Il laureato precario, i panettieri a 2mila euro al mese e i corsi di formazione

Matteo Pascoletti racconta su Valigia Blu una storia che la dice lunga su una faccenda che abbiamo già discusso altre volte su questo blog: il mercato del lavoro italiano, secondo alcuni benpensanti che includono il ministro Gelmini, avrebbe tanto bisogno «bravi diplomati» disposti a fare «mestieri tecnici», ma non li trova, perché tutti i figli di mammà si affannano a laurearsi (specie in facoltà umanistiche, considerate inutili), per poi restare disoccupati chissà quanti anni.

Vedi: Confartigianato sulla disoccupazione giovanile: notizia? No, politica e Scienze della comunicazione: amenità contro dati.

Panettieri al lavoro

Puoi allora chiederti se fare il panettiere sia un mestiere tecnico o no. Se ci voglia un diploma, una laurea, il negozio già aperto da mammà, o cosa. Ma prima leggi questo:

Riassunto delle puntate precedenti. Massimo Gramellini sul Buongiorno de La Stampa, lamenta il caso dell’Unione Panificatori di Roma, che pare non riesca a trovare giovani disposti a lavorare per duemila euri al mese.Uno sfigatissimo precario (casualmente mio omonimo), assai poco convinto del contenuto dell’articolo, indaga e scopre che le cose sono un po’ diverse, e un po’ se la prende per la storia dei giovani al computer otto ore al giorno eccetera.

Poi siccome è, per l’appunto, uno sfigatissimo precario, e siccome su duemila euri al mese non ci sputa sopra, pure se ha scoperto che in sostanza le cose sono un po’ diverse da come raccontato da Gramellini, all’Unione Panificatori di Roma il suo Curriculum Vitae lo manda lo stesso. E siccome facendo ricerche ha scoperto un articolo del Corriere dove, potenza del caso, pare manchino panettieri pure in Abruzzo, avendoci la ragazza che vive da quelle parti manda il Curriculum pure alla Confesercenti Abruzzo, ché almeno se lo pigliano risparmia sull’affitto, c’è caso, così sò duemila euri al mese netti. Frattanto, Massimo Gramellini dà il suo Buongiorno a Valigia Blu, e assai gentilmente replica allo sfigatissimo precario dicendo, in sostanza “mi sono spiegato male”.

Puntata di oggi: la Confesercenti Abruzzo risponde allo sfigatissimo precario dicendo che più di una caterva di posti da panettieri a duemila euri al mese, ci stanno una caterva di corsi per pizzaioli/pasticceri/barman a pagamento. Ma siccome la Confesercenti Abruzzo è buona, il pagamento è rateizzabile.

Lo sfigatissimo precario entra in crisi, perché se ci sta il problema che li gioveni nun c’hanno vojà de fa i lavori manuali perché dice che pensano alla curtura e so’ troppo snob (li gioveni, no li lavori manuali) specie si lavoreno in borsa, mo’ a lui se chiede de fasse ‘na curtura per un lavoro manuale. Che poi ce sta pure er corso aggratise, ma chiedono esperienza nel settore.

Però scusate: se uno c’ha esperienza, a che je serve il corso per imparare?

Matteo Pascoletti su Valigia Blu

27 risposte a “Il laureato precario, i panettieri a 2mila euro al mese e i corsi di formazione

  1. A parte la comunicazione surreale, affidata ai soliti sicofanti di partito che lavorano come “giornalisti” in virtù della tessera e poco altro … BASTA farsi prendere in giro da questi politici/imprenditori con le pezze nelle terga, ché a gestire un paese oppure un’impresa sfruttando il lavoro e pagando a babbo morto sono capaci TUTTI, ma poi altro che coesione sociale e ricambio generazionale. V-I-A da quest’aria ammorbante, o ci si muore.

  2. Ok, distinguiamo però i due problemi: 1) schizzinosità e 2) overeducation.
    Il primo è assurdo, del secondo è talmente difficile parlare che ci si nasconde dietro “l’ elogio del lavoro manuale”.
    Con questo non nego l’ esistenza di un nesso: la pressione sociale che ci fa vergognare se non siamo laureati nell’ epoca della laurea di massa è forse causa di entrambii guai.

  3. Beh, insomma… I documenti europei ed italiani degli ultimi venti anni ci hanno ammorbato decantando l’importanza dello studio e formazione continua. Logico che dopo che uno ha studiato fino a una certa età, cerchi di fare un lavoro che qualcosa abbia a che fare… Che faccio, studio il diritto romano e poi faccio il panettiere? La seconda: è strano che tutte queste lamentazioni le facciano persone che il lavoro manuale manco sanno cosa sia. Che sia perché vedono che fanno fatica a trovare l’idraulico?

  4. Eppure le statistiche affermano che in Italia i laureati sono pochissimi.

    Parlo della mia esperienza: ho abbandonato due terribili lavori impiegatizi da 8-9-10 ore al pc che mi drenavano la vita e adesso faccio il GUARDIACACCIA.

    Nulla c’entra con la laurea in comunicazione, ma almeno adesso sto bene.

  5. Riguardo all’occupazione giovanile, l’Italia è messa molto male rispetto agli altri 33 paesi OCSE (paesi sviluppati di tipo occidentale).
    Una causa principale è lo scarso collegamento fra sistema di istruzione e mondo del lavoro. Vedi: http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1002550.html

    Questo è vero anche per i giovani laureati.
    La percentuale dei giovani laureati italiani che non studiano e non lavorano è la più alta nei paesi Ocse, nei quali è mediamente pari al 9,6%.
    In Italia non studia né lavora il 18,6% dei laureati.
    Percentuale che supera di molto quella della Francia (6,1%), Regno Unito (6,2%), Germania (8,1%) e perfino Spagna (12,3%); (Dati OECD 2009)

    Si può discutere delle specifiche iniziative del ministro Gelmini al riguardo.
    Ma certamente esse affrontano un problema reale e vanno nella direzione di un maggiore collegamento fra sistema d’istruzione e mondo del lavoro – collegamento in Italia assai carente.

  6. Interessante – però non ho dati per stabilire quanto esemplificativo di altre aree del mercato del lavoro per esempio manuale o artigianale. Perchè è vero che certi mestieri non si fanno più certe competenze vanno perdendosi, ma è anche vero che non è solo colpa dell’appeal culturalmente attribuito agli studi superiori, e neanche del fatto che semo tutti bambacioni, c’è anche il problema (che una cultura liberale e di destra si sarebbe dovuta impegnare a risolvere perchè nelle sue priorità storiche) delle immani difficoltà che si trova ad affrontare una persona che vuole per esempio avviare una propria attività. Mica solo economiche, ma ci sono titanici ostacoli burocratici (per dire, io so fare delle torte che levete – per aprire un business di torte a norma di legge hai idea che bisogna fare? E un nido? La congiuntura economica rende sature le aree di mercato presenti, ma la normativa vigente impedisce di dare una svolta di qualsiasi tipo.

  7. In Emilia Romagna, accanto ai corsi a pagamento di cui si vedono i volantini affissi qua e là, ci sono corsi gratis coperti dalla Regione. Anzi, mi pare che in passato si facesse fatica a trovare anche i partecipanti ai corsi perchè nessuno voleva fare il panettiere.
    La mia info risale a qualche tempo fa, ora con la crisi molti fondi sono utilizzati per la cassa integrazione in deroga; ma credo che eventuale fabbisogno di formazione specifica per panettieri potrebbe essere coperto a fronte di una specifica richiesta dell’associazione panettieri.
    Poi è vero che spesso molti chiacchierano di mercato del lavoro senza saperne un gran chè.

  8. Che l’Italia abbia più bisogno di panettieri, ingegneri nucleari o stilisti dipende, ovviamente, dalle direzioni che prenderà il suo sviluppo o declino economico.
    In ogni caso, il governo dovrebbe fare previsioni ragionevoli e di massima.
    E governare il sistema d’istruzione in funzione di esse – incentivando certe scelte e disincentivandone altre. O bloccandole entro certi limiti, come avviene coi numeri programmati dei corsi di laurea.
    L’opposizione a una linea che si muova prudentemente in questa direzione, a me sembra tanto forte quanto insensata.

  9. Ho un cognato panettiere, un fratello ascensorista e un padre che ha fatto, e fa tutt’ora per hobby, lavori manuali. In questo periodo, poi, causa ristrutturazione del mio appartamento, ho avuto a che fare con un certo numero di “lavoratori manuali”.

    La mia piccolissima esperienza mi porta a dire che una laurea, o almeno un diploma non preso a calci nel sedere o comunque quel poco di cultura che permetta di leggere le istruzioni di montaggio di qualcosa, può fare la differenza fra un buon idraulico e una persona che sa montare un lavandino, ma non sa fare altro, men che meno organizzare il proprio lavoro. In questi quattro mesi ho avuto a che fare con persone assolutamente incapaci di relazionarsi con i clienti; incapaci di organizzarsi nel lavoro; ho sentito cose che voi umani, come “anda ribanda” (=anta ribalta), “i gas argòn” (=il gas àrgon), “oppuramente” (e non eravamo in un film di Albanese), congiuntivi che erano condizionali e viceversa; ho visto persone incapaci di scrivere il simbolo di percentuale, che non sapevano come è fatta la lettera Y o come calcolare un’area (e per uno che deve posare pavimenti potrebbe essere un problema). Io e mia moglie abbiamo dovuto supplire a queste mancanze, pur non essendo, questi professionisti, economici.

    Ecco, forse non serve aver letto Montale o aver studiato l’equazione di Schrödinger per fare il panettiere o l’idraulico. Però la differenza fra chi ha studiato qualcosa (qualunque cosa) e chi non ha mai studiato nulla in vita sua si vede tantissimo, anche quando monta un water o fa una baguette.

  10. Il panettiere, l’idraulico, il caldaista, eccetera.. sono professioni che richiedono passione, oltre ovviamente alla formazione teorica e pratica……
    Non so quante volte mi sono pentito di aver voluto a tutti costi frequentare il Liceo Classico, nonostante il parere contrario di mio padre che mi diceva che non era scuola per figli di operai/contadini….Ebbene sì, mi sono pentito perché alla laurea ( prima Comunicazione, poi Lettere..) non ci sono mai arrivato e mi ritrovo adesso a fare un lavoro di ripiego, noioso e sottopagato….ma a fare il cuoco, o il lavapiatti (l’ho fatto per alcune stagioni estive) in questo momento non riuscirei proprio….. proprio perché non è quello il mio “mondo”…..
    Quello che a mio avviso manca in assoluto nello “strabiliante” mercato del lavoro italiano è innanzi tutto la propensione al rischio di chi il lavoro lo offre, l’incapacità di scandagliare, valutare e soppesare obiettivamente il giusto equilibrio tra competenze, capacità relazionali e affidabilità che rendono qualcuno il candidato ideale….
    Mi è capitato nel mese di Luglio, dopo un colloquio preliminare con il titolare di un impresa del settore telefonia ( parlo di negozi cosiddetti “monobrand”) di ricevere un richiesta telefonica tempestiva in merito alla mia disponibilità a lavorare a Cento come commesso ( anche se al colloquio ci eravamo accordati su Bologna): do la mia disponibilità, torno per il secondo colloquio, speranzoso e quasi eccitato dalla possibilità di cambiare finalmente lavoro… il titolare si presenta con quasi un’ora di ritardo….e al colloquio mi dice che non sa….di risentirci a fine agosto…che….blablabla…
    Di certo sarebbe bastata una piccola “segnalazione” anche dall’ultimo dei commessi del settore per rassicurarlo….ma purtroppo non ho di questi “santi in paradiso”…
    A tutti una buona serata!

  11. @ ilcomizietto

    Saper calcolare un’area e sapere come si scrive una y sono competenze essenziali per tutti, d’accordo.
    Ma si possono acquisire tranquillamente entro i 15 anni, per non dire 13, con un sistema scolastico ben organizzato. Cosa assolutamente possibile, già con le risorse oggi disponibili.
    Se queste competenze non le hai già acquisite a 15 anni, difficile che succeda poi.

    Credo che nella scuola italiana si sprechi tantissimo tempo nell’inseguire l’acquisizione di competenze di utilità assai dubbia, trascurando quelle fondamentali.
    Per esempio, avete mai dato una scorsa ai libri di testo dei nostri ragazzini, dalle elementari alle medie? Migliaia e migliaia di pagine, anche in quarta elementare, di nozioni superflue e confuse.

    E quanti neo-laureati, al di fuori delle facoltà scientifiche, sanno calcolare una percentuale, o anche solo quanto fa 7×8? (Fate una prova.)

  12. Treviso. Panificio assume, ma il primo mese niente paga
    http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/09/01/news/treviso-panificio-assume-ma-il-primo-mese-niente-paga-4877712

    Per quanto riguarda Gramellini, lui che non cerca lavoro come panettiere dovrebbe studiare di più, in modo da evitare in futuro “un equivoco, dovuto a una mancanza di chiarezza da parte di mia”.

  13. Prendiamo atto di inconfutabili realtà:

    1) il mondo del lavoro richiede figure manuali o amministrative
    2) la laurea è carta straccia
    3) la vita è sofferenza, ma almeno quando si muore non c’è il nulla, bensì un diavolo che ti scortica vivo e poi ti costringe a vedere e rivedere tutte le puntate della Signora in Giallo, peraltro tutte uguali

  14. Sottoscrivo le parole di Ben.
    Aggiungo che trovo un po’ eccessivo concludere che la laurea è carta straccia, diciamo meglio che è sopravvalutata. Ma bisogna spiegare in che senso.
    L’ introspezione aiuta. Se faccio un esame di coscienza devo ammettere che oggi svolgo un lavoro in cui gli studi universitari mi servono a ben poco. Eppure, senza una laurea non avrei assolutamente avuto il mio posto! Vi rendete conto? Se non avessi superato tutti quei pallosissimi corsi di francese (è solo un esempio) non avrei mai messo piede in questo fantastico posto dove nessuno si sognerà mai di pronunciare una sillaba in francese!
    Insomma, l’ università è sia essenziale che “inutile”: ti insegna ben poco ma i datori di lavoro la considerano eccome.
    Perché?
    L’ inutilità sostanziale penso sia spiegata dalla letteratura sul “transfer learning” allorché fa saltare in aria il mito dell’ “imparare a imparare”: la conoscenza è specifica! Chi impara il latino potrà leggere i classici latini e le inscrizioni sui monumenti, ma la cosa non lo aiuterà in alcun modo quando si tratterà di fare altro. Detto in altri termini: per riparare un lavandino bisogna imparare a riparar lavandini. Inutile aggiungere che ben di rado l’ università (italiana) entra nello specifico di cio’ che farai sul lavoro.
    Eppure i datori di lavoro “preferiscono” il laureato, per quanto analfabeta nello specifico. E al “laureato” preferiscono il super laureato. Perché?
    Alcuni dicono che esibire un parco di super laureati giova all’ immagine. In questo caso l’ università è utile quanto una griffe.
    Ipotesi alternativa: chi esce da un corso di studi lungo e duro ha sicuramente buone doti di autocontrollo, se aggiungiamo che questa virtù è la più importante per avere successo, capiamo perché sia così apprezzata. L’ Università, per quanto impartisca insegnamenti inutili per la vita futura, è dunque una specie di corso dei marines. Più che quello che ti insegnano, s’ impara l’ autodisciplina. Certo che se queste ipotesi avessero un fondo di verità la “caccia alle spese inutili” sarebbe a dir poco facilitata.
    Ma chi non è convinto e continuasse a considerare la laurea carta straccia anche sul mercato del lavoro, puo’ comunque consolarsi pensando all’ università come efficientissima agenzia matrimoniale.

  15. Chi mi offre un lavoro da riparatore di lavandini, mi insegnerà a ripararli.
    O le scuole superiori devono fare gratis per le aziende la formazione manuale del futuro lavoratore?

  16. @brancobilly
    in rifeirmento a “Chi impara il latino potrà leggere i classici latini e le inscrizioni sui monumenti, ma la cosa non lo aiuterà in alcun modo quando si tratterà di fare altro.”
    Io ho studiato latino e greco antico, laurea in scienze della comunicazione. Ne’ il liceo classico ne’ l’universita’ mi hanno dato competenze linguistiche degne di nota. Oggi, a 4 anni dalla laurea, parlo fluentemente inglese, francese, spagnolo e olandese. E se quando incontro per la prima volta la parola olandese ‘lekker” riesco a imprimere nella mia memoria il suo significato (buono da mangiare) e’ solo perche’ ne riconosco al volo la parentela etimologica con “leccornia”, che so derivare dal latino lingus=lingua, da cui deriva anche langue, lengua, lick ecc…

    Se ho il lavoro che ho e’ per le lingue che parlo. Non concordo sul fatto che la cultura classica e’ fine a se stessa.

  17. Mi complimento per la tua conoscenza dell’ olandese, ma sei sicura che la devi alla precedente conoscenza del latino?
    Rispondi tenendo conto del fatto che neanch’ io, in base a quanto detto, considero del tutto irrilevante l’ aver studiato il latino. C’ è infatti un effetto collaterale di cui bisogna far la tara.
    Mi spiego meglio riformulando le due posizioni a confronto:
    F: parlo fluentemente l’ olandese perché, grazie alla mia conoscenza del latino e dell’ etimologia, posso facilmente risalire al significato di termini a prima vista misteriosi.
    B: parlo fluentemente l’ olandese perché la fatica intellettuale fatta per imparare il latino mi ha allenato e disciplinato a dovere quando si è trattato di mettere la testa nei manuali di lingua olandese.
    Nell’ ipotesi B il latino è rimpiazzabile con molte altre attività più efficaci, magari persino con le parole crociate.
    Ricorda poi che ragiono al margine: non parlo di “utilità nulla” ma di “utilità sopravvalutata”.

  18. broncobilly, accendo e confermo🙂, ti assicuro che e’ la prima. E’ la capacita’ di intravedere le etimologie e non la memoria o la disciplina sviluppata con lo studio liceale. Ho assistito a una discussione di tesi in geologia in cui si parlava di coproliti e ho capito che parlavano di fossili di feci, sapendo che copros e’ feci e lithos pietra… Qua la memoria non c’entra😉
    Mi ricordero’ per tutta la vita che il simbolo chimico del rame e’ Cu, gli altri non me li ricordo. E’ Cu perche’ nell’antichita’ il rame si estraeva a Cipro, Cupros.
    Aggiungo che non ho mai sentito uno che ha fatto il classico rimpiangere la scelta, di solito chi svaluta la cultura classica e chi il liceo classico non lo ha fatto. E posso capirlo: un’infarinata di latino, come si fa in altri percorsi di studio, serve a poco. Ma un’immersione a fondo nella cultura latina e greca (lingua, storia, filosofia, teatro, medicina dell’eta’ classica) da’ gli strumenti per padroneggiare la basi della nostra civilta’.

  19. @broncobilly

    “Eppure i datori di lavoro “preferiscono” il laureato, per quanto analfabeta nello specifico. E al “laureato” preferiscono il super laureato. Perché?”

    Riporto la risposta che mi ha dato un datore di lavoro: “preferisco un laureato (purché si sia laureato con buoni voti, e soprattutto nei tempi previsti) perché è evidentemente una persona che per un certo numero di anni è stata capace di organizzare la sua vita per raggiungere uno specifico obiettivo”.
    Mi sembra una risposta più che sensata.

  20. sono 1 panettire che da all’eta’ di 13 anni faccio il fornaio ora ho 58 e credetemi dieci mesi che nn lavoro,sono tutte stronzate che non c’e lavoro ma purtroppo vedendo nei forni persone in nero senza assistenza e x pochi euro ecco cosa vogliono i panificatoiri nonbinteressa piu’ nulla ma solo exstìracomuniatri senza regole x 2 soldi e’ una vergogna e non mi dite che non ce’ chi vuole fare il pane BUFACCHI LINO

  21. http://www.corsopanettiere.it io ho fatto il loro corso di panettiere.. e posso solo dirte che se non l’avessi fatto, non avrei mai lavorato.. grazie ancora scuola dante alighieri. loro fanno un corso SERIO professionale.. nn un corsetto alla cazzo di cane.. (1-2 settimane.. o 40-50 ore) che nn serve ad una mazza…

  22. @Miriam che scrive : ” “Eppure i datori di lavoro “preferiscono” il laureato, per quanto analfabeta nello specifico. E al “laureato” preferiscono il super laureato. Perché?”

    E’ esattamente il contrario…me lo ha detto più di uno specialista nella selezione del personale e l’ho verificato sulla mia pelle. I datori di lavoro cercano DIPLOMATI e non laureati. I diplomati si pagano di meno, hanno minori esigenze, sono decisamente più fedeli nel lungo termine…di contro un laureato pretende di più in termini remunerativi e di carriera e non si fa problemi a guardarsi intorno per occasioni lavorative migliori.
    Ve lo dice un laureato in Economia e Commercio, vecchio ordinamento, facoltà molto seria; a forza di contratti precari, consulenze, lavori a progetto, precarietà, sono 15 anni che vado avanti…sopravvivo ma non vivo…ed in questi anni tra nepotismo, favoritismi di vario tipo, bustarelle, accordi sotto banco, ne ho viste veramente di tutti i colori. Ed a quasi 40 anni mi sono quasi un po’ rotto. Se non cambia qualcosa a breve cambierò aria…cosa che consiglio a tutti gli studenti più giovani di me…a meno che non abbiate un bel calcio nel sedere o che siate giovani e carine e disposte a scendere a compromessi…non indignatevi per quello che scrivo; è la pure realtà in questo paese.

  23. io il panettiere l’ho fatto per sei mesi
    lavoravo 10 ore al giorno a mi pagavano 1000 euro al mese
    anzi i primi due mesi 800
    adesso ditemi voui perche non si trovano panettieri
    secondo me il problema sono i propietari delle panetterie piu che il mestiere

  24. Salve sono Carla da Macerata, si sente sempre dire che servono panettieri,pasticceri etc….., anche adesso in rai parlamento, ma nessuno ci dice mai dove.Vogliono solo far passare da scizzinosi milioni di disoccupati.

  25. SE VOLETE LAVORARE COME PANETTIERI VI CONSIGLIO
    http://WWW.CORSOPANETTIERE.IT
    L’UNICO CON AIUTO NELL’INSERIMENTO LAVORATIVO

  26. Discussione interessante.
    Per trovare scuole che organizzano corsi segnalo http://www.trovascuole.com/corsi-formazione/

  27. Da sempre in Italia ci sono diversi milioni di italiani disoccupati sia giovani inesperti sia vecchi lavoratori esperti che cercano disperatamente un lavoro è nessuno li vuole assumere !
    Nel lontano 1973 avevo 9 anni di età e c” era già qualche coglione -ignorante di giornalista che scriveva sul giornale che non si trovavano in Italia panettieri-idraulici-ciabattini -falegnami -servette domestiche-ec
    Sono nato a Venezia (città) nel 1964 in pieno centro storico ed erano ben 4 le botteghe di falegnameria che avevo attorno a casa in un raggio di meno di 100 MT .
    Quando avevo 3 anni di vita una di queste botteghe di falegnameria ha chiuso i battenti perché non aveva più clienti .
    Mi sono trasferito a Mestre nel 1970 nel 1973 sono andato a farmi un giro a Venezia nei pressi della vecchia abitazione è ho scoperto che tutte le falegnamerie artigiane a Venezia NON esistevano più .
    In soli 3 anni il centro storico di Venezia dove abitavo si era spopolato (era un deserto ) e quasi tutte le botteghe erano state chiuse .
    Come potete vedere da sempre in Italia (da almeno 40 anni) ci sono degli italiani idioti -ignoranti coglioni di italiani che si inventato di INESISTENTI POSTI DI LAVORO LIBERI E DISPONIBILI !
    P.S.
    Quando morirò tra qualche anno ci sarà ancora qualche coglione di italiano che scriverà stronzate sui giornai o in internet inventandosi che mancano panettieri -falegnami-idraulici-ciabattini-fabbri -ect-

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