne’ meno di chi va a vedere una partita di pallone, SEMPLICE, troppo semplice per gli italiani.

  59. Pingback: Segnali incoraggianti : Il colore del grano

  60. Andare in piazza è un modo per ricordare al mondo “alto” che esiste anche una volontà popolare. Non è la soluzione di tutti i problemi e nessuno ha mai spacciato una manifestazione come tale. Una manifestazione dovrebbe essere però un indicatore di malcontento per chi governa, dovrebbe rendere evidenti dei problemi non compresi. In condizioni normali, lo stato dovrebbe dare un certo peso a questi movimenti. Purtroppo, noi non siamo in condizioni normali.🙂
    Alternative? Non riesco a pensarne.

  61. Pingback: rivolte a chilometro zero « alcuni aneddoti dal mio futuro

  62. Pingback: Non siamo messi poi così male « Lit Skeight 3.0

  63. ciao tutt*,

    Il 15 ottobre abbiamo monitorato l’andamento della manifestazione, seguendo le attività delle persone sui social network, localizzate nell’area di Roma

    Questo video:

    mostra in tempo reale l’evoluzione della manifestazione attraverso il flusso di discusioni degli utenti su Twitter, Facebook, Foursquare.

    Il flusso di discussioni è rappresentato sotto forma di un solido tridimensionale che cresce e si modifica sulla città (la base del solido è la mappa di Roma). I picchi ed i contorni rappresentano l’intensità della comunicazione e le conversazioni che stavano avvenendo dall’inizio della protesta (alle 3 del pomeriggio) fino alla sua fine approssimativa (ore 20:00). L’animazione mostra l’intensità di messaggi geo-referenziati a intervalli di 30 minuti in questo lasso di tempo.

    Un'”altra” manifestazione si è svolta nella infosfera. Da questo “racconto”, una riflessione sull’intreccio fra spazio pubblico digitale e territorio, osservabilità delle nostre vite e attività online, ma anche sulla possibilità/necessità di creare nuove forme/strumenti di protesta, collaborazione, solidarietà, consapevolezza a partire da queste mutazioni

    http://www.artisopensource.net/2011/10/16/versus-rome-october-15th-the-riots-on-social-networks/

    I grandi operatori globali (pubblici e privati) osservano le nostre attività online e ne ricavano strategie (economiche, di marketing, di comunicazione, politiche) con benefici enormi: la stessa opportunità esiste per chi si rivolt. combatte, cerca alternative a questo sistema. Ed è un opportunità prima di tutto di linguaggio.

    my 2 bitcoins

  64. Ho visto la foto…concordo…e allora?? Quante parole…la questione è che qualsiasi sia la causa, chiunque si comporta così (molto spesso giusto per passarsi il sabato) è cretino, per non dire peggio…quindi abbia quel che si merita..non c’è molto altro da dire..non ci sono analisi da fare

  65. Pingback: Roma, 15 ottobre: il grado zero del senso | Nuovo e Utile

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...