800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

Ho apprezzato molto il commento che ieri Massimo Mantellini ha scritto sul balletto dei giorni scorsi attorno agli 800 milioni di euro che il governo dovrebbe stanziare per portare la banda larga in una parte delle aree italiane in cui ancora non c’è.

Prima il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta dice che quei soldi sono congelati: «Banda larga, nuovo stop. “I soldi alla fine della crisi”» (Repubblica, 5 novembre 2009).

Poi il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, durante l’ultimo Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) chiede a Berlusconi che siano sbloccati e, a quanto dichiara Renato Brunetta, la richiesta viene accolta: «Scajola e l’appunto a Berlusconi: “Con banda larga 50.000 posti”» (Repubblica, 8 novembre 2009).

In realtà, agli atti del Cipe del 6 novembre gli 800 milioni per la banda larga non ci sono, come nota Guido Scorza: «Banda larga? Ma che Cipe dice?»

Problema n° 1: per portare la banda larga in tutta Italia 800 milioni non bastano. Ce ne vogliono almeno 1300.

Problema n° 2, il peggiore: le infrastrutture non risolvono l’arretratezza culturale italiana su Internet, che comporta un uso superficiale e cioè automatico, acritico, passivo della rete anche da parte di chi l’accesso ce l’ha.

Secondo una ricerca commissionata alla Nielsen dall’Osservatorio permanente sui contenuti digitali e presentata a Milano il 18 settembre, quest’uso povero della rete riguarda il 27% della popolazione italiana, all’interno del già magro 55% delle persone che usano Internet.

Per capire meglio cosa vuol dire «uso povero» scarica QUI la presentazione della ricerca.

Per questo sono d’accordo con Mantellini quando dice (grassetti miei):

«Esiste, ed è molto diffusa a tutti i livelli, questa grande semplificazione secondo la quale nel giorno in cui il 100 per cento dei cittadini sarà raggiunto dalla banda larga il problema, ogni problema, sarà definitivamente risolto. Ci crogioliamo dentro le analisi sociologiche sui cosiddetti “nativi digitali”, come a dire, guardate, oggi forse il panorama è cupo ma gli adulti di domani, cresciuti nell’epoca di Internet, avranno altre esigenze ed altre aspettative. Siamo davvero sicuri che sarà così?

Ai tanti entusiasti sostenitori della natività digitale consiglio di entrare qualche volta dentro una università, dove oggi, almeno nei primi anni di corso, abitano ragazzi cresciuti fra posta elettronica e Youtube, a farsi una idea di quale sia il livello di “cultura tecnologica” di questo paese. Ne torneranno a casa con qualche certezza in meno.

I famosi 800 milioni per la larga banda sono soldi importanti e quella del governo Berlusconi è la solita miopia a cui la politica italiana ci ha abituati nell’ultimo decennio. Nulla che non abbiamo già visto, nulla che non fosse lecito aspettarsi. Ma la scelta attendista e polverosa di Gianni Letta sposta in minima parte il gigantesco problema di una nazione che ha per la tecnologia lo stesso amore del gatto per l’acqua.

Abbiamo bisogno di politiche di lungo periodo centrate sulla scuola, sulla alfabetizzazione telematica, abbiamo bisogno di informazioni autentiche sulla utilità di Internet, abbiamo bisogno di incentivi economici che riguardino le famiglie, per spostare l’impasse culturale di quel 50 per cento degli italiani che continua ad acquistare costosi smartphone e non possiede un computer in casa.

Abbiamo bisogno di raccontare la Rete, anche in TV, come la grande opportunità che è. Poi certo abbiamo bisogno anche di una infrastruttura migliore: ma non raccontiamoci che il problema sia tutto lì

Massimo Mantellini, «Contrappunti/Un paese meraviglioso», Punto informatico, 9 novembre 2009.

 

8 risposte a “800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

  1. ma Giovanna cara, in un paese dove lo scopo principale dell’informazione (e della decisione, purtroppo) politica e’ quello di cullare e coccolare il nostro elettorato vecchiarello, rassicurandolo che i cattivi stranieri non verranno a rovinare le nostre tradizioni, o che i pedofili verranno bloccati facendo “chiudere facebook” (parola di Fede), e attenzione alla suina, quelli si che sono problemi grossi, mi pare che la mossa di congelare gli investimenti sulla banda larga ci stia tutta, che lo spettatore, pardon elettore, medio non solo non se ne lamenta, ma ne e’ anche contento, di non alimentare ‘ste diavularie di lu dimonio.

  2. Riassunto: la banda larga è una delle tante condizioni *necessarie* – ma *non sufficienti* – per risolvere il nostro problema di arretratezza culturale.

    Per la cronaca, giusto per sapere che non bisogna abitare in uno sperduto paesino di montagna, faccio sapere ai tuoi lettori che a Poasco, ridente frazione di San Donato Milanese, alle porte di Milano e a circa 2 km in linea d’aria da numerosi datacenter e uffici di multinazionali, l’ADSL non c’è. Amen

  3. Un discorso e un post assai interessante.

    L’italiano medio, quello di fascia d’età sui 40-50 anni, con scolarizzazione tra medie e superiori, usa la tecnologia ma non sa davvero “che cosa ha fra le mani”. La tv ci “intorta” con spot di cellulari ipertecnologici, notebook, chiavette per navigare in internet ovunque e web station, al punto che diventa un must avere questi prodotti ed è solo secondario il vero uso che se ne fa.

    Alcuni usano internet per vedere i programmi tv a loro piacimento, altri solo per chattare e trovare amici su Facebook o altri social network, altri per leggere i giornali e, infine, pochi per lavorare. Credo che soltanto queste ultime due tipologie si possano definire utenti “attivi e consapevoli” della Rete. Le prime due tipologie, invece, mi danno spesso l’idea, perchè conosco vari esempi di questo tipo di persone, che usino la Rete solo perchè è cool.

    Sono convinta che tutto debba partire dalla scuola. Ai bambini va insegnato che la Rete è uno strumento di riflessione, lavoro e acculturamento, non soltanto di svago e “perversione”. Allora sì che l’estensione della banda larga diventa realmente efficace.

  4. Ricordiamoci per favore che la diffusione di internet è stata trainata dalla pornografia. L’avete scordato?

  5. Lary1984, l’età non c’entra: per favore la vogliamo smettere con questi pregiudizi? I cosiddetti nativi digitali sono tanto inconsapevoli e superficiali quanto i loro padri e nonni, se sono incolti. Scaricati la ricerca che ho linkato e studiala attentamente.

    Non abbiamo scordato nulla, Marcus, tranquillo.

  6. Non mi sembra di aver parlato in modo così pregiudiziale, nel senso che parlavo di “italiano medio” con medio-bassa scolarizzazione e questo non significa 1) che tutti gli italiani sopra i 40 anni usino Internet in modo parziale e 2) che i nativi digitali non siano inconsapevoli.
    Non ho mai detto questo, ho solo descritto una situazione media su cui mi sono scontrata diverse volte. E sono d’accordo che molti nativi digitali possano usare Internet in modo superficiale, ma mi sembra chiaro che per loro può essere più facile passare a una modalità più attiva di utilizzo nel corso degli anni. Se il mio discorso è sembrato pregiudiziale allora non mi sarò spiegata bene nel precedente commento…

  7. ma secondo me hanno privilegiato l’HD, la televisione, quella scatolina che in questo paese abbindola la gente al posto di un’informazione libera come quella che potrebbe essere internet.
    Italia non riesce a levare il crocifisso dalle aule, figuratevi se nel giro di poco tempo ci sarà un’informazione libera. È da tanto che stano progettando questo grande fratello..
    Fortuna che al Web non lo ferma nessuno.. è solo questione di tempo.

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