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Bonino: “Il Quirinale? Non sono handicappata. Per far politica non bisogna per forza essere giovani e forti”

 Emma-Bonino

La frase è sfuggita a Emma Bonino durante un’intervista a Radio Radicale nei giorni scorsi, in cui ha lasciato intendere di essere aperta a un’eventuale candidatura al Quirinale, facendo riferimento alle sue dichiarazioni pubbliche sul tumore che l’ha colpita e puntando il dito contro i pregiudizi, assai diffusi nella nostra società, verso chi non è giovane e sano. Mi esprime le sue perplessità in proposito Simona Lancioni, del Coordinamento del Gruppo donne UILDM: Continua a leggere

Contro gli stereotipi: “La Tipa Wild” di The Pills

The Pills - La tipa wild

The Pills è un collettivo di autori comici romani, Luca Vecchi, Luigi Di Capua, Matteo Corradini, che da alcuni mesi hanno ottenuto una certa notorietà con una web serie che li ha portati a collaborare anche con Radio Deejay e con Italia 1 (la seconda stagione della loro web serie va in onda anche su Italia 1, oltre che su YouTube). In particolare trovo intelligente, delicato, profondamente rispettoso il modo in cui l’episodio “La tipa Wild” tratta il tema della vita sessuale delle persone disabili. Dura 5’45”, prenditi una pausa: ne vale la pena. Continua a leggere

Si possono fare campagne per la sicurezza stradale senza stigmatizzare i disabili?

Ricevo da Simona Lancioni, del Coordinamento del Gruppo donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), una riflessione critica sull’ultima campagna per la sicurezza stradale «Pensa a guidare», lanciata dall’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), che condivido e rilancio:

«Le campagne in tema di sicurezza stradale sono iniziative indiscutibilmente apprezzabili e tuttavia alcune scelte di comunicazione possono destare qualche perplessità.

Proprio nei giorni scorsi è uscita su Superando una riflessione critica sulla recente campagna lanciata dall’Ania. Il testo, a firma di Carlo Giacobini (vedi: «Un’immagine figlia di troppi pregiudizi»), si concentrava sul manifesto dell’iniziativa, che contiene tre scritte numerate: 1. Entrare in bagno accompagnati. 2. Passare molto tempo a casa. 3. Muoversi solo in carrozzina. Segue la raccomandazione: «Rispetta le regole della strada. Eviterai regole più dure a te e agli altri». Di lato, sullo sfondo, si vede un pezzo di sedia a rotelle manuale.

Ania, Manifesto per la sicurezza stradale

Pur apprezzando l’iniziativa, Giacobini osserva: «È però l’immagine della disabilità che trovo tragicamente foriera di distorsioni e pregiudizi. O forse è solo figlia di questi ultimi.

La disabilità come “castigo”, come “disgrazia”, come ineluttabile fonte di dipendenza dagli altri, di sofferenza di cui è responsabile il caso, o il non avere rispettato alcune regole. Subdolamente transita e ci permea il concetto che della disabilità non è mai responsabile il contesto; il contesto la subisce, la sopporta, la compatisce. Ne ha pietà».

Chi si occupa di disabilità, infatti, sa benissimo che molti dei disagi che interessano chi ha una disabilità sono legati più al contesto e alla mancanza di servizi adeguati che non alla condizione di disabilità.

La tentazione peraltro di persuadere a stili di vita corretti facendo leva sullo stigma negativo associato alla disabilità non è affatto nuova e talvolta si riscontra anche in prodotti realizzati da professionisti della comunicazione.

Un altro esempio? La campagna sulla sicurezza stradale «Mettici la testa» (vedi sotto), ideata e prodotta da Rai Educational di Giovanni Minoli, in collaborazione con Autostrade per l’Italia nel 2008. In essa si usa la testimonianza di Jacqueline Saburido, una ragazza del Texas che, all’età di vent’anni, nel 1999, mentre era in auto, venne travolta dalla vettura guidata da un giovane in stato di ebbrezza. Nell’incidente morirono due amici di Jacqueline. Lei venne miracolosamente salvata, ma subì quaranta interventi chirurgici ed è rimasta gravemente disabile e completamente sfigurata nel viso e nel corpo.

Il servizio mostra insistentemente il prima e il dopo di Jacqueline e quest’ultima riveste il ruolo della persona “che non vorremmo mai diventare”.

Anche in questo caso l’iniziativa è apprezzabile, ma l’atteggiamento con il quale si è indotti a guardare a Jacqueline è ben distante dall’invito al rispetto per la persona, qualunque siano le sue condizioni e il suo aspetto, tanto che viene da chiedersi se sia possibile fare campagne sulla sicurezza senza stigmatizzare la condizione di chi ha una disabilità. Io credo di sì. Probabilmente basterebbe pensarci e non discutere di questi aspetti solo all’interno del mondo della disabilità» (l’articolo è uscito anche su Superando, col titolo «Quella che non vorresti essere»).

Gli spot della campagna Ania «Pensa a guidare» (2011):

Lo spot della campagna «Mettici la testa» di Rai Educational (2008):

Abbiamo parlato di campagne per la sicurezza stradale anche qui: