L’Italia Giusta del Pd di Bersani

Non ho ancora commentato le affissioni di questa campagna elettorale e comincio dal centrosinistra. Sull’Italia Giusta del Pd hanno già sparato in molti e non volevo aggiungermi io, avando già scritto molto – qui e in SpotPolitik – sugli annosi problemi di comunicazione del Pd. Avevo peraltro già notato, durante le primarie del centrosinistra, che di recente la comunicazione di Bersani è migliorata, e continuo a pensarlo: è più sorridente, più ironico e autoironico, più chiaro, più incisivo. Lo scossone Renzi gli ha fatto bene.

Anche le affissioni «L’Italia giusta», pur affidate alla stessa agenzia, sono un passo avanti rispetto al «Rimbocchiamoci le maniche». Però va detto: ciò che ne scrive Annamaria Testa è tecnicamente ineccepibile, e perciò a lei rimando. Mi limito ad aggiungere che, dal mio punto di vista, le nuove affissioni sono comunque un (piccolo) passo avanti perché meno patinate ed estetizzanti di quelle con la camicia bianca su fondo bianco, meno concentrate sul corpo del leader. Nel complesso, cioè, danneggiano meno Bersani.

Bersani 2013

Però la foto non gli fa onore, non tanto per ragioni estetiche (dal vivo è meno cupo e rugoso di come appare in foto) ma perché quel sorriso ambivalente (beffardo? perplesso? o solo frenato?) non coglie di lui il tratto di “paternità benevola e rassicurante” che nei comizi e persino in tv Bersani ha ormai imparato a esprimere. E che in tempo di crisi è prezioso, perché aiuta a rassicurare le persone che soffrono le conseguenze della crisi, a cui il centrosinistra, più di tutti i partiti, dovrebbe rivolgersi. Inoltre non funziona l’idea di accostare una posa chiaramente artificiale (con quel braccio appoggiato al tavolo, la mano vezzosa, la fede ostentata, lo sguardo di traverso) alla headline “L’Italia giusta”: che idea di giustizia ed equità può mai rappresentare un signore che si mette in posa col vestito grigio delle buone occasioni in uno studio fotografico?

Berani 2013 verticale

Detto questo, per fortuna il resto della comunicazione di Bersani è migliore di queste affissioni. E per fortuna circolano in rete parodie che, pur volendo metterlo alla berlina, in realtà gli fanno un regalo, perché ne addolciscono e colorano l’immagine. Auguro a Bersani e al Pd che ne fioriscano altre. E proliferino in rete.

Bersani Gargamella

Bersani l'Italia Gusta

48 risposte a “L’Italia Giusta del Pd di Bersani

  1. Quando li ho visti in città, mi sei venuta subito in mente Giovanna… sono contenta che ne parli ora e non ad elezioni svolte. Non sono d’accordo in toto con la analisi tua e di A.Testa. Pur cogliendone i miglioramenti come tu suggerisci, resto dell’idea che siano più un danno per il PD questi spot che altro. La posizione di Bersani ricorda quella dei dipinti ottocenteschi in cui il rapollo della casata si faceva rappresentare per apparire più bello; qui il risultato appare l’opposto. Bersani sembra più cupo e ruguso – appunto: non aiutano i colori prevalenti nella foto (i grigi fumo). Per quanto concerne lo spot “L’italia giusta” mi appare fortemente retorico e dicotomico come messaggio. Come se la politica fosse fatta solo di scelte giuste/sbagliate e non di condotte morali ed etiche dove l’errore può esistere poiché le sfumature (in politica come nella vita) sono mollteplici non solo e soltanto due e per giunta opposte l’una all’altra. Questa tendenza dialettica tesa alla centralità del mondo interpretato come una costante tensione fra opposti è vecchia. Nonché fortemente patriarcale.

  2. Bellissima quella dei puffi….😀

  3. Son d’accordo con lei prof, e aggiungo due parole sull’headline “L’Italia giusta”, secondo me, ennesimo emblema di concetti di verità e realtà, messi in crisi dalla postmodernità. Ancora una volta si ricorre alla nozione di verità, sempre collegata alla dicotomia positivo vs negativo, la nostra “Italia Giusta”, quella vera, quella ok, contro la vostra.
    Che originalità!🙂

  4. Fiammetta… ehm, questo è quanto ho scritto sulla campagna di Bersani. Non è esattamente un commento benevolo (e, aggiungo, non mi ha fatto per niente, ma proprio per niente piacere scriverlo).
    Giovanna ha linkato l’articolo.

    Guardatela: è grigia e spenta. Grigio il fondo. Grigio l’abito. Grigia e livida la faccia di un Bersani imbalsamato in una fissità quasi berlusconiana e in un’espressione sconclusionata (labbra serrate, sopracciglio destro alzato, sguardo perso nel vuoto), congelato in pose improbabili (mani giunte in preghiera nel formato verticale, manona vezzosa a reggere il mento nel formato orizzontale, fede nuziale in primissimo piano e taglio fotografico assassino). E poi c’è l’ennesimo slogan generico (l’Italia giusta) in blandissima salsa buonista (nessuno resta indietro, la politica dice la verità, il lavoro costruisce la vita, il futuro si prepara a scuola… ma va?).

    E sì che Bersani sarebbe, di suo, piuttosto vispo, spiritoso e perfino fotogenico. Questo qui, che dice ’ste esangui banalità dai manifesti, sembra un suo zio bollito.

  5. Ancora una volta la comunicazione del Pd canna completamente nell’appeal persuasivo epperò continua a confessare, nonotsante l’artificiosità del tutto, un’ammirevole ammissione visiva di sincerità.
    Diciamo la verità: a questa tavola di fumetto, un battiginocchia visto da destra, chino sulle panche delle Chiesa, manca qualcosa. Manca un balloon. L’immagine è priva della parola, e se la headline è esplicita, ben altra è la preghiera che Bersani ha in testa.
    Riguardatelo quel povero segretario di partito. Giovanna ha sbagliato. Quella posa cardinalizia, quell’indefinito sorriso leonardesco, perfino quel sopracciglio ammiccante, non è perfidia, non è malizia. È cercare il conforto dell’elettore in una class action contro Dio, quello che ci farà perdere anche a ‘sto giro.

  6. Dico la mia, per quel che vale.
    Il PD, più seriamente di altri partiti (avendo una storia più seria), ha una linea drammaticamente ambigua: anti-capitalista e pro-capitalista, statalista e anti-statalista (che è un’altra cosa ancora), laico e confessionale (vi aderiscono preti cattolici e preti ideologici).
    Insomma, su quasi tutte le scelte principali, sta da una parte e dall’altra.
    Lo dico col massimo rispetto, non c’è in Italia un partito migliore, o un partito meno peggiore — che per me è lo stesso.

    Dato questa radicale ambiguità, qualsiasi immagine netta — perfino la scelta fra atteggiamento serio o sorridente! — potrebbe essere intesa in un senso o nell’altro, rischierebbe di fare torto a una delle sue anime e di perderne il voto.
    Di qui la preferenza irresistibile per questa ormai lunga serie di immagini ambigue, che Annamaria e Giovanna hanno ripetutamente descritto in modo tecnnicamente perfetto.

    Ma non colgono — almeno Annamaria che dice di dispiacersi della sua analisi — che non c’è rimedio.
    Non c’è rimedio fino a che il PD non sceglierà apertamente una sua identità, rinunciando a essere, riguardo a scelte fondamentali, insieme A e non-A, B e non-B, C e non-C.

    Scelta non facile. Infatti, se si definisse in un senso o nell’altro, perderebbe le elezioni. Se invece non si definisce, come ha deciso, può vincerle. Ma poi non riuscirà a governare.
    Per questo, forse, a Bersani è venuto quel lieve tic facciale (arricciamento di naso) che nessuno dei commentatori nota, per quel che so. Ma che un po’ peserà.

  7. Tutte queste immagini di Bersani sono ottimi test di Rorschach (http://en.wikipedia.org/wiki/Rorschach_test): ognuno può vederci ciò che vuole.
    Il mio punto è che questo sia il loro scopo, più o meno consapevole.

  8. @Ben
    Non essere così cattivo con te stesso. Non te lo meriti. Comprendo che la delusione per il tuo “FARE: fermare il declino” sia grande. Sono a te vicino dopo la dipartita del transfugo Ichino dal PD verso Monti, e il suo autografo su buona parte dell’agenda. Sì, è chiaro che non avevi le idee chiari su cosa fosse di destra o sinistra, su chi fosse rosso o nero, su quali politiche del lavoro distinguesserò un partito dall’altro…Però non puoi far ricadere su di noi la tua confusa esegesi politica dell’attuale mandando tutto in vacca con l’analogia parossisitica del Rorschach.
    Noi avevamo visto giusto, e avevamo pure visto la stessa cosa. Sei tu che in quelle immagini hai visto tutt’altro. Non è dallo psicologo che devi andare a fare questo test, ma dall’oculista.
    Detto con grande affetto😉

  9. non sono un grafico ne un pubblicitario ma come fiorista un po di estetica me ne intendo: il grigio sara anke di moda ma a me questo manifesto mi porta subito a collegare grigio con grigiume. in + il grigio di sottofondo pare far riflesso sul volto ke diventa etereo, praticamente cadaverico e mi rimanda nonso xkè alle pompe funebri, dopo la faccia è quella ke è lo slogan mi sembra se non mediocre, normale. se qualcuno si esalta con questo manifesto lo invidio xkè è il classico tipo ke si ecciterebbe anke con un palone della luce e non è una fortuna da poco.

  10. Se può interessare, anche io mi sono cimentato in un commento su Bersani e i suoi strateghi della comunicazione qui (questioni di forma, ma anche di sostanza): http://mazzidifiori.blogspot.it/2013/01/la-campagna-grigia-di-bersani.html

  11. Solo un dubbio mi era venuto vedendo i cartelloni per Bologna: “di chi è quella mano”? Sarà stato il freddo, ma non l’avevo collegata subito a Bersani.
    Per il resto: si poteva fare diversamente? Sicuramente e in mille modi, eppure un Bersani con la camicia arancione sarebbe stato pacchiano, camicia rossa, verde, azzurra o nera, nemmeno a parlarne… Nella nuova egemonia cromatica, non c’è più un colore libero. Forse solo il grigio è rimasto autonomo.
    Slogan breve, semplice, banale?
    Nei vent’anni di promesse e parole al vento, meglio la concretezza di un concetto semplice e logico. Giustizia che contiene tanti significati (tribunali, equità sociale, imparzialità..), e poi richiama alla “scelta giusta”, per metonimia (Pd = Italia intera).
    E quel sorriso tra l’ironico (“dai che stavolta ce la facciamo”) e la promessa di aprirsi (ridere ora non sarebbe di buon gusto). L’effetto finale mi pare quello dell’uomo in posa a cui scappa un sorriso.

    In breve: l’elettore medio ci vedrà quello che sente già per il partito e la politica in generale. Rassicurerà chi vuole essere rassicurato, infastidirà chi non ne può più della politica.
    Per esempio, per me – elettrice media che non ho ancora scelto una linea definitiva- mi apre un’opportunità, ma non è un cartellone che convince.
    Con la speranza, grazie ai commenti negativi e positivi di chi se ne intende per davvero, che stiano cominciando a imparare l’importanza della comunicazione.

  12. @Ugo
    grazie dell’affetto, ricambiato.
    Ma la tua paterna condiscendenza è fuori luogo e manca il bersaglio, credimi.🙂

    Piuttosto, quando dici “Noi avevamo visto giusto, e avevamo pure visto la stessa cosa.”: noi chi? quale cosa?

  13. Gentile Giovanna,
    la mia opinione è che quella comunicazione “no-snob”, se mi si passa il termine, è voluta.
    E’ un richiamo al basso profilo che il berlusconismo ha impresso alla politica in Italia, ne costituisce lo sfondo fotografico.
    E’ un’esca, un abboccamento ai sentimenti di pancia che possono … attizzare l’elettorato medio/mediocre.
    Perchè, è questo, in fondo il punto, la campagna elettorale dei cartelloni a chi si rivolge?
    A te, gentile professoressa, colta ed informata, anzi anche tecnico della materia?
    Certo no.
    Forse, molte critiche – probabilmente esatte – a questa campagna di comunicazione hanno il difetto di restare nel campo dell’ … expertise.
    Chi guarda i cartelloni e ne resta colpito (già, ma chi? Io mi domando. Eppure sono tanti i milioni di euro vengono spesi in propaganda di livello tanto superficiale) tanto da orientare su quella base il proprio voto, probabilmente neanche si rende conto del senso più profondo che la scelta del colore grigio o la composizione di un’immagine possono avere.
    Forse si tratta solo dell’empatia del mezzo sorriso, il mezzo ammiccamento bonario del romagnolo che si contrappone agli ammiccamenti pruriginosi (ormai) del cavaliere milanese.
    Il grigio mi richiama più – per contrappasso – la nebbia milanese, quella che, per Totò e Peppino a Milano, c’è e non si vede.
    La fede matrimoniale esposta, non è il controcanto alle olgettine ostentate in desabillè?
    Il mezzo sorriso non è un placebo meno doloroso delle cure da cavallo che il risanamento finanziario richiederà se si vorrà mettere riparo ad un’economia in disastro?
    E, infine, non è, l’immagine poco netta del tutto, la perfetta immagine del poco chiaro che c’è nella campagna elettorale drogata dal berlusconismo reviviscente e dal nuovismo che, vestito di grillismo, montismo o ingroismo, resta il feticcio sotto cui si nascondono sempre gli stessi (Bombassei e Montezemolo, come Grillo e Diliberto/DiPietro, non mi sembrano di primo pelo) ?

    Mi scuso per la lungaggine: concludo con una ulteriore considerazione, più malinconica.
    Monti – che non avrei mai votati, credo sia la vera novità politica italiana; novità nel senso che, attraverso di lui, molto probabilmente, rinascerà un partito simil-democristiano (pur con le mutazioni che il tempo trascorso dall’originale DC determina) dignitoso (almeno al confronto con l’affarismo cannibale della seconda repubblica).
    Mi dispiace per Bersani, quel campo è occupato da gente più abile di lui a fare il conservatore.
    Se non capisce questo, dopo qualche anno di convivenza di governo, la sua vittoria (presunta, e sperata) alle prossime elezioni sarà la porta da cui passerà la successiva sconfitta.
    Ma io sono un ottimista, Spero che chi prenderà il suo posto al prossimo congresso, comprenda la necessità che si formi in Italia un forte partito progressista (il termine, vi prego di intenderlo in senso lato, non come formula politica) e riformatore, critico con le ricette dell’FMI e della UE. Perchè, criticare si può e si deve. Bush jr attuò politiche keynesiane, pur di mantenere il potere. Obama applica politiche anti-rigore e continua a svalutare il dollaro, facendo, immagino, impallidire di furore la bigotta (economicamente) Merkel. Idem si appresta a fare il conservatore Abe, in Giappone… Vuoi vedere che restare monogami – nel senso di fedeli alla sola Merkel – possa risultare presto … demodè?
    In tal caso, amici miei, presto, il berlusca si prenderebbe un’orgasmica rivincita intellettuale (che è tutto dire)… magari dopo la splendida batosta elettorale che si merita!

    Pierperrone

  14. PierPerrone scrive: “Obama applica politiche anti-rigore e continua a svalutare il dollaro”

    Guardi, apprezzo molto la sua lettura del manifesto Bersani ma vorrei che mi spiegasse una curiosità. Ma lei dove le legge queste cose? Perché non è l’unico a credere e ripetere queste boiate pazzesche. Dove vi formate sui temi economici? Chi sono i vostri opinion makers di riferimento? Me lo dica, la prego, perché anch’io vorrei capire in quali luoghi lavorare per disinnescare queste panzane pericolose.
    Ah, se volesse dirimere la questione euro/dollaro al netto della propaganda che deve aver fatto a lei e altri una testa così, le sottopongo uno sguardo al cronologico sui 5 anni.

    http://finance.yahoo.com/echarts?s=EURUSD%3DX+Interactive#symbol=;range=5y;compare=;indicator=volume;charttype=area;crosshair=on;ohlcvalues=0;logscale=off;source=undefined;

  15. forse le nostre scuole economiche non sono le stesse.
    ma non voglio competere con le sue.
    le bastino i recenti articoli di Rampini.
    saluti.
    Pierperrone

  16. @Pierperrone
    Saluti un tubo. Faccia lo sofrzo di cliccare sul link e vedrà un solo dato e una sola realtà inconfutabile. Altro che Rampini…
    Il clan Repubblica sta da anni creando degli ottusi, dalla visione sulle energie alternative alla politica economica, dal femminicidio all’antiberlusconismo patologico.
    Ragazzi, c’è un orizzonte oltre i Monti. I rampini usateli per scalare queste montagne.

  17. Anche Gramellini ha ripreso in modo simile:

    http://www.lastampa.it/2013/01/15/cultura/opinioni/buongiorno/consigli-non-richiesti-a-bersani-aGztoImE2an1fl8XcWSVFN/pagina.html

    [Anche se ultimamente mi è un po’ scaduto… Gramellini intendo!]

  18. @pierperrone
    non entro nel merito delle tesi contestate da Ugo.
    Ma colgo l’occasione per evidenziare un problema di enorme portata, per la politica e per la comunicazione politica.

    Oggi più che in passato, a seguito anche dell’estendersi della globalizzazione, è estremamente difficile valutare le conseguenze di una politica economica rispetto a un’altra.
    Hanno difficoltà anche i migliori economisti, figuriamoci i profani, che possono essere indotti a credere le cose più assurde.

    Però un cittadino deve pure farsi un’idea al riguardo, se vuole decidere responsabilmente quale forza politica favorire, non limitandosi a valori evocati e a intenzioni dichiarate dai politici, purtroppo largamente inaffidabili.

    Come fare?
    Rifugiarsi nella diversità delle “scuole economiche” non è una soluzione.
    Ogni scelta di Obama o di Monti avrà precise conseguenze sulle persone, a prescindere dalla loro scuola di pensiero preferita.
    Allora?
    Giudicare sulla base di dati rilevati da fonti attendibili (esclusi quindi i mass media)? Non facile, dato che per farlo ci vogliono competenze e tempo.
    Affidarsi, almeno in parte, al giudizio di esperti affidabili? Ma come stabilire la loro affidabilità?

    (Detto fra noi, comunque Rampini non ha nessun titolo per essere preso in considerazione.)

  19. Quoto @Ben:
    Interessante l’evolversi di commenti qui, come per l’articolo di Gramellini citato da @Fabio P: quasi un test di Rorschach, e pare impossibile che non intervenga la pancia nella lettura di questi manifesti.

  20. @Ben
    Il punto è che qui si parla di dati puri. Se clicchi sul cronologico vedi un grafico inequivocabile in cui il trend euro dollaro è espresso negli anni e non solo non avvalora le tesi rampiniane (Rampini a sua volta trae queste sciocchezze da economisti interessati a propagandare i proprii obiettivi politici) ma le nega incontrovertibilmente.
    Ben, tagliamo la testa al toro: gli economisti non hanno nessuna idea di quello che dicono in quanto la natura religiosa dei propri asserti è totale. Ad esempio in testi economici, anche recenti, continuo a leggere persone che sostengono l’impossibilità di calcolare i prezzi secondo costi e valori, perché la cosa “è circolare”, in quanto nella produzione di merci si usano altre merci. Il tutto in spregio ai lavori di Smale, medaglia fields, che ha ri-formulato e ri-dimostrato i risultati della teoria dell’equilibrio economico di Arrow e Debreu, per i quali entrambi presero il premio nobel, in termini di sistemi dinamici. Potere della propaganda,che comincia fin dall’Università (nel senso proprio fisico del termine, nel senso di crearne specificatamente a questo scopo).
    A mio sindacabile giudizio Monti ha un’idea (ma è quella sbagliata) e ci crede talmente tanto, sacerdote bocconiano del tempio in cui quella religione è Verbo, da aver scritto una lettera in risposta al Financial Times con passaggi da Trattamento Sanitario Obbligatorio – per non parlar dell’ancor più anodina difesa intrapresa sul Corriere da quei due economisti che rispondono al nome di Giavazzi e Alesina.
    Già, lolendo tralasciare l’ovvia constatazione che Monti accademicamente non ha prodotto in peer review praticamente nulla, il che lancia un interrogativo inquietante sui metodi e le ragioni autoreferenziali con cui si guadagna quell’autorevolezza di cui tutti cianciano.
    Soluzioni non ce ne sono: l’unica via per minimizzare il danno, aumentando tuttavia l’incazzatura per le infinite puttanate che poi tocca sorbirsi, è studiare. Ma studiare davvero, quindi iniziando a criticare sempre, a cominciare dal prof che ti fa lezione, continuando a ogni pagina di libro, e finendo con lo scetticismo come prassi verso tutti. Meglio non credere che credere. Io ho la fortuna di essere ateo anche nei confronti della vita, quindi non ho problemi a distruggere gli idoli proprio perché non li ho eletti a tale rango neanche prima.

  21. @Faebi
    Guardi che le analisi che hanno fatto Giovanna e Annamaria rispondono precisamente a una semiotica delle viscere mica del cervello. Se uno accende il cervello può vedervi ciò che vuole in base alla conoscenza che ha di Bersani, del Pd, del contesto attuale…
    Ma queste campagne non funzionano tanto sulla base che chi guarderà i manifesti si porrà lo scopo di scrivere un saggio su bersani. Funzionano, se funzionano, lavorando semioticamente a livelli di primitivi semantici, associazioni elementari a basso dispendio di energia della semiosi illimitata.

  22. @Ugo
    Certo, studio e scetticismo, sono d’accordo.
    Ma il problema rimane, per i moltissimi, anche intelligenti e istruiti, che non hanno abbastanza motivazione e tempo per studiare cose non facili, come il funzionamento dell’economia mondiale e della società. E tuttavia non resistono alla tentazione di farsi una propria idea, che possano onestamente ritenere non del tutto arbitraria.
    Siccome penso anch’io che non ci siano scorciatoie, meglio essere molto cauti nelle proprie opinioni, evitando di dare credito ai molti Rampini che infestano il mondo.
    Resta la possibilità di valutare la bontà di politici e leader in base a come appaiono, a prescindere da ciò che dicono. Con gli stessi criteri che si usano per scegliere chi frequentare e chi evitare. E’ poco ma è meglio che niente.

  23. Che questa sia l’ennesima iniziativa raffazzonata ad opera di agenzie sotto l’ala è evidente dalla crenatura. C’è un GIUST A con la A che se ne va per i fatti suoi e anche la spaziatura delle altre lettere è di default. Un grafico con un minimo di competenza non manda in stampa una porcata siffatta. Ho visto ieri l’originale seipertre e sono inorridito. E tutto il resto è conseguente. La cosa più interessante è la parodia che dice “L’Italia giù sta”.🙂

  24. @ben
    forse non sono stato affatto chiaro nella chiusura sulle politiche economiche. perchè questi commenti mi stupiscono un pò.
    proprio come dici tu, le politiche economiche hanno conseguenze sulle persone.
    e, di più.
    spesso fanno la differenza (o una parte importante di essa) fra destra e sinistra.
    proprio per questo considero le politiche di Monti politiche di destra.
    sulla stessa linea schiacciata dell’FMI e dell’UE che chiedono sacrifici ai molti per salvaguardare gli interessi dei pochi.
    se in america avesse vinto Romney avremmo avuto un’estremizzazione di questi indirizzi.
    per fortuna ha vinto Obama.
    che la pensa un pò diversamente da Romney.

    io penso che Bersani sia stato e sia ancora troppo schiacciato sulle politiche moontiane.
    politiche troppo destrorse.
    troppo destrorse per un partito di sinistra, se mai il pd vuole restare (o essere, o diventare…) un partito di sinistra.
    oggi, per paradosso, Obama è più a sinistra (in questo campo, almeno; ma non solo) di Bersani.
    Io credo che Bersani debba osare di più.
    altrimenti, molto presto la nuova balena bianca se lo ingoia.
    (che poi questa nuova balena bianca sia meno puzzolente delle sentine volgari in cui ci aveva spinto il berlusconismo non deve fare scandalo; solo un pò di sollievo per le narici).
    Ok?

    Pierperrone

  25. @pierperrone
    scusa, ma dici cose evanescenti.
    Per capire le conseguenze di un provvedimento di governo bisogna, per prima cosa, descriverlo precisamente e, poi, fare un calcolo quantitativo delle conseguenze, dirette e indirette, a breve, medio e lungo periodo, sulle varie classi e categorie sociali.
    Tutti compiti, anche il primo, molto impegnativi, che richiedono competenze tecniche e molto lavoro.
    Poi forse, in qualche caso, si potrà dire se era un provvedimento più di destra o più di sinistra. Cioè, diciamo, complessivamente più dannoso o vantaggioso per “i lavoratori”. (Ma tieni conto che fra i lavoratori vi sono interessi molto divergenti, specialmente nel breve periodo. Ad esempio, fra i giovani più precari e gli anziani più garantiti.)

    Aspettati pure tranquillamente che In molti casi — ove si riesca nel tempo a dare una valutazione fondata su buoni dati — non risulti né di destra né di sinistra, ma più semplicemente sensato o insensato. Cioè complessivamente vantaggioso o dannoso per (quasi) tutti.

  26. Per dirla tutta — ieri e oggi mi allargo, poi starò zitto — è che il discrimine principale, oggi in Italia, non sia tanto fra destra e sinistra (che pure sussiste, tranquillo Ugo), quanto fra chi vuole cose insensate, complessivamente dannose per tutti, specialmente nel lungo periodo, e i pochi che cercano di fare qualcosa di meglio.

  27. OT
    @Ben
    Mi duole ma credo di stare dalla parte di Pierperrone. Forse non è sembrato così conscio dell’aspetto tecnico di un provvedimento, ma almeno si pone il problema di definire (anche a se stesso e come priorità) se un provvedimento sia di sinistra o di destra – dove per destra o sinistra si intende rispettivamente il capitale (e quindi anche tutta una serie di pensionati oltre un limite di soglia) o il lavoratore (che è tutto ciò che produce lavoro ma non detiene capitale di produzione).
    Questo è un “a priori”, Ben, non una conseguenza di un provvedimento poiché qualunque algoritmo sufficientemente potente da non cadere nell’inconsistenza deve conoscere i vincoli di progetto che producono un dato output e perciò dichiara già a livello teorico chi favorirà e come.
    La retorica che vorrebbe mostrare proveddimenti vantaggiosi per tutti i lavoratori nasconde la volontàa favorirne una parte o l’altra (la cosa fa ridere sopratutto con i provvedimenti di un Mario Monti che vede un Grilli dichiarare contro tutti gli organismi nazionali (Banca d’Italia) e internazionali (OCSE, FMI, BCE) che da aprile avremo la ripresa e un PIL 2013 a saldo positivo, contro una previsione ottimistica del -1% di tutti gli altri).
    Ovviamente detto così il mio discorso potrebbe lasciare spazi alla possibilità che tu continui a pensarla a tuo modo (un provvedimento favorisce entrambe le parti) oltre magari a puzzare di lettura vagamente marxiana.
    Per non darti la minima chance di rifugiarti sotto l’ombrello di incompetenti bocconiani (quali dimostrano di essere Monti/Giavazzi/Alesina & co.), ti spiegherò perché le loro previsioni si rivelano periodicamente falaci. Facciamo un esempio accessibile a tutti,tanto per mostrare le relazioni in gioco; prendiamo il mercato del pesce azzurro del mare del Nord.
    A chi fa la spesa può non importare quanto si nasconde dietro al cartellino del prezzo sul banco del pescivendolo (posto che questo sia attendibile), ma se ci si occupa di teoria economica si dovrebbe essere in grado di formulare un modello che preveda quel prezzo. Perciò occorre considerare se pescatori di nazioni confinanti sono autorizzati o meno a pescare in quello spazio territoriale; se vige e viene applicato il divieto di certi metodi di pesca; se è presente uno statuto del lavoro e se i lavoratori di queste aziende implichino un sindacato e quanto questo pesi sullo stipendio finale; se si può pescare fuori dalle acque territoriali senza essere mitragliati da qualcuno; se ci sono imprese analoghe, e eventualmente fanno Cartello; se sono strutturate in modo industriale in grado di fare pressione lobbistica sulla legislazione; se c’è un simile cartello a livello di distribuzione; se è disponibile una nuova tecnologia che consente di risparmiare e sui tempi di pesca e sui costi fissi o carburante; se un’azienda saccheggia la disponibilità di pesce eliminado o riducendo le posizioni di eventuali concorrenti; se i soggetti della filiera, fino ai consumatori finali, sono consci o meno che la pesca avviene in acque inquinate poiché il consumo di pesce azzurro vive e prospera sul salutismo a lui associato, etc.
    Tutto ciò vale per ogni merce o servizio del sistema economico, che, in quanto sistema integrato, è variabile diretta o indiretta nella produzione del bene pesce azzurro.
    Ora, il club bocconiano continua a svolgere le proprie analisi previsionali sulla base di un modello in cui le due curve (offerta e domanda) si incrociano per via di una mano invisibile.
    Tuttavia appena si introducono sufficienti variabili allo scenario economico, la teoria della domanda e dell’offerta non ci prende mai e infatti il club ha toppato quasi tutte le previsioni che iniziamo già a oltre un anno di distanza a misurare.
    Nota bene che nel momento in cui abbiamo il quadro delle tecniche produttive in un dato momento, avrebbe senso calcolare i prezzi in modo *simultaneo*, cioè con un sistema di equazioni, la cui soluzione è assicurata dal teorema di Perron-Frobenius, e non calcolarli ai costi di produzione, che corrispondono alla curva dell’offerta. Da qui è possibile considerare poi individualmente, uno ad uno, gli effetti della variazione di alcuni dei parametri che abbiamo valutato in funzione di certi obiettivi (ad es. la piena occupazione, il fabbisogno desiderato, i trade off di alternative tecnologiche, etc.).
    Nessuna mano invisibile invocata a ottimizzare le due curve, nessuna ipotesi astratta e sistematicamente disattesa fuori dal modello, nuessuna finzione.
    Però c’è un però – e qui tornano le ragioni di PierPerrone a separare, fin dal principio delle iniziative economiche intraprese, politiche di destra e di sinistra. Procedendo per questa via, la piàrazionale possibile, Capitale e Lavoro risultano disarmonici e contrapposti.
    Con buona pace della auspicata chimera della pace sociale e di tutti coloro che si iscrivono alle tante Bocconi, il cui modello religioso di riferimento è lì a ottimizzare efficientemente, e invisibilmente con la sua manina, tutta l’economia a vantaggio di tutti i consumatori/lavoratori.🙂

  28. OT
    @Ugo
    Le cose che dici per me sono abbastanza ovvie.
    Non capisco se le tue valutazioni dipendano da una propensione a un’economia pianificata, in alternativa a un’economia di mercato.
    Sebbene io non sia contrario a questa prospettiva, tuttavia non mi sembra attuale, adesso e nei prossimi decenni.
    Per questo le mie valutazioni su che cosa sia più o meno sensato si riferiscono a un mondo che assumo rimanga basato sull’economia di mercato, ancora per vari decenni almeno: mi chiedo cioè che cosa sia meglio per i lavoratori ALL’INTERNO di un’economia di mercato.
    Non è tanto una preferenza, quanto un’assunzione secondo me realistica.
    Ho il dubbio che il nostro disaccordo dipenda anche da questa assunzione, che tu forse non condividi.

  29. @Ben
    Eh no, caro Ben, ti ho fatto un intervento a prova di attacco ideologico in cui ciò che interessa è la determinazione dei prezzi di mercato in modo da fare previsioni su altre variabili che ci interessano a livello sociale(Tirare fuori la pianificazione vs mercato è non avere capito molto di ciò che ho scritto oppure volerla buttare sullo straw man).
    Il punto era mostare per quale motivo l’efficienza previsionale di un sistema di determinazione dei prezzi mostrerebbe inesorabilmente la contrapposizione tra Capitale e Lavoro, e quindi azzoppasse definitivamente la legittimità della retorica bugia (beneficio universale globale indipendentemente altri) a cui vai credendo anche tu.

    PS
    Quanto al tuo argomento contro un’economia pianificata, ti faccio notare che non ha molto senso. Infatti se lo scopo è pianificare un’economia, occorre cominciare a farlo quanto prima altrimenti dire che “non mi sembra attuale, adesso e nei prossimi decenni” rapresenterebbe un cul de sac ricattatorio in quanto non ci sarà mai un momento all’interno dell’economia di mercato che tenderà ad essere pià vicino alla pianificazione di quanto lo sia adesso. Perciò se c’è un prezzo da pagare nella transizione, che senso avrebbe posticiparlo sine die con gli interessi? Come ci ha insegnato Mario Monti, gli interessi pesano nel lungo termini, sopratutto sulla tenuta sociale.
    Intanto MPS la si rinazionalizza. Eccoti un inizio.🙂

  30. OT
    un elemento centrale della mia valutazione “realistica” è che la Cina e gli altri paesi emergenti sono parte di un’economia di mercato mondiale (con tutti i suoi difetti) e ne rimarranno parte per vari decenni. Come peraltro noi in Occidente. Non vedo nessuno, né a Oriente né a Occidente, che si stia preparando neanche lontanamente a uscirne.

  31. @Ben
    Ma di cosa stiamo parlando allora? Di soluzioni oppure no? Primo: la Cina col cazzo che è libero mercato. È un ibrido in cui la pianificazione la fa da padrone(sulle macroaree, sul controllo del credito, sulle proprietà nazionalizzate, etc) e io a oggi concordo su questo modello da importare quanto prima. Ma del resto di cosa vai parlando, scusa? Non sono le nostre istituzioni (BCE, commissione Europea, etc) soggetti preposti allo stesso scopo, con la differenza di avere in mano armi (di painificazione) spuntate le cui impotenze paghimao tutti in termini di incertezza non dico per il futuro ma anche per il presente di persone giuridiche, quali sono le imprese, e sopratutto le persone fisiche, quai siamo io e te.
    È chiaro? Invece in Italia abbiamo la pianificazione delle risorse pubbliche allo scopo di farle depredare da un’esigua minoranza di privati, che altrimenti non avrebbero idee imprenditoriali per rimpinguare il proprio capitalle, che poi fugge all’estero a finanziare imprese altrui per goderne i dividendi.
    Quindi dipingere la mia (e la altrui) posizioni come il ritorno della tessera annonaria 2.0, la trabant per tutti e la dacia un mese all’anno, per poi concludere che “siamo tutti parte dei ujn’economia di mercato” è peggio di un delitto. È un errore. Pulisci le lenti, Ben.

  32. OT
    @Ugo (ultimo intervento, per non eccedere)
    Non ho detto che la distinzione sinistra/destra non abbia più senso, ho detto il contrario. Un provvedimento di governo può essere di destra o di sinistra.
    Ho solo suggerito che, all’interno del mondo capitalistico in cui viviamo e molto probabilmente moriremo, alcuni provvedimenti vanno valutati come sensati o insensati rispetto agli interessi di periodo medio-lungo di (quasi) tutti.
    Ad esempio, avere un buon sistema di sussidi di disoccupazione (modello flexsecurity) invece dell’attuale sistema della cassa integrazione, è nell’interesse di lungo periodo di tutti, lavoratori e capitalisti.

  33. @Ben
    E io ti sto dicendo da ore, seprando che tu capisca, che i risultati attesi dal modello danese di una flexsecurity non sono determinabili e che solo inserendo questo strumento di pianificazione (nota bene) del mercato disoccupazionale all’interno di un sistema che prevede la pianificazione dell’economia possiamo controllare le variabili in entrata e gli output in uscita nel tempo. Sono chiaro o parlo arabo? E poi da ocsa nassce questa repulsione verso un’economia molto più pianificata se tu sei il primo a dedicare tempo su una pianificazione specifica?
    Le vedi le contraddizioni oppure vuoi una mano per querelare Giavazzi e soci per plagio nei tuoi confronti?

  34. Precisazione necessaria: quando dico “interessi di lungo periodo dei lavoratori” mi riferisco al futuro dei loro figli. E’ nell’interesse di un lavoratore anziano avere figli occupati piuttosto che disoccupati.

  35. @Ben
    Ma capisci che la tua è la più classica delle petizioni di principio?
    Tu hai già deciso, per autodimostrione, che il futuro dei nostri figli sarà assicurato da questa linea politica di economia rispetto ad altre.
    Perciò è inutile che io ti inondi,come sto facendo da tempi di teoremi che mostrano come la probabilità che un modello preposto a uno scopo realizzi quello scopo è simile tra il cartomante e il tuo economista di riferimento.
    Mentre invece gli stessi teoremi mostrano che è possibile risolvere il problema in modo più efficiente, a patto però di rivelare la natura di classe dei provvedimenti (proprio quello che non vorrei fosse rivelato al popolo bue, nel senso quello che traina l’aratro, fossi il latifondista che li ha a contratto e che livede andare formalmente a votare per una politica economica o contro quella).
    L’esistenza non di un mondo in cui tutti traggono vantaggio da qualche iniziativa di politica economica ma in cui si agevolano alcuno e non altri, fatalmente e inevitabilmente.
    Tanto vale dirlo e farlo consciamente e alla luce del giorno. I masochisti esistono ma credo che in generale pochi voterebbero per farsi del male.

  36. @Ugo
    Parli arabo.😉
    E pasticci con concetti basilari. “Pianificazione” va intesa come pianificazione centrale dell’economia, produzione, prezzi e distribuzione, in sostituzione del mercato — infatti avevo scritto “economia pianificata in alternativa all’economia di mercato”. Non scrivo a vanvera, per lo più.🙂
    Si capisce che i governi, anche in un’economia di mercato, pianificano un sacco di cose — ma non produzione (nel senso di quantità da produrre) e prezzi.
    Perfino io qualche volta pianifico qualcosa.😉
    Chiudo qui, scusami.

  37. @Ben
    “Pasticcio con concetti basilari “suona come una dichiarazione di guerra. Io i miei teoremi li sbatto nero su bianco. Tu continui a cianciucare e traccheggiare con le parole dietro le quali si nasconde l’assoluto vuoto pneumatico della realizzabilità. Io ti ho dimostrato che il teorema Perron-Frobenius permette di determinare il prezzo (senza dover pianificare necessariamnete la produzione, ma pur rendendo decidibile anche le equazioni per essa qualora lo si desiderasse) in opposizione alle curva del modello marginalista. Tu parti per la tangente volendo ridurre tutto a un’opposizione di pianificazione Vs mercato.
    Insomma, argomenti veri o sabbatico ritiro di studio.

  38. @Ugo
    E non sono io che preferisco l’economia di mercato a quella pianificata, io sono incerto al riguardo, vedo pro e contro. Hanno deciso, magari a torto, sei miliardi di persone, e pare che non intendano cambiare idea. Magari stupidamente, ok.
    Io mi limito a tenerne conto.

  39. ps
    visto che un altro dei tuoi leit motif (e di quegli inqualificabili soloni dei tuoi economisti da Corriere della sera) è il mito della competitività vogli subito dirti che la fantomatica “libera concorrenza” viene invocata da economisti che non conoscono neanche la matematica elementare, che serve a dimostrare che, se ci fosse, la libera concorrenza implicherebbe una piena occupazione (!), con salari di minima sussistenza (!) e l’assoluta mancanza di ogni profitto (!).

  40. Ps2
    Quanto al fatto che 6 miliardi di persone abbiano “deciso” per l’economia di mercato e “non intendano cambiare idea”, vista la condizione umana disastrosa che la maggiioranza di loro ha invece “subito” e che “non può cambiare nonostante l’idea che alberghi in ciascuno di loro”, beh,
    abbiamo raggiunto la frutta di questa discussione.
    Un frutto indigeribile il tuo, da lavanda gastrica immediata.

  41. @ben
    @ugo
    scusatemi.
    io non sarò, a vostro avviso tecnicamente adeguato: lo dico con cordiale disponibilità ad ammetterlo, visto il vostro … lungo dibattimento…
    Io vorrei solo modestamente far notare – senza entrare nel merito delle vostre dotte discussioni – che se per esprimere un’opinione o, di più, il voto a destra o a sinistra, ad un cittadino occorresse prima fare un esame tanto accurato di economia …
    si, la conseguenza quale sarebbe?
    chi mi risponde?

    Tanto per essere anche provocatorio.
    Io me lo sono chiesto: siamo sicuri che il voto spetti a tutti?
    E’ mai possibile che certi soggetti si esprimano (si siano espressi) con il loro voto anche per conto mio e dei miei valori/interessi?
    Poi, ripenso ai bei tempi della lotta del proletariato, quando eravamo certi che la storia (la Storia) era dalla parte della classe operaia.
    E allora vedo che neanche un proletario, nè un operaio … avrebbe mai passato un esame di economia tanto invasivo.
    Avrebbero votato (se mai il voto avesse continuato ad esistere in una dittatura del proletariato) tutti, seppure più esperti a stringere bulloni che a dimostrare teoremi da premi Nobel.

    Morale della favola.
    Secondo me, Bersani si rivolge con i suoi volantOni a qualcuno che chiamerei la Massaia di Voghera.
    Tu @ben e tu @ugo non siete nel target di quel manifesto di Bersani.
    Ok.
    Il resto … forse è fuori del tema assegnato da Giovanna (ma detto ancora con cordialità).

    Pierperrone

  42. @Pierperrone
    Bersani si rivolge in quei manifesti alla massaia di Voghera. Giusto, chi ha mai creduto il contrario, a cominciare da Testa e Cosenza? Tuttavia lo stesso Bersani in altri contesti vuole convincere anche la docente di Bologna o la pubblicitaria di successo. Nel fare ciò deve ricorrere a un altro tipo di comunicazione in quanto la prima non funzionerebbe granché. Questo tanto per dire che la decisione di votare un partito (e la liceità di critica) non è esclusiva né delle sole casalinghe, né delle docenti universitarie e nemmeno delle creative.
    Quanto alla sua provocazione, è ben accetta. Lei si chiede se “il voto spetti a tutti” e rimpiange in un certo qual modo una stagione passata in cui “neanche un proletario, nè un operaio avrebbero mai passato un esame di economia tanto invasivo”. Infine chiosa con la considerazione che “avrebbero votato (se mai il voto avesse continuato ad esistere in una dittatura del proletariato) tutti, seppure più esperti a stringere bulloni che a dimostrare teoremi da premi Nobel”.
    Le faccio notare che si è già dato la risposta alla sua domanda, evidentemente retorica, in quanto il mondo del presente è il risultato dei voti del passato. E poiché il presente non è così roseo come se lo immaginava chi l’ha votato credenodovi…
    Quanto al voto, spetta certamente a tutti ma se l’esperto a stringere i bulloni non diventa esperto anche a dimostrare teoremi da premi Nobel, probabilmente continuerà a stringere i bulloni. E quello che capisce quei teoremi probabilmente sarà colui che trae profitto dal fargli stringere i bulloni.
    A questo punto cosa propone?

  43. Ps
    @Peirperrone
    Ah,aggiungiamo inoltre che se l’esperto di bulloni non diventa esperto di teoremi economici allora anche l’offerta politica tenderà a trarre profitto da argomenti da bulloni che argomenti da teoremi, poiché la domanda politica crea l’offerta e se la domanda è di bassa razionalità l’offertà volta a intercettare quei voti seguirà la stessa qualità. Tuttavia una volta raggiunto il potere, e al fine di mantenerlo, l’offertà politica vellicherà il proprio elettorato insistendo sugli argomenti da bulloni che l’hanno fatta vincere, di fatto impedendo una crescita di razionaliotà nelle richieste dell’elettorato. Un bel circolo vizioso che vede l’elettorato comunque sconfitto al contrario da chi ne trae profitto. Che poi è il motivo per cui Berlusconi ripete pressappoco lo stesso canovaccio liberale di sempre e La Repubblica ripete pressappoco lo stesso canovaccio antiberlusconiano di sempre.

  44. OT
    @Ugo (scusa Giovanna l’invasione)

    Mi era sfuggito un tuo utile commento (senza ironia): “la Cina col cazzo che è libero mercato. È un ibrido…”. Ma infatti io avevo scritto, pesando ogni parola, “la Cina e gli altri paesi emergenti sono parte di un’economia di mercato mondiale”.

    Siamo arrivati, credo, a convergere su di una domanda cruciale: la ibrida Cina evolverà verso una economia di mercato, oppure il suo modello ibrido verrà adottato dal resto del mondo?

    Io propendo (come previsione o scommessa, non come preferenza) per la prima ipotesi, almeno entro l’orizzonte delle nostre vite. Tu forse per la seconda. Da questo derivano anche prospettive politiche diverse.

    E’ un esito costruttivo della nostra discussione (direi straordinariamente utile), perché ci permette di seguire l’andamento del mondo con una buona bussola.
    Non essendo un millenarista, sarei prontissimo a cambiare scommessa e rotta se scoprissi che nel resto di questo secolo il vento soffierà da Est e non da Ovest, come invece mi aspetto.
    (Metafora imperfetta ma spero comprensibile).

  45. @pierperrone
    con estrema simpatia, ti ho dato implicitamente dell’ignorante e del credulone, ma ti garantisco che io stesso mi considero tale, e di conseguenza accetto volentieri ogni critica che mi aiuti a esserlo un po’ di meno.
    Sui serissimi problemi che poni, penso che debbano votare tutti, inclusi quelli/e perfino più ingenui e ignoranti di me e te. Penso che la gente comune abbia una capacità di discernimento limitata riguardo ai propri interessi, specialmente quelli non immediati, ma che sia generalmente utile tenerne conto.
    Mi sembra importante che cresca a livello di massa una competenza elementare sulle questioni economiche, e che quindi i Rampini abbiano un credito sempre più limitato.
    Ma non toglierei il diritto di voto neanche a Rampini.😉
    Al di là delle battute e delle critiche, spero che tu accolga la mia rispettosa simpatia.🙂

  46. @ben
    all’inizio mi ero un pò preoccupato per qualche tono un pò … così.
    Ma già da ieri ho capito che c’era ironica simpatia nei commenti tuoi ed anche in quelli di @ugo.
    Non ci conosciamo ed è possibile/facile incorrere in malintesi usando strumenti freddi come queste righe.
    Ricambio la vostra attenzione con la stessa simpatia e con quel pizzico di ironia che io amo molto, soprattutto se si rivolge contro di me (io cerco di fare il massimo per non prendermi troppo sul serio; magari a volte non ci riesco).
    … Alla prossima🙂 !

    pierperrone

    PS. Scusiamoci anche con Giovanna. Il nostro tsunami potrebbe averla innaffiata troppo.

  47. Stavo battibeccando da alcuni minuti con un collega. “Sei proprio un cretino!”. “Io? No, sei tu il cretino”. Interviene il capo ufficio: “Ragazzi, ricordatevi che ci sono anch’io, qui dentro!”

  48. Sembra uscito dalla famiglia Addams, da quanto è lugubre!

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