E poi dicono che Grillo non va in tv

La settimana scorsa, il 15 gennaio, è cominciato lo Tsunami Tour di Beppe Grillo ovvero, in termini più comuni, la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. In una settimana Grillo è apparso in due talk show: Servizio pubblico, giovedì 17, e Piazzapulita, lunedì 21. Inoltre, ovviamente, in molti servizi dei Tg: più o meno ritagliato, ma è apparso. Mi sfugge qualche ulteriore apparizione?

Ieri sera fra l’altro a Piazzapulita Grillo non è stato ripreso solo mentre faceva il comizio a Salerno, ma intervistato direttamente da una giornalista della redazione: appariva sotto il titolo “Grillo contro tutti”, bagnato di pioggia, con un cappello calato sugli occhi per ripararsi, stretto fra tante persone, affannato, pressato. Bastava la contrapposizione fra queste due immagini a parlare chiaro: lui in mezzo alla gente (=nella vita reale), i politici al caldo del salotto televisivo (=in un mondo distaccato e privilegiato). Scusate se è poco.

Grillo intervistato da Piazzapulita

Lo studio di Piazzapulita 21 gennaio

16 risposte a “E poi dicono che Grillo non va in tv

  1. Ha ragione. Res ipsa loquitur,

  2. Il problema è che è una contrapposizione ingannevole.
    Paradossalmente, i politici al caldo del salotto televisivi si fanno intervistare (con tutti gli accordi sotto tavolo del caso). Grillo al freddo e tra la gente spara un monologo senza contraddittori.

  3. Ma le immagini sono più forti delle parole, Santiago. Sempre.

  4. Non capisco bene l’ultimo commento di Giovanna.
    D’accordo che, se c’è incongruenza fra le parole e tutto il resto che si vede (la situazione, la faccia) e si sente (i toni), le parole contano meno di ciò che si vede e si sente.
    Ma l’essere intervistati, invece di fare monologhi, fa parte di ciò che si vede e si sente. Si capisce la differenza anche se le parole sono in una lingua sconosciuta.

  5. Santiago, è inutile andare nei salotti in tivù per dire bugie a turno.
    In tivù, e Santoro con Berlusconi l’ha dimostrato, non interessa l’accertamento della Verità. Se anche vi sia la possibilità di smascherare l’interlocutore contraddicendolo su fondamenta valide, questo in televisione non accade mai. E’ comprensibile, considerando che la macchina funziona per moto perpetuo oliato da reciproche menzogne: se uno iniziasse a dire, incontrovertibilmente, dov’è la verità, non ci sarebbe più nulla da dire.
    Esemplificando, ieri Sallusti affermava: a) che la gente sta dalla parte dei giudici perché non conosce il sistema giuridico italiano; b) che tutti gli imprenditori (testuale) vogliono energia a basso costo e, quindi, il nucleare.
    A nessuno dovrebbero interessare simili balle. Formigli l’ha fermato? No, perché l’entertainment si basa sulla contrapposizione didascalica, tipo Sallusti Vs. Gomez
    Energie pulite, onestà, basta cemento e meno automobili: quale contraddittorio dovrebbe esserci? Sono idee che devono diffondersi in modo virale e frontale, Grillo o non Grillo. E’ l’unico modo per cambiare le cose.

  6. sandro d'alessandro

    Un Grillo anche molto pacato, insomma un grillo parlante. Almeno quello visto a “piazza pulita” (non so a ’servizio pubblico’ perché non l’ho visto). In quel contesto è stato una boccata d’aria. Beh, non esageriamo, il contesto soffocante e l’assenza delle urla a cui Grillo ci aveva abituato hanno fatto molto.

  7. Giovanna, senza dubbio, però ciò che sostieni vale per l’elettorato a cui punta Grillo. Per il resto sono d’accordo con Ben.
    Anzi. Ti confesso che sono perplesso da questa frase:

    “Ieri sera fra l’altro a Piazzapulita Grillo non è stato ripreso solo mentre faceva il comizio a Salerno, ma intervistato direttamente da una giornalista della redazione:…”

    Perplesso per il termine “intervistato.” Nel senso che (purtroppo non ho trovato il frammento interessato) dubito seriamente che Grillo si sia fatto intervistare. Per questo motivo parlavo di monologo. Nel tal caso la differenza a quel punto diventa un tantino evidente.

    @Luca Lopardo,
    capisco perfettamente il discorso sull’Infotainment che fai. Anche se Piazzapulita è un programma di dibattito politico e contiene poco “intrattenimento”. Ma questi sono gli “accordi sotto il tavolo” a cui mi riferivo. Non concordo invece con questo:

    “Energie pulite, onestà, basta cemento e meno automobili: quale contraddittorio dovrebbe esserci? Sono idee che devono diffondersi in modo virale e frontale, Grillo o non Grillo.”

    Personalmente diffido di qualunque cosa che voglia essere imposta senza contraddittorio. Se l’idea è forte allora i contraddittori non possono che essere vinti. Ok che nella situazione attuale è difficile, in televisione, in Italia, ma da lì a dire che bisogna evitare il contraddittorio e diffondere qualunque cosa in modo virale ne passa.

  8. il contraddittorio è un’invenzione per mandare in vacca un’esposizione di fatti od opinioni. Se mi chiedi il colore preferito fa secondo te prima di risponderti devo mettermi di fianco uno che ne preferisce un’altro notoriamente?.
    Così, per sapere.

  9. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 22.01.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

  10. @Silvio Torre
    No. Il colore preferito è una questione di gusto, è privata.
    Le “Energie pulite” e via discorrendo sono questioni che prevedono una scelta, riguardano la res pubblica.

    Per contraddittorio io intendo questo (ti invito a guardarlo per intero, è esilarante per certi versi):

  11. @Santiago

    Non ho mai detto di diffondere qualunque cosa in modo virale e frontale.
    Ho detto che istanze oggettivamente imprescindibili devono penetrare nelle teste delle persone. L’energia più pulita possibile è un’esigenza, fermare la cementificazione a scapito della terra è un’esigenza, azzerare questa terrificante era politica è un’esigenza. In un contraddittorio ti direbbero che: 1) l’energia pulita è utopia, o comunque costosa e affatto redditizia (balla) 2) Che il cemento ci deve essere comunque perché dà lavoro (cecità o malafede) 3) Che non tutti i politici si sono comportati male, e che comunque la democrazia rappresentativa è una conquista straordinaria e chi si ostina a criticarne le connaturate, inevitabili devianze è fascista (l’importante è continuare a ingrassare).
    Molte cose di cui Grillo non parla (mangiare meno carne e pesce, se non proprio diventare vegetariani il più possibile: Grillo ha risposto “a me piace il culatello”) o parla poco (lo Ius Soli) andrebbero inculcate nello stesso modo. In questo ha pecche, Grillo.
    Ma sicuramente non ha torto a non andare nei talk-show, immondizia pura.
    Formigli non fa informazione. Fa, come tutti, come Santoro, Floris e Paragone, intrattenimento bestiale, circense, inutile.

  12. @Luca Lopardo
    scrive: ” L’energia più pulita possibile è un’esigenza, fermare la cementificazione a scapito della terra è un’esigenza, azzerare questa terrificante era politica è un’esigenza. In un contraddittorio ti direbbero che: 1) l’energia pulita è utopia, o comunque costosa e affatto redditizia (balla)”

    Un’esigenza non è una soluzione. E trovare UNA soluzione implica la cernita tra N alternative che articolano N variabili in termini di vantaggi e svantaggi. Perciò senza contraddittorio è possibile vivere in uno stato di Fede, dove la verità è rivelata a priori.
    Ad esempio per lei sarà anche pacificio e autoevidente che l’energia pulita non sia costosa e non sia redditizia, e di qui l’argomento sia una semplicistica opposizione tra buoni, visionari disinteressati con l’eolico in testa e il fotovoltaico sulle spalle, e cattivi, reazionari speculatori
    con il nucleare al posto del mitra e il combustibile fossile da inlarti nei polmoni.
    Naturalmente non le è sfiorato per la mente che le balle le dica lei, appunto perché le balle le ha credute. E forse queste balle a cui lei ha creduto non sanno magari il frutto dell’essersi abbeverati a una fonte che come Grillo su questi temi non implica contraddittorio?

  13. @Ugo

    Le consiglio la visione di qualche documentario in merito ai guadagni che i privati cittadini, soprattutto in Olanda, riescono a garantire a se stessi (permettendo al contempo l’altrui risparmio), investendo nel fotovoltaico (per esempio) a medio termine.
    Non mi fido di Grillo; mi fido di persone, che conosco, da sempre studiose o interessate in merito alle rinnovabili. E mi fido di ciò che vedo.
    Il Mondo, se vuole sopravvivere, deve affrancarsi dalla logica del guadagno oltre una certa soglia. Le attività umane dovranno essere sostenibili: qualunque cosa vada contro questa logica irrinunciabile va eliminata a prescindere.
    Il nucleare costa poco e rende molto alle aziende? Bene, quelle aziende o si adeguano a guadagnare meno, oppure chiudono. Se Enel pretende che io le venda la mia energia solare per ricomprarmela da lei stessa a un prezzo maggiorato, deve chiudere bottega domani mattina.
    Nessun compromesso di questo tipo potrà mai essere una soluzione accettabile. Non devono più interessare queste logiche di progresso fondato sul binomio fra massima resa e minima spesa.
    Quando la vogliamo spremere, questa nostra terra, prima di darci un taglio?
    Proponga Lei, allora, questa soluzione tra N soluzioni possibili.
    Per secoli abbiamo fatto solo ciò che fosse conveniente fare: d’ora in poi dobbiamo preoccuparci del giusto, e di ciò che è obbligatorio fare.

  14. @Luca Lopardo: non srivo in difesa di Ugo (mica ne ha bisogno) ma la inviterei a rifarsi due conti sulla potenza installata, la capacita“ richiesta business as usual da qui a 20 anni, il costo dei materiali, infrastrutture, e reti, per le varie fonti energetiche attuali.
    I conti, purtroppo, non tornano, anche senza considerare la difficolta“ di una rete molto estesa che ha delle potenze fluttuanti in entrata.

  15. Luca Lopardo: “Se Enel pretende che io le venda la mia energia solare per ricomprarmela da lei stessa a un prezzo maggiorato, deve chiudere bottega domani mattina.”

    Veramente caro Lopardo è chi ha installato il pannello fotovoltaico che pretende, tramite gli incentivi, che io gli paghi il suo kwh solare a un prezzo fuori di testa ritrovandomi in bolletta ogni mese il pagamento del suo pannello. Non occorre molto studio per mostrare che senza incentivi non c’è partita: fine energie pulite, perché sulle proprie gambe non hanno motivo di esistere (e gli incentivi sono un costo sociale addebitato a tutti gli utenti indistintamente e non un costo imprenditoriale di chi dovrebbe rischiare una politica industriale per profitto. Quindi da un punto di vista sociale occorre eccome valutare in qulai tasche finiscano i nostri soldi da incentivo al kwh e quali ne siano i benefici).
    Detto questo, non è in questa sede che potremmo risolvere la questione su decrescita, antropentropia, demonizzazione del nucleare, analfabetismo aritmetico elementare, etc etc
    Ciò che volevo mostrarle è che è bastato pochissimo per farla entrare subito in modalità argomentativa e, indipendentemente dalla bontà o meno dei suoi argomenti, ha appena dimostrato che il contraddittorio è fondamentale anche per lei.

  16. Mi perdoni, caro Ugo, ma né con Lei né con Mirsilo ci stiamo “contraddicendo”.
    Con Mirsilo concordo: i conti non tornano, ma in Italia. Ci vogliamo riferire alla sola situazione italiana, o prendiamo in considerazione i buoni esempi rinvenibili all’estero? Nel secondo caso, ragioniamo come se dovessimo letteralmente copiare altri modelli.
    Ugo, d’accordo con Lei sugli incentivi, ma ripeto la considerazione: ci riferiamo a come il sistema delle rinnovabili viene gestito in Italia, o si riferisce alla totalità delle gestioni europee?
    E’ ovvio che, per come è strutturato, in Italia, il mercato delle rinnovabili, queste siano improponibili. Lapalissiano.
    In questo documentario (di cui purtroppo non ricordo il nome) si mostravano delle villette, nelle campagne olandesi, i cui proprietari avevano avuto un mutuo a tassi molto vantaggiosi per promuovere il proprio impianto fotovoltaico. In tre anni erano rientrati dei 10.000 euro di debito contratto individualmente con la banca, e iniziavano a guadagnare vendendo energia ai vicini, agli abitanti, insomma, ai piccoli acquirenti. Possibile sia tanto difficile fare ‘sta cosa anche da noi?

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