I referendum del 12-13 giugno: questi sconosciuti

Diversi amici, in questi giorni, hanno sondato la competenza di altri amici – e così via a catena – sui referendum del 12-13 giugno: quanti e quali sono? Col che, hanno facilmente verificato che pure le persone di solito più informate stavolta cadono dalle nuvole, convinte ad esempio che sia stato cancellato il referendum sul nucleare. O che sia rimasto solo «quello su Berlusconi». O «quello sull’acqua». Ma cosa dicono di preciso «quello su Berlusconi e quello sull’acqua»? Boh.

In effetti, di referendum i media quasi non parlano. Il 19 maggio l’Agcom ha accolto le denunce dell’Italia dei Valori e dei comitati per i referendum, sollecitando la Rai ad «assicurare una rilevante presenza degli argomenti oggetto di referendum nei programmi di approfondimento».

Al momento – ma in effetti è troppo presto rispetto alla pronuncia Agcom il tema non mi risulta ancora trattato in nessun «programma di approfondimento».

In compenso è apparso lo spot istituzionale che spiega «come votare», ma si distingue per un burocratese che in altri contesti è scomparso da almeno quindici anni.

I referendum sull’acqua – che in realtà sono due – stanno per esempio nascosti sotto questi nomi: «modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» (Referendum 1) e «determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunarazione del capitale investito (Referendum 2).

E poi ci sono chicche come queste: «il quesito prevede l’abrogazione» (perché non dire «il referendum ti chiede se vuoi cancellare»?) e «norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore» (perché non dire «norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini, eccetera»?).

Per non parlare del contorsionismo sul «legittimo impedimento» (Referendum 4) (clic per ingrandire):

Referendum 4

Dove trovare spiegazioni semplici e il più possibile obiettive dei referendum? Io non ne ho trovate. Anche in rete, per saperne di più, tocca brigare, confrontare, studiare, ma per farlo ci vuole un buon livello di scolarizzazione, una discreta quantità di tempo libero e soprattutto molta motivazione.

Chi può mai credere, allora, che il 50% + 1 degli aventi diritto al voto abbiano queste caratteristiche e che per giunta il 12-13 giugno decidano di votare?

Ecco lo spot:

39 risposte a “I referendum del 12-13 giugno: questi sconosciuti

  1. Ciao Giovanna, questa volta sono assolutamente d’accordo con te! Hai messo nero su bianco proprio i miei pensieri, e spero anche quelli di molte altre persone… nulla da aggiungere, se non che invito tutti ad andare al voto per il Referendum! Buona giornata!

  2. E poi ci sono chicche come queste: «il quesito prevede l’abrogazione» (perché non dire «il referendum ti chiede se vuoi cancellare»?) e «norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore» (perché non dire «norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini, eccetera»?)

    Assolutamente!
    Ricordo una lezione della professoressa Emanuela Piemontese sul linguaggio burocratico-politico-amministrativo che preferisce il sostantivo (possibilmente roboante – remunerazione, abrogazione) al verbo, complicando inutilmente il messaggio. Una delle lezioni più divertenti, utili e appassionanti di quel corso. Piemontese ha anche un gran senso dell’umorismo. Fantastica.

  3. magnifica poi la spiegazione al referendum verde sul presidente del consiglio, che semplicemente ripete identiche, unico caso fra i quattro, le parole del quesito!😀

  4. Avendo informazioni attendibili sulla questione dell’acqua (ho in famiglia un bravo giurista che ha studiato e scritto al riguardo), devo dire che quello che si legge e si sente è molto fuorviante.
    Per una presentazione dei contenuti di questo referendum – autorevole, chiara e abbastanza breve – vedi http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002313.html

  5. Avevo avuto la stessa impressione sullo spot, pensando nitidamente a una certa mia zia non ci avrebbe capito niente.

    Pensa che complicazione ulteriore in Sardegna, quando alle amministrative è stato associato un referendum regionale consultivo (e quindi non vincolante) proprio sui temi del nucleare!

    Ho visto (e letto) molta gente che conosco lamentarsi con il governo per avergli impedito di tornare a casa a votare, anticipando la consultazione. Ora, di ragioni per lamentarsi col governo, a mio avviso, ce ne sono a iosa, è inutile inventarne.

    Sto facendo un lavoro di controinformazione sulla vicenda, quindi se dal tuo post emerge qualche risorsa utile per diffonderne i temi in modo semplice… ne farò uso!

  6. Chiederò agli amici sordomuti se la loro versione è migliore della nostra e mi farò eventualmente aiutare a capire come e su cosa votare. Quel che è certo è che questo Governo ha il merito di ridurre la distanza tra il portatore di handicap e chi non ne era (ancora) affetto, bacchettando la nostra presunzione di superiorità nel ricordarci che siamo tutti diversamente abili.

  7. Ma lo spot istituzionale non è fatto apposta per parare le denunce e rendere incomprensibile la comunicazione ai destinatari? La mia impressione era questa.

  8. Giovanna scrive:
    “E poi ci sono chicche come queste: «il quesito prevede l’abrogazione» (perché non dire «il referendum ti chiede se vuoi cancellare»?) e «norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore» (perché non dire «norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini, eccetera»?).”

    Non metto in dubbio che si possa dire meglio, però non è sempre facile, quando la questione è minimamente complicata-

    In questo caso, ad esempio, sostituire “norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua” con “norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini” sarebbe abbastanza fuorviante.
    Quel che l’acqua costa ai cittadini dipende sia (direttamente) dalle tariffe, sia (indirettamente) dalle tasse con cui i cittadini ripianano i deficit di gestione. Il secondo costo può essere molto maggiore del primo, ed è un costo che i cittadini pagano proprio di tasca loro, anche se non se ne accorgono.

    Facendo un referendum su questioni che hanno anche solo un grado di complessità limitato, come questo, si rischia che i cittadini decidano sulla base di una rappresentazione molto distorta della questione. E’ quello che quasi certamente avverrà per l’acqua, se si raggiungerà il quorum.
    Tutto questo naturalmente dipende dalla capacità di giudizio dei cittadini, che a sua volta dipende da tante cose.
    In primo luogo, dalla correttezza e chiarezza delle informazioni data da TV e giornali.
    Per come stanno le cose attualmente, sono piuttosto scettico.😦

  9. Ecco, sì. Abroghiamo il verbo abrogare!!!

  10. @Ben
    Eppure, le formulazioni alternative proposte da Giovanna mi sembravano efficaci e comprensibili…
    Più verbi e meno sostantivi!

  11. D’accordo, diana: meno sostantivi astratti e più verbi.

    Seguendo le indicazioni di Giovanna, ma cercando di evitare, per quanto possibile, formulazioni fuorvianti, scriverei così:

    “Il referendum ti chiede se vuoi cancellare le norme che, nello stabilire il prezzo dell’acqua del rubinetto, consentono un profitto alle aziende che gestiscono il servizio di erogazione dell’acqua, in rapporto al capitale da loro investito nella gestione del servizio stesso.”

    Non sono affatto sicuro che così sia più chiaro del testo criticato, e più corretto nella sostanza rispetto a quello suggerito da Giovanna Cosenza.

    Per scrivere questi testi, bisognerebbe mettere insieme un esperto di comunicazione, come la prof. Cosenza, e un esperto della materia, come il prof. Massarutto (coautore dell’articolo da me citato nel mio primo post.)

  12. mettiamoli insieme, allora!
    Intanto, un altro tentativo:
    “Il referendum ti chiede se vuoi cancellare le norme che consentono alle aziende che gestiscono il servizio di distribuzione dell’acqua di ricavare un profitto proporzionale al capitale investito.”

  13. Quando la comunicazione tradizionale non è (o non sa essere) adeguata, si ricorre a millenari metodi ben sperimentati
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/rivolta-a-reggio-contro-le-bandiere-vietate-riempito-il-centro-la-espone-anche-il-parroco/112809/

  14. Quoto Ben: semplificare vuol dire interpretare…. il burocratichese serve a evitare polemiche come quelle per la pubblicità sul nucleare (che era semplice ma chiaramente favorevole al lato pro-nuclearista).
    In ogni caso non è affatto facile e bisognerebbe veramente farlo fare a degli esperti coadiuvati da comunicatori pubblici.

  15. Vi segnalo l’appello di “Carta”, in cui è possibile trovare una spiegazione dei quesiti: http://www.carta.org/2011/04/appello-%C2%ABquattro-si-per-cambiare-l%E2%80%99italia%C2%BB/

  16. diana, la tua formulazione del quesito a me pare chiarissima. Però anche la tua, come la mia, andrebbe controllata da un esperto della materia.
    A meno che tu, diversamente da me, che pure me ne sono occupato abbastanza, la conosca davvero bene.🙂

  17. macché, io non la conosco per niente. Ho sintetizzato quello che ho capito leggendo la tua (che, allora, era già chiara, se l’ho capita anch’io). Sperando di avvicinarmi a un’ossatura logica – comprensibile – come direbbe Vallauri.

  18. Vedi, diana, io ho preferito ‘erogazione dell’acqua’ a ‘distribuzione dell’acqua’ per evitare che qualcuno possa intendere che ci si riferisca a quei servizi che ti vendono e portano le bottiglie di acqua minerale a casa.

    Scrupolo eccessivo? Non direi, viste la distorsione delle informazioni al riguardo. A mio modesto parere largamente presenti anche nel sito citato da Emmecì. Al di là dell’essere orientati pro o contro.

  19. ok, rimettiamo erogazione. Hai ragione. Anche usando rete di distribuzione, o altro, l’equivoco resterebbe.
    Meglio affidarsi a Giovanna e all’esperto che citi.
    Non è affatto facile semplificare. In alcuni casi, più di tanto non si può.

  20. diana, peccato solo che non tocchi a noi decidere.🙂

  21. IN GRECIA IN UNA GIORNATA I SOCIALISTI PRIVATIZZANO L’ACQUA, LE TELECOMUNICAZIONI, I PORTI E BANCA PUBBLICA

    Come una follia senza fine. Niente altro che questo la dinamica in cui si è messo il governo socialista greco aderendosi mani e piedi al volere ricattatorio della Troika ( bce -fmi- commissione europea). Il governo SOCIALISTA oggi ha varato la privatizzazione «immediata» della società di telecomunicazione Ote, della banca Hellenic Postbank, dei due maggiori porti del Paese della società dell’acqua. Lo ha detto il portavoce del governo di Atene, George Petalotis alla rete tv nazionale che ha annunciato nuove misure per oltre 6 miliardi di euro volte a ridurre il deficit 2011 al 7,5%. Il nuovo piano prevede un ammontare complessivo di privatizzazioni da 50 miliardi di euro e Petalotis ha ribadito che il governo farà tutto il necessario per il Paese e che il prossimo obiettivo è quello di riportare il deficit sotto il 3% nel 2014. Sempre che prima non esploda la rivoluzione.
    http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=14747&catid=39&Itemid=68


  22. linguaggio complicato e poco diretto (conoscere per deliberare è terribile!) ma lo sforzo di offrire informazioni e soprattutto citare le fonti mi sembra molto apprezzabile. la realtà è complicata ma ricostruirla è possibile.

  23. @Leonò
    E’ vero che la legge europea è stata dichiarata superiore a quella italiana.
    Puoi dirci dove lo stabilisce la Costituzione Italiana?

    Nello stesso testo del quesito di referendum viene scritto: … recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”…

    La legge italiana effettivamente sembra essere diventata carta straccia in relazione alle decisioni della CEE, tuttavia il rifiuto dei cittadini attraverso il referendum ha un valore molto significativo per capire cosa pensano i cittadini di queste decisioni e cosa sono disposti a subire

    Nel video si dice che non conta che i servizi siano affidati al pubblico o al privato. Invece, se si gestisce un servizio in condizioni di monopolio questo conta molto. Il pubblico non ha, o non dovrebbe avere scopo di lucro, il privato si. Niente contro il guadagno dalla gestione d’impresa, ma in condizioni di reale concorrenza, non in quelle di monopolio pratico.

  24. @ariaora.
    Credo che tu non abbia capito bene il punto che contesti (il sì al referendum annulla le gare, e quindi la concorrenza. La gestione di vari servizi di pubblico interesse è appaltata mediante gare, che creano concorrenza, con buoni risultati, anche in Italia.)
    Vedi un ulteriore chiarissimo contributo di Boitani e Massarutto che spiega bene questo punto e altri, che continuano a essere completamente fraintesi: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002326-351.html

  25. @Ben
    non ha alcuna importanza l’effetto del referendum.
    Sappiamo bene che il referendum ha effetto fittizio, il giorno dopo il parlamento può riproporre una legge simile a quella abrogata ignorando il referedum.

    Il referendum ha significato come “sondaggio d’opinione”, è quello il suo valore, perché chi fa le leggi saprà che legiferando contro la decisione referendaria non avrà il consenso dei cittadini.

    Il punto cruciale, che evidenzia lo stesso quesito referendario, è che la legge italiana è subordinata a quella della UE e che la legge che si va ad abrogare è frutto della legge europea.

    Sapete indicare dove è scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana che la legge italiana è inferiore a quella europea?

  26. e aggiungo:

    @Ben
    è ovvio che spesso l’abrogazione di una legge tramite referendum possa creare un “vuoto” legislativo.

    La soluzione è molto semplice: dopo il referendum basta fare una legge che vieta le gli appalti senza-gara (che credo siano piuttosto incostituzionali v.art.3 Costituzione)

  27. Col referendum si vogliono impedire proprio quelle gare che tu vorresti ri-stabilire dopo il referendum.🙂
    (Come viene molto chiaramente spiegato nei due contributi di Boitani e Massarutto, da me citati.)

  28. @Ben
    Con il referendum si abroga un normativa imposta dalla UE (comunità europea) relativa alla gestione privata dell’acqua pubblica.
    Dopo l’abrogazione, basterà fare una legge che rispetta la Costituzione Italiana e quindi vieta gli appalti senza-gara (incostituzionali)🙂

  29. @ariaora
    Risulta già, da vari sondaggi, che i cittadini sono contrari alla linea riformistica, riguardo alla gestione dell’acqua, portata avanti con una certa continuità dai governi di centrosinistra e di centrodestra.
    Sono contrari senza averla capita, dato che inevitabilmente ha una certa complessità. I cittadini sono stati invece attratti e convinti dai facili slogan degli oppositori, nonostante la loro falsità.

    I cittadini sono contrari a molte riforme di cui l’Italia ha bisogno. Come erano contrari i cittadini in UK e Germania, dove però governo e parlamento le hanno fatte lo stesso.
    E’ il bello della democrazia rappresentativa, dove funziona.

  30. @Ben
    quella di cui parli tu non è democrazia, ma dittatura oligarchica, o sinarchia, usa il nome appropriato

  31. @ariaora
    Confermo che in tutti i paesi occidentali avanzati, e in altri, vige la democrazia rappresentativa, non la democrazia diretta, che non vige in nessun paese al mondo. Neanche in Svizzera, dove pure i referendum, principale strumento della democrazia diretta, sono più importanti che in Italia.
    Nella democrazia rappresentativa – detto molto in breve – i cittadini eleggono i loro rappresentanti, che poi in Parlamento e al Governo prendono le loro decisioni SENZA dover tenere conto delle opinioni prevalenti nella popolazione, anche quando siano rilevate da sondaggi attendibili – come spesso sono.
    Naturalmente sono tentati di tenerne conto per non perdere consensi in vista di prossime elezioni. La dipendenza da questi sondaggi è una patologia che paralizza l’azione politica, e blocca riforme anche urgentissime. Come purtroppo sta avvenendo da qualche decennio in Italia.

    Il fatto che persone intelligenti e colte come ariaora non abbiano le idee chiare – scusami ariaora – su questi punti fondamentali, è un segno di come sia ancora debole la democrazia in Italia.😦

  32. @Ben
    scusa ma le tue tecniche provocatorie con me non “attaccano”
    non ho mai detto di essere coltissima, anzi sono molto ignorante😉

    Ben, hai scritto:
    ==============
    I cittadini sono contrari a molte riforme di cui l’Italia ha bisogno. Come erano contrari i cittadini in UK e Germania, dove però governo e parlamento le hanno fatte lo stesso.
    E’ il bello della democrazia rappresentativa, dove funziona.
    ==============
    Ripeto:
    Quella che descrivi non è democrazia, ma dittatura oligarchica.

    Ripeto riguardo al tema referendum:
    – abroga parzialmente la legge sulla gestione dell’acqua pubblica imposta dalla UE (è scritto nel testo del quesito),

    – l’importanza del risultato del referendum è prioritariamente registrare il dissenso dei cittadini (il parlamento può sempre rifare una legge simile)

    – se l’abrogazione parziale della legge genera il problema delle gare-senza-appalto, basterà che il parlamento legiferi immediatamente per conformarla alla Costituzione della Repubblica Italiana (art.3)

    – se non lo farà il parlamento (ma immagino che tutti voteranno all’unanimità contro le gare-senza-appalto) interverrà sicuramente la Corte Costituzionale

    – scusa l’ignoranza, dove è scritto nella Costituzione della Repubblica che la legge italiana è inferiore a quella della UE?

  33. scusate,
    gare-senza-appalto = appalti-senza-gara

  34. @ariaora
    penso davvero, a giudicare da come scrivi e dal tuo sito, che tu sia una persona colta.
    Per il resto, se non ti convince quello che ho scritto, prova a vedere in Wikipedia, o in qualsiasi manuale di scienza politica, cosa si intende per democrazia rappresentativa.

  35. Ho controllato ora, per curiosità, in Wikipedia, alla voce “representative democracy”
    Viene riportato, dopo una sintetica definizione, un bel passo di Edmund Burke, le cui parole sono certamente più autorevoli, eloquenti e persuasive delle mie.

    (da Wikipedia, representative democracy)

    The representatives form an independent ruling body (for an election period) charged with the responsibility of acting in the people’s interest, but not as their proxy representatives not necessarily always according to their wishes, but with enough authority to exercise swift and resolute initiative in the face of changing circumstances. It is often contrasted with direct democracy, where representatives are absent or are limited in power as proxy representatives.
    Edmund Burke was an early proponent of these principles:

    “…it ought to be the happiness and glory of a representative to live in the strictest union, the closest correspondence, and the most unreserved communication with his constituents. Their wishes ought to have great weight with him; their opinion, high respect; their business, unremitted attention. It is his duty to sacrifice his repose, his pleasures, his satisfactions, to theirs; and above all, ever, and in all cases, to prefer their interest to his own. But his unbiassed opinion, his mature judgment, his enlightened conscience, he ought not to sacrifice to you, to any man, or to any set of men living. These he does not derive from your pleasure; no, nor from the law and the constitution. They are a trust from Providence, for the abuse of which he is deeply answerable. Your representative owes you, not his industry only, but his judgment; and he betrays, instead of serving you, if he sacrifices it to your opinion.”

  36. @Ben
    mi sembrava una battuta ironica🙂

    Ma. Il tuo commento, scusami anche tu, mette in evidenza alcuni problemi sostanziali del sistema di istruzione e di conoscenza che, di fatto, ci fa regredire (non mi riferisco al progresso tecnologico), invece che progredire
    (la cultura di oltre duemila anni fa, per alcuni aspetti, sembra addirittura più avanzata di quella attuale); e, secondo me, sono:
    – nozionismo,
    – carenza di senso critico
    – struttura gerarchica della conoscienza, confermata dall’uso del termine “autorità” (punto che internet sta, per il momento, mettendo in crisi)

    Rispondendo alla tua riflessione sul concetto di “democrazia-rappresentativa”, propongo questo interrogativo:
    è sufficiente formulare una definizione e dargli un nome composto da un termine pre-esistente e un aggettivo
    per garantire che il significato del termine composto sia coerente con quello del termine di base?

    Ben hai scritto:
    “I cittadini sono contrari a molte riforme di cui l’Italia ha bisogno. Come erano contrari i cittadini in UK e Germania, dove però governo e parlamento le hanno fatte lo stesso.
    E’ il bello della democrazia rappresentativa, dove funziona.”

    Premetto che non conosco lo stile legislativo delle nazioni che citi, non so se quello che dici corrisponda al vero, ma chiedo di leggere con maggiore attenzione quello ho scritto:
    ciò che tu descrivi non-è-democrazia (termine di base, significato: governo del popolo).

    La tua descrizione, e anche la definizione della persona autorevole che citi, non mi sembrano coerenti con il significato della parola democrazia.
    La definizione che hai citato, e ciò che tu hai descritto, mi sembrano invece molto coerenti con il termine composto dittatura-oligarchica (v. definizioni di dittatura e oligarchia).

    Ora, se la logica e i significati hanno un senso, se tu dici che le autorità hanno dato il nome “democrazia-rappresentativa” alla definizione che descrivi e citi, invece di utilizzare il termine composto più appropriato “dittatura-oligarchica” non dovrebbe conseguire che:
    democrazia-rappresentativa = dittara-oligarchica (?)

    Comunque, stiamo deviando dal discorso sul referendum relativo alla gestione dell’acqua pubblica,
    invece sarebbe interessante approfondire visto che se ne parla poco.
    Certo è un “lavorone” deprimente, a partire dalla lettura del testo dei quesiti, ma avevo proposto dei punti nei commenti precedenti che mi sembrano importanti.

  37. Pingback: democrazia rappresentativa | ariaora!

  38. Nel tuo discorso c’è un problema di sostanza e uno semantico.

    Sostanza. Se avrai la pazienza di informarti, scoprirai che tutte le società più avanzate funzionano nel modo descritto da me, wikipedia e qualsiasi buon manuale di scienza politica. Nessuna società odierna, tranne forse in parte la Svizzera, è democratica nel senso che intendi tu. Può piacere o non piacere, ma è un fatto.

    Semantica. Chi si occupa professionalmente di politica, per studio o per altro, usa prevalentemente i termini nel modo che li ho usati io. Ci sono certamente eccezioni: non sono sicurissimo che Noam Chomski, ad esempio, li usi nello stesso senso – peraltro è un grande intellettuale ma non uno studioso di politica.
    Liberissimi tutti, naturalmente, di proporre un uso linguistico diverso da quello prevalente, registrato nei dizionari e nelle enciclopedie.
    Nel tuo caso, per mantenere il tuo punto, dovresti ammettere che TUTTE le società generalmente ritenute le più democratiche oggi esistenti (Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia, Italia, Spagna, Stati Uniti, ecc. ecc.) sono in realtà delle dittature oligarchiche. E che per ora non esiste sulla faccia della terra nessuna società veramente democratica (con l’eccezione molto dubbia della Svizzera).
    Vedi tu.🙂
    (Con questo chiudo scusandomi per il troppo spazio occupato)

  39. @Ben
    quindi secondo te:
    – logica e significati non hanno senso, contano invece le deformazioni forzate dalle “autorità” e quando queste deformazioni di significati e logica siano diffuse.

    Aprendo un semplice dizionario e cercando la parola democrazia scoprirai che
    Democrazia = governo del popolo
    “non è il significato che io intendo”, ma il significato della parola democrazia

    Se i “tecnici della politica” e le “autorità” usano il termine democrazia intendo il governo di pochi, sbagliano, quella si chiama oligarchia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...