I registi fra le macerie

Nei giorni scorsi in Abruzzo si aggiravano un po’ di registi italiani. A quanto ne so, c’erano Mimmo Calopresti, Francesca Comencini, Ferzan Ozpetec, Michele Placido, Paolo Sorrentino. Di sicuro me ne sfugge qualcuno.

Già si trovano su YouTube i primi risultati del loro girare fra le macerie.

Calopresti accompagna le immagini del disastro con la canzone Perfect Day; Comencini fa parlare le donne di San Gregorio; Sorrentino si sofferma sulla non assegnazione delle tende, dopo che uno ha gridato «sono a sufficienza per tutti, sennò mi tagliate la testa!»; Ozpetec dedica il corto ad Alessandra Cora, una giovane di origini capresi che ha perso la vita nella tragedia; Placido, nel suo duplice ruolo di attore e regista, si fa riprendere mentre raccoglie le testimonianze di alcuni extracomunitari, che hanno scavato con le mani per salvare i compaesani.

Non so. Indipendentemente dalla qualità dei corti – a volte non distinguibili dalle centinaia di riprese giornalistiche di questi giorni – c’è qualcosa che non mi piace.

Documento? Arte? Autopromozione?

Capisco le buone intenzioni e la necessità di testimoniare, ma in questi casi il confine con lo sciacallaggio e l’intrusione nel dolore altrui è così sottile, che tenere qualche videocamera spenta non guasterebbe. O conservare il girato per tempi e storie successive. Perché il dolore ha bisogno di tempo. E di silenzio.

Cito a memoria Erri De Luca che, intervistato dalla Bignardi venerdì scorso, ha detto più o meno: «Durante una tragedia bisognerebbe vietare ai giornalisti di chiedere alla gente: “Cosa provi?”, “Come ti senti?”. Perché se la domanda è abolita, magari aguzzano l’ingegno e gli viene un’idea migliore.»

Anche ai registi bisognerebbe vietarla.

Mimmo Calopresti, «Perfect Day»

Francesca Comencini, «Le donne di San Gregorio»

Ferzan Ozpetec, «Nonostante tutto è Pasqua»

Michele Placido, «Le mani di Osmai»

Paolo Sorrentino, «L’assegnazione delle tende»

8 risposte a “I registi fra le macerie

  1. iper_realismo per occhi abituati a ricavare estetica dall’etica.

    in me, che nell’etica sono immersa, questi corti suscitano una duplice reazione:
    il fascino per le opere d’arte, dall’equilibrio precario e potente,
    ma anche lo sconcerto per il contesto in cui sono state create.

    (quasi) lo stesso sentimento che provo dinanzi alla ‘zattera della medusa’ di géricault.

    la differenza sta proprio nel tempo della reazione.
    ora è presto, troppo.
    l’estetica rischia di an_estetizzare le reazioni nei confronti del dramma etico.

    grazie comunque, per la collezione.

  2. Testimoniare, in quel contesto, cosa significa? Riprendere delle immagini piuttosto che altre? Secondo me è il racconto che manca. Questi registi (a parte la Comencini, a mio parere) non riescono a raccontare le storie che sono rimaste sotto e sopra le macerie.
    A me non sembrano sciacalli e intrusi, viceversa, incapaci. Proprio ora che serve un racconto (reality) diverso da quello che ci propinano le tv e i politici (i veri sciacalli).

  3. Scusa: reality è un refuso riferito al racconto televisivo del terremoto 🙂

  4. Ciao Giovanna,

    sono d’accordo con te. Trovo che mai come in questo frangente i media televisivi abbiano dato prova di ottusità ed arroganza. Se dare una testimonianza di ciò che accade significa indugiare inutilmente sulle lacrime ed il dolore delle vittime, allora preferisco non essere informata. E nemmeno una firma d’autore potrà farmi cambiare idea.

    Trovo inoltre disdicevole che dietro ad ogni giornalista in collegamento ci siano schiere di soccorritori in posa per farsi riprendere. Una triste testimonianza di esibizionismo-della-porta-accanto.

    Un abbraccio, Elena

  5. Hanno già detto tutto Laura ed Elena con le quali concordo pienamente 🙂

  6. nulla succede se non viene trasmesso in tv, oramai.
    Non si riesce più a scrivere, mi hanno insegnato e ci credo ancora che qualsiasi “film”, corto o lungo che sia, deve essere prima inesorabilmente scritto. Viene prima il racconto, la letteratura e poi tutto il resto. Come nel giornalismo, mancano oramai i cronisti, quelli veri. Si montano le scene con una musica strappalcrime che fa da sottofondo e il gioco è fatto.

  7. Non riesco a vedere i filmatati così forse non posso commentare più di tanto, però una cosa vorrei dirla: nulla li distingue dalla TV generalista.
    Adesso non rimangono che i più indipendenti degli informatori mediatici che non tarderanno a farsi vivi!
    Concordo con tutti.

  8. “passavo di qui” più o meno per caso.
    mi trovo d’accordo con quanto già detto e ho pensato di postare questo testo che secondo me si adatta:

    -VICARIOUS-

    Eye on the TV
    ‘cause tragedy thrills me
    Whatever flavor it happens to be

    Like:
    “Killed by the husband” …
    “Drowned by the ocean” …
    “Shot by his own son” …
    “She used a poison in his tea,
    Then (she) kissed him goodbye”
    That’s my kind of story
    It’s no fun til someone dies.

    Don’t look me at like I am a monster
    Frown out your one face, but with the other (you)
    Stare like a junkie into the TV
    Stare like a zombie while the mother holds her child,
    Watches him die,
    Hands to the sky cryin “why, oh why?”

    Cause I need to watch things die from a distance
    Vicariously, I live while the whole world dies
    You all need it too – don’t lie.

    Why can’t we just admit it?
    Why can’t we just admit it?
    We won’t give pause until the blood is flowin’
    Neither the brave nor bold
    Nor brightest of stories told
    We won’t give pause until the blood is flowin’

    I need to watch things die from a good safe distance
    Vicariously, I live while the whole world dies
    You all feel the same so why can’t we just admit it?

    Blood like rain fallin’ down
    Drum on grave and ground

    Part vampire, part warrior,
    Carnivore and voyeur
    Stare at the transmittal.
    Sing to the death rattle.

    (La, la, la, la, la, la, la-lie)

    Credulous at best
    Your desire to believe in
    Angels in the hearts of men.
    But pull your head on out (of) your hippie haze
    And give a listen
    Shouldn’t have to say it all again

    The universe is hostile
    So impersonal
    Devour to survive
    So it is, so it’s always been …

    We all feed on tragedy.
    It’s like blood to a vampire.

    Vicariously, I live while the whole world dies
    Much better you than I.

    TOOL, 10000 Days (2006)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...