Elevator music

L’espressione “elevator music” (o “lift music”) si riferisce a quegli arrangiamenti strumentali di celebri brani melodici che si sentono in sottofondo nei centri commerciali, negli aeroporti, nelle toilette pubbliche e negli ascensori, appunto. Il termine è usato spesso in senso dispregiativo, per indicare una musica orecchiabile e facile.

Con questo titolo Serdar Ferit, giovane regista e scrittore britannico, ha realizzato un video molto suggestivo – presentato durante il Pangea Day – che induce a riflettere sulle barriere fra generazioni, etnie, sottoculture, media vecchi e nuovi.

15 risposte a “Elevator music

  1. Bello il video…
    Per fortuna le basi a cui ti riferisci non sono molto diffuse in Italia…
    La maleducazione invece…

  2. A me pare che non parli di etnie, generazioni, sottoculture e media nuovi o vecchi. A me pare che parli di maleducazione (e buona educazione). Il messaggio semmai è: non importa chi sei e cosa fai, ma se sei [beep] si vede.

    O mi è sfuggito qualcosa?

  3. Caro il comizietto,
    d’accordo su quel che dici, ma non mi pare affatto un caso che all’inizio ci sia un’adolescente che ascolta un certo tipo di musica e un signore che le risponde con Beethoven; che poi entri una bionda con tratti nordici e una donna col velo; che alla fine compaia un ragazzo di colore portando uno stereo a cassone tipo quelli di 15-20 anni fa, mentre gli altri hanno estratto cellulari vecchi e nuovi, palmari e pure un i-phone…

  4. Come Il Comizietto credo che la questione principale trattata dal video sia quella educativa che va oltre le barriere di razza ed etnia (alla fine la buona educazione, il silenzio riunisce le persone diverse, basta vedere il sorriso della ragazza al vecchio)
    Questo tema richiama poi due temi secondari, da un lato, come dice Giovanna, quello delle etnie e delle differenze culturali (razze e musiche diverse) e di ceto (impiegato vs. ragazzo di strada ad esempio), dall’altro lato, quello della comunicazione con l’altro, del non isolarsi, del lasciare uno spiraglio. Lo spiraglio è il silenzio (e qui si torna all’argomento principale), saper ascoltare l’altro ed evitare l’egocentrismo.
    Un bel video ma forse va in troppe direzioni. Io avrei scelto un solo tema e avrei portato avanti quello. Sarebbe stata “educativa” anche la stessa storia con persone della stessa razza, ma forse sarebbe sembrato contro-natura non accennare al divario razziale quando è quasi un must farlo (tutte le campagne promozionali più importanti lo fanno, così come nei programmi tv si cerca sempre di inserire qualche persona di colore…).

  5. Purtroppo non posso vedere il video perché scrivo da un’aula di università con i pc – giustamente – senza audio.
    Tuttavia commento per dire che chi disprezza la elevator music perché “facile” ha una idea ben bislacca degli sviluppi musicali dagli anni Cinquanta in poi…

  6. @lary1984 e Giovanna

    Mi è sfuggito qualcosa. Per esempio ho riconosciuto solo una marca di telefono e una musica fra le tante e solo perché ho quel telefono e amo quella musica. 🙂

    No, non è un caso la diversità delle persone, dei cellulari e delle musiche. Non è neanche un caso che quello che si presenta come il potenziale “più prepotente” (con la radio più grossa, alto, nero, rasta, sicuramente non ricco) sia in realtà il più educato. Non è nemmeno un caso il luogo: l’ascensore. Tutta questa diversità – e un pizzico di pregiudizio di sottofondo – serve a dare risalto al messaggio principale: tutti possiamo essere educati.

    Fossero stati usati personaggi omogenei, luoghi e comportamenti codificati (ufficio o casa), avremmo dato un’altra lettura al messaggio: segretarie vs capo, genitori vs figli, o viceversa. Noi (segretarie, capi, genitori, figli) siamo sempre gentili e loro (segretarie, capi, genitori, figli) sono sempre maleducati.
    In questo senso le “troppe direzioni” erano necessarie.

  7. @ilcomizietto hai espresso il mio pensiero… ti assumo come scrittore dei miei pensieri 🙂
    No niente è un caso in quel video… la scena finale del ragazzone inizialmente trae in inganno perchè tutti si aspettano uno che faccia ancora più casino… e invece fa un gesto di educazione nei confronti degli altri…
    Faccio notare una cosa però… quel gesto di educazione arriva dopo l’atto intimidatorio (dovuto alla statura, al gruppo sociale e allo stereo più grosso) del ragazzone… senza questa paura degli altri occupanti dell’ascensore il gesto di educazione del mettersi le cuffie non sarebbe importato a nessuno… impegnati com’erano a rivendicare l’appartenenza al loro gruppo… io sono questo e te lo dimostro…

  8. Be’… che dire? D’accordo col comizietto, con Vugan, con Lary1984… Un’unica cosa: chiamarla «educazione» come fate voi, mi pare un po’ riduttivo: sembra una faccenda di buone maniere di superficie.

    Che ne dite di «convivenza civile» o «rispetto reciproco»? (non «tolleranza», termine che non mi piace perché implica l’idea della «sopportazione di un peso»).

    Chiaro che, se invece abbiamo in mente un senso più ampio e completo di «educazione», che superi le buone maniere, allora stiamo tutti dicendo la stessa cosa.
    😉
    Ciao!

  9. Skeight, mi viene in mente ora che conosco almeno un paio di lab universitari in cui l’audio NON è silenziato… e allora lì dentro capita un po’ come nell’elevator di questo video… 🙂

  10. @Giovanna
    Stiamo dicendo la stessa cosa!
    @Vugan
    Paghi bene (per scrivere i tuoi pensieri)? 🙂

  11. @Giovanna si diciamo la stessa cosa anche se mi sembra in un modo un po confuso (parlo per me) 🙂
    @ilcomizietto pago il valore dei miei pensieri… gran poco ultimamente 🙂

  12. Invece di educazione parlerei più specificamente di educazione musicale, e cito Daniel Barenboim dal suo ultimo libro: “Sempre più nella nostra società […] creiamo situazioni in cui si sente la musica senza ascoltarla – quella che chiamiamo muzak. […] Questo uso improprio della musica non farà mai di nessuno un sostenitore della musica […]. E non solo risulta controproducente ma, considerato in termini di etica musicale, risulta anche assolutamente offensivo. […] La muzak vuole creare il genere di soddisfazione indifferente descritto da Settembrini ne La Montagna INcantata, sotituendo la partecipazione dell’intelletto con il consumo passivo. […] La Quinta Sinfonia di Beethoven certo non aveva lo scopo di farci pensare alla cioccolata”. Per cui alla fine vince l’afro campione di un’atica del sentire.

  13. Questo video è semplicemente mitico! Sembra di percorrere un pò tutti i cambiamenti che si sono susseguiti dagli anni ’60 ad oggi, passando dagli over 60 agli under 21, dall’occidente all’oriente, dalla radio portata a spalla alle cuffiette dell’ipod. Azzardo un’idea, ma non potrebbe anche comunicarci una sorta di “pace” tra i vecchi e nuovi media, rappresentata dal ragazzo che non ascolta lo stereo a cassone a tutto volume (come ci si aspetterebbe) ma con le cuffiette (più adatte magari a un lettore mp3)?

  14. A kris e camerasintetica, sì: credo ci siano anche gli elementi che notate voi.
    Aggiungo, per completezza di informazione, che muzak è un’altra espressione con cui ci si riferisce alla elevator music, dalla Muzak company, che è la più nota azienda statunitense che distribuisce questo tipo di musica.

  15. @ Giovanna:

    esattamente, io intendevo “educazione” proprio come “convivenza civile”, non mi veniva proprio una parola adatta per quello che intendevo e quella di convivenza o rispetto sociale mi pare assolutamente la migliore, ha un senso più ampio di buone maniere…

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