L’esempio del commissario Anna Maria Cancellieri

Con le elezioni amministrative il commissariamento di Bologna sta per finire. Paradossalmente, il mandato bolognese del commissario Anna Maria Cancellieri – da molti definito «uno smacco» per la città – è stato invece apprezzato dai bolognesi, che grazie a lei – un non sindaco – hanno ritrovato la possibilità di dialogare serenamente con chi amministra la città.

Anna Maria Cancellieri

Su questo tema è appena uscito il libro di Ilaria Chia Me lo ha chiesto la città. Anna Maria Cancellieri, l’esperienza di Bologna (Minerva Edizioni). Che contiene anche un’intervista che Ilaria mi ha fatto sullo stile di comunicazione di Anna Maria Cancellieri. Eccola:

Come definirebbe il modo di comunicare del commissario Anna Maria Cancellieri?

Direi che «equilibrio» è la parola chiave. Equilibrio nel gestire il rapporto tra la componente maschile e femminile, per esempio. Ma anche equilibrio fra il suo non essere di Bologna e il suo integrarsi in città. E infine tra pragmatismo dell’ordinaria amministrazione e visione politica.

Può spiegarsi meglio?

Per quanto riguarda il rapporto maschile/femminile, l’atteggiamento di Anna Maria Cancellieri, la sua gestualità, la sua postura non sono leziosamente femminili ma nemmeno prettamente maschili. Ci sono donne in politica, come Rosy Bindi o Angela Merkel, che appaiono molto più mascoline, perché nel volto, nel corpo e nella gestualità tendono a cancellare la loro componente femminile. La Cancellieri invece non si nega la femminilità (si trucca, porta spesso un filo di perle al collo, indossa tailleur e più di rado i pantaloni), ma ha anche tratti di mascolinità (il tono della voce è basso, e ha un’asciuttezza e una severità di modi che ricordano quelli maschili).

Anche nel volto, poi, riesce a realizzare un ulteriore equilibrio, quello tra sorriso e espressioni serietà. Davanti alla telecamera è capace di sorridere e lo fa sempre al momento giusto, ma quando riflette è seria. Il sorriso per un personaggio pubblico è un elemento difficile da gestire, perché se sorride troppo può sembrare falso, ma se sorride troppo poco può sembrare scostante o freddo. La particolarità del sorriso della Cancellieri è che è sempre rivolto all’interlocutore, non è mai un sorriso di autocompiacimento né una posa. E questo è importante, perché indica attenzione verso gli altri, che è ciò che la rende una figura accogliente e simpatica.

Poi ci sono gli altri due aspetti…

L’equilibrio tra il venire da fuori Bologna e l’integrazione nella città. Faccio un esempio: a pochi mesi dal suo arrivo a Bologna, aveva già imparato il significato dell’espressione “dare il tiro”. Cita spesso la sua provenienza romana ma ci tiene a mostrarsi vicina alla città prestando grande attenzione e rispetto a tutto ciò che la circonda, ma senza mai scimmiottare la bolognesità, senza fingersi bolognese quando è chiaro che non lo è. Poi c’è l’equilibrio tra il pragmatismo dell’ordinaria amministrazione e la visione politica, la capacità di guardare al futuro. In più occasioni Cancellieri, pur non superando il confine delle decisioni che spettano a un commissario, ha nello stesso tempo ricordato ai bolognesi la necessità di avere una prospettiva, una strategia politica.

Come le sembra il linguaggio che usa?

È sempre diretto e concreto, il che dipende anche dal fatto che non parla di politica ma di ordinaria amministrazione. Penso però che la concretezza sia un tratto distintivo della sua personalità, indipendentemente dal ruolo che svolge a Bologna

In che cosa si differenzia il linguaggio della Cancellieri da quello dei politici?

La concretezza e il pragmatismo non sono molto diffusi nella politica italiana. C’è da dire però che un sindaco non può volare così basso come un commissario. Se la Cancellieri si fosse candidata a ricoprire un ruolo politico, alla sua comunicazione concreta e pragmatica avrebbe dovuto aggiungere ingredienti di strategia politica e pianificazione. La scommessa per lei, allora, sarebbe stata quella di riuscire a combinare questi due elementi in un nuovo equilibrio.

Il modo di esprimersi della Cancellieri può essere un modello per la politica?

Lo sarebbe, se i candidati fossero in grado di recepirlo. Se fossi un politico farei tesoro dell’esperienza bolognese del commissario, perché non c’è dubbio sul fatto che la Cancellieri abbia saputo interpretare i bolognesi, perlomeno nel difficile passaggio storico della delusione dopo il caso Delbono.

Vedo però, nei politici locali ma più in generale nella maggior parte dei politici italiani, una scarsa capacità di guardarsi intorno, di apprendere dall’esperienza altrui, ma soprattutto una scarsa capacità di ascoltare i cittadini, inventandosi nuovi modi di dosare ingredienti diversi in maniera coerente al proprio programma politico, da un lato, e alle necessità della città – e del paese – dall’altro.

In media i politici italiani – e quelli bolognesi non fanno eccezione – tendono da una parte sola: alcuni sono concreti ma mancano di una visione prospettica o, se ce l’hanno, rischiano di scivolare nell’utopia. Altri si perdono nell’ovvietà, nella sloganistica vacua, in affermazioni talmente generali che non si possono non condividere ma poi non hanno risvolti concreti. Quello che spesso manca, nella politica italiana – locale e nazionale – è la sintesi tra concretezza e sguardo ideale.

Che impatto può avere nel rapporto con i cittadini questo nuovo tipo di comunicazione prodotta dall’amministrazione commissariale?

Se si innescasse il circolo virtuoso tra concretezza e visione ideale, si potrebbe ristabilire la fiducia nella politica, che ormai è la posta in gioco non solo a Bologna ma anche a livello nazionale.

A livello di comunicazione, in chi cosa si differenzia il commissario Cancellieri rispetto ai sindaci che l’hanno preceduta?

La Cancellieri ha dimostrato di essere capace di entrare in relazione con i cittadini, e lo ha fatto con le parole, con il volto, con tutto il corpo. Sergio Cofferati e Flavio Delbono, invece, mettevano un muro fra sé e gli altri. Cofferati, per esempio, non è stato mai capace di risolvere il problema del suo non essere bolognese, di integrarsi davvero in città. E Delbono, dal canto suo, è sempre apparso distaccato, snob, a tratti sprezzante. Ricordo per esempio come si presentò alla piazza che lo acclamava il giorno in cui vinse le elezioni: aveva una faccia talmente seria, una bocca talmente piegata in giù che pareva una smorfia di disgusto. Come se la gente intorno a lui, i suoi elettori e le sue elettrici, gli dessero fastidio.

Ecco dunque Anna Maria Cancellieri in una bella intervista che le fece il giornalista Fernando Pellerano nel maggio 2010:

12 risposte a “L’esempio del commissario Anna Maria Cancellieri

  1. Una cento mille Cancellieri. (Ottimo il commento di Giovanna)

    Mi piace quando nel video si schermisce dicendo di non essere colta.
    Libro preferito I promessi sposi, che ogni tanto rilegge. Film Via col vento.
    Difetto: golosa. Sogno di una vita: svegliarsi magra.
    E si ricorda la data esatta del primo bacio, e la canzone in sottofondo!

    Non è certo un’intellettuale, tanto meno una snob. Però di sicuro gli strumenti del suo mestiere di amministratrice li padroneggia tranquillamente. Lo si capisce da tanti indizi che trapelano dal suo modo di porsi, privo della benché minima ‘posa’. Oltre che dai notevoli risultati conseguiti a Bologna nel suo mandato.

    Mi conferma nell’idea che è molto meglio avere letto 10 libri giusti che 1000 sbagliati. :-)

  2. Mi chiedo sinceramente: le quote rosa che probabilità hanno di selezionare 1000 Anna Maria Cancellieri, che credo opererebbe energicamente per rimuovere gli ostacoli alla parità di genere?
    O più probabilmente selezionerebbero 1000 Nicole Minetti o Cinzia Cracchi? (Senza davvero nulla togliere ai loro possibili meriti, che però non sono altrettanto collaudati.)

    Non è una provocazione, è un serio interrogativo.
    Insieme con l’interrogativo gemello: converrebbe destinare l’energia impiegata nella battaglia per le quote rosa in una battaglia, certamente meno facile e più lunga, per rimuovere quegli ostacoli uno a uno?

    Vi assicuro che non sono affatto certo della risposta.
    Però una scommessa di 1000 euro la farei, se la Dea dell’emancipazione femminile questa risposta potesse prima o poi rivelarcela. :-)

  3. Forse la scelta delle alternative alla Cancellieri non è stata felice. Ma è difficile immaginare come le quote rosa potrebbero selezionare donne all’altezza del compito — se si rinuncia a dare per scontata la tesi che le donne selezionate dalle quote rosa sarebbero meglio degli uomini di cui prenderebbero il posto. Chi sceglierebbe le une sarebbero poi le stesse persone che scelgono attualmente gli altri.
    Scusate l’OT.

  4. Ben, non credo che il tuo sia un OT, anzi. La penso esattamente come te. Reduce dall’ennesima e più feroce del solito, batosta tesa a punire le mie “troppe” competenze nel lavoro, penso che qualsiasi strumento che la politica ci presenta come mezzo di riduzione delle disuguaglianze e della esclusione femminile, sia in realtà una pericolosa occasione per moltiplicare l’insipienza, in questo caso femminile ma la sola in grado di conviviere con quella al potere. Cancellieri fa parte delle eccezioni, di coloro che hanno saputo trovare le giuste mediazioni per non risultare troppo inquietanti per questo corpo sociale. Brava Cancellieri, sì.

  5. sara’ che per ripianare i conti del comune ha deciso di far pagare le famiglie con bambini piccoli aumentando a dismisura rette di nidi e materne, tagliando gli educatori, cedendo storici nidi pubblici a cooperative private, distruggendo de facto quello che era considerato il migliore servizio all’infanzia di tutta italia
    sara’ che come sua “amministrata” ho avuto modo di vedere anche i fatti oltre le dichiarazioni
    sara’ che, sempre da “amministrata”, la giudico piu’ come amministratrice che come donna
    sara’ che io, da romana trapiantata a bologna, cosa fosse “dare il tiro” l’ho imparato in una settimana, non pochi mesi, altrimenti rimanevo fuori casa
    ma a me la cancellieri NON piace…. non basta saper “comunicare” bene per gestire bene una citta’…… donna o meno…. quello che ci serviva era un amministratore oculato….. ci hanno mandato una falciatrice
    sono sicutamente OT…. perdonate

  6. Giovanna, , non ho capito bene, puoi spiegare cosa significa in pratica:
    “alla sua comunicazione concreta e pragmatica avrebbe dovuto aggiungere ingredienti di strategia politica e pianificazione.” ?

  7. ariaora: vuol dire che un sindaco non si può occupare solo delle questioni spicciole dell’ordinaria e quotidian gestione e amministrazione della città (buche in strada, graffiti, far quadrare i conti del bilancio di un anno), come fa un commissario, ma deve spendere parole generali su come immagina i prossimi 5-10 anni di una città, deve disegnare strategie di più ampio respiro: come si svilupperanno certi quartieri e strade, come fare tornare i conti del bilancio nel prossimo quinquennio, come risolvere i problemi degli asili, come dare sostegno alle classi più povere, e così via.

  8. giovanna,
    la tua precisazione mi sembra chiarire meglio un termine ambivalente quale “strategia” che in ambito politico evoca fatti anche piuttosto tristi e dannosi…
    Io non ci credo che in un paese come il nostro non esistano persone in grado di svolgere, in modo adeguato, corretto e competente, la funzione di pubblico amministratore.
    Non sarebbe il caso di capire bene come funziona il sistema di selezione in politica?

  9. @ariaora
    due parole sulla selezione in politica. Come avvio di una possibile discussione. (Sperando di non dire troppe stupidaggini.)

    La selezione la fanno principalmente i dirigenti politici. Anche quando c’è una selezione dal basso (come nelle primarie) è una selezione fra persone passate al vaglio, al 90%, dei dirigenti politici già in posizione di potere.

    Con che criteri i dirigenti politici scelgono i candidati?

    In parte per difendere e rafforzare il loro potere politico, quindi scelgono persone adatte a questo. Fedeli e docili, piuttosto che altro.

    In parte, si preoccupano anche di essere approvati o non contestati, a seguito delle loro scelte, dagli elettori del proprio partito. Se scelgono candidati bravi e onesti, c’è qualche possibilità che questi candidati piacciano di più agli elettori e che siano eletti, e che ciò rafforzi quel partito e indirettamente i dirigenti responsabili di quella scelta.

    In conclusione, per migliorare la qualità della selezione, bisogna rafforzare tutto ciò che fa sì che i dirigenti di un partito tengano conto dei cittadini che potrebbero votare per quel partito. Come? Non è facile capirlo, tanto meno farlo. Scorciatoie non credo ce ne siano.

    Tutto questo nell’ipotesi ottimistica :-( che i cittadini preferiscano politici competenti e onesti.

  10. Però capire come rafforzare il potere dei cittadini, nella selezione della classe politica, e riuscire effettivamente a rafforzare questo potere, è una sfida affascinante.
    Le primarie, in effetti, sono un piccolo passo in questa direzione. Molto poi dipende da come sono fatte (in USA le primarie presidenziali sono molto diverse, sono una corsa a tappe che dura molti mesi, una selezione molto più complicata). E tante altre cose sono possibili, da studiare e sperimentare.

  11. @Ben
    Il sistema che hai descritto di può definire democratico?

    Come avviene la selezione per le “primarie”?

  12. Pingback: L’immagine “sporca quasi a metà” di Anna Maria Cancellieri | NUOVA RESISTENZA

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