Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

Guerrilla marketing, guerrilla advertising, ambient advertising, flash mob, marketing virale: sono solo alcune delle etichette che oggi gravitano attorno al cosiddetto «marketing non convenzionale».

Gli studenti più giovani sono di solito affascinati da questo tipo di comunicazione, perché profuma di ribellione e creatività. Di nuove frontiere. Tendono però a confondere le varie etichette fra loro o, peggio, le sovrappongono alle azioni di contropubblicità e controcultura che contestano il consumismo, la pubblicità e i media tradizionali.

In realtà, come ho notato più volte su questo blog, negli ultimi anni il guerrilla marketing è sempre meno ribelle e sempre più scontato, convenzionale (vedi Urban spam e Di cosa parliamo quando parliamo di flash mob?).

Su questo tema ha fatto una bella tesi di laurea triennale Francesca Malaspina, che innanzi tutto ha messo ordine fra i vari concetti, quindi ha individuato alcuni aspetti critici, esaminando un recente caso italiano di movimento contropubblicitario, il Be Yourself Movement, che all’inizio era interessante, ma è finito in pochi mesi a fare guerrilla marketing per Emily the Strange, il che è incoerente rispetto al manifesto iniziale.

Be Yourself Movement

Per saperne di più, ecco la tesi di Francesca: «Guerrilla: al confine tra marketing e sociale».

 

5 risposte a “Guerrilla marketing e contropubblicità: matrimonio impossibile?

  1. (OT:
    Non ci entra niente e poi a me questo vocabolario mi lascia ancora come dire, disorientata ecco – ma mi piace un sacco questa cosa che metti le mejo tesi on line. Mi pare che dovrebbero farla più prof. Mi sembra un modo di far circolare lavori al livello a cui sono arrivati.)

  2. Forse va ripensato il ruolo delle avanguardie artistiche e delle subculture come attori di cambiamento. Qualche anno si diceva “la fantasia al potere”. Oggi il potere ha messo il copyright sulla fantasia o cerca continuamente di comprarla. quei punk 30 anni fa facevano dell’estetica un’arma di ribellione sociale sono morti di fattanza oppure fanno i designer di moda o i registi per mtv, gli autori per endemol. vedo una radicale differenza tra i creativi “critici” di 30/40 anni e i ventenni. Noi lavoravamo per la nestlè di giorno e contro la nestlè di notte, coscienti che erano due cose completamente diverse. I ventenni mi sembrano cercare solo il brivido creativo, ignari e sprezzanti dei rapporti economici. Non c’è altra legge che quella del mercato = non c’è legge. nelle agenzia ne vedo molti disposti a lavorare pure gratis pur di far parte di questo grande rave creativo. Ma spero vivamente di sbagliarmi.

  3. Pingback: Guerrilla: al confine tra marketing e sociale « touchofmorrigan's Blog

  4. Anch’io mi chiedevo in cosa consistesse e a cosa tendesse l’alleanza BYM e Emily etc. (ma chi/che è?), per cui leggerò con interesse la tesi, grazie.

  5. Pingback: Tippex Experience: capitolo secondo « touchofmorrigan's Blog

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