Le mutande Bunga Bunga Dance

Mi segnala Luca di Zeroviolenzadonne.it che dieci giorni fa Intimissimi ha lanciato le mutande per uomo «Bunga Bunga Dance»: vi compare la caricatura di una ragazza di colore che, sorridente, è inseguita da vecchiotti in giacca e cravatta che la rincorrono con la lingua di fuori, man mano spogliandosi. Ecco le mutande come appaiono in una vetrina di Genova.

Fronte e retro (clic per ingrandire):

Boxer Bunga Bunga Dance fronte  Boxer Bunga Bunga Dance retro

Ora, è chiaro il riferimento alle varianti di Bunga Bunga Dance che a fine 2010 sono state inventate da alcune palestre e discoteche italiane sulla falsariga della canzone parodistica di Elio e le Storie Tese (QUI il video di Elio). Le ritroviamo anche su YouTube (basta cercare «Bunga Bunga dance» o «ballo Bunga Bunga»), dove alcuni hanno tentato il colpaccio del video virale, sperando che per ottenerlo bastasse andare a traino dello scandalo Ruby e della parodia di Elio.

Non ci sono riusciti, però. Né mi risulta che le discoteche e le palestre abbiano per questo aumentato il loro fatturato nel 2010.

Mi stupisco che, prima di tentare il suo, di colpaccio, Intimissimi non abbia riflettuto sul silenzio che ha avvolto questi tentativi invernali. Una sordina che suppongo (e spero) si trasformerà in un flop per Intimissimi, specie ora che sono passati alcuni mesi e l’aria attorno a queste vicende si è fatta ancora più pesante.

Non penso infatti che saranno molte le italiane disposte a regalare queste mutande ai loro uomini, né che saranno molti gli uomini che le compreranno per sé o le regaleranno a qualche amico o parente, neanche per «fargli uno scherzo». È come dirsi o dire all’amico/fidanzato/parente «Sono/sei un vecchiaccio bavoso»; è come dirsi o dirgli che è meglio pagarsi una prostituta: «Tanto, nessuna donna mi/ti vuole». Chi può apprezzare uno scherzo del genere? In questo momento, in questa Italia?

Ma forse sono troppo fiduciosa nel buon gusto degli italiani e delle italiane. Staremo a vedere, chissà. Nel frattempo, propongo a tutti/e di scrivere a Intimissimi (che assieme a Tezenis fa parte del gruppo Calzedonia) una mail analoga a quella che ho appena spedito io (basta solo cambiare la conclusione, l’indirizzo è info chiocciola intimissimi.it):

«Spettabile azienda Intimissimi, ritengo che le mutande “Bunga Bunga Dance”, che avete da poco proposto, offendano:

  1. le giovani donne in generale e in particolare quelle di colore (rappresentandole come ben felici di farsi inseguire da vecchiacci bavosi),
  2. gli uomini italiani (rappresentandoli come vecchiacci brutti e ridicoli),
  3. le relazioni fra i generi sessuali (riducendole a un caricaturale inseguimento fra cacciatori e prede).

Ritengo inoltre che le mutande “Bunga Bunga Dance” danneggino l’immagine dell’Italia, visto che – seppure non commercializzate all’estero e nemmeno in tutta Italia – ricordano in modo macchiettistico ai turisti che in questo periodo visitano le nostre città una vicenda su cui non c’è nulla da scherzare.

Vi chiedo quindi di ritirare immediatamente dal commercio l’articolo, pubblicando una lettera di scuse ai consumatori e alle consumatrici italiane. Finché non lo farete, cesserò di acquistare prodotti del gruppo Calzedonia e userò tutti i mezzi che ho in rete (blog, Facebook, Twitter, Friendfeed, mailing list) e fuori dalla rete (centinaia di studenti a cui faccio didattica) per persuadere il maggior numero di persone possibile a fare come me. Cordialmente, Giovanna Cosenza».

45 risposte a “Le mutande Bunga Bunga Dance

  1. a me sembra che alludano anche a strauss-kahn

  2. No Mary, il Bunga Bunga è rigorosamente made in Italy, purtroppo. Un marchio ormai riconosciuto anche all’estero…

  3. Pingback: Intimissimi e il bunga bunga « Un altro genere di comunicazione

  4. Mail inviata! Brava Giovanna. Spero di non essere tacciata di spamming dai miei amici per aver iviato una mail con il link al tuo post…ma a volte bisogna.

  5. Gli uomini italiani sono “sessocentrici”, la bassa cultura dell’italiano medio (non uomini particolare, anche donne) fa in modo di prendere il “bunga bunga” come un qualcosa di divertente quando gli si presenta sotto “forma divertente” come un paio di mutande assolutamente oscene. Il colpaccio secondo me sta proprio nel fumetto, richiama un la parte adolescenziale delle tante anime frivole e consumiste, scambiando la triste ricerca di una risata forzata con l’autoironia…

  6. Fatto, grazie della segnalazione.

    Emanuela

  7. Da uomo “politico” a consumatore…. Ma essere consumatori deve per forza significare abbuffarsi di qualsiasi cosa? L’importante è vendere e l’importante è il potere di acquisto; poi, quello che ci viene dato in pasto è indifferente.
    Non mi riconosco in questa categoria, anche se lo sono per forza… Vorrei poter consumare qualcosa di migliore, e non essere consumata come donna.

  8. d’accordissimo con il post di giovanna cosenza. Aggiungo che purtroppo Intimissimi non è nuova a questo genere di ironia sul tema. Da notare che nei precedenti episodi, l’azienda si era “limitata” a scherzare sul facile gioco di parole “bird-uccello” e “banana”, stampando boxer e commercializzando linee di intimo maschile con battute di dubbio gusto esattamente sulla parte anteriore. Ora, i motivi che spingano al ricorso a questo bassissimo livello di creatività e design è oscuro, ma si inserisce nella linea di trend che da qualche anno vede commercializzate magliette con gigantografie dell’avv. Agnelli da giovane, t-shirt con claim quali “la vita è bella ma è più bella la bella vita”, “barboni di lusso”, “mafia” etc. Sarebbe interessante una riflessione su questa deriva dichiarazionista che sfrutta le t-shirt o in generale il canale abbigliamento per manifesti esistenziali che esauriscono totalmente il loro senso nell’ “esserci” inteso come apparire “qui,ora”, enfasi puntuale su un presente che è diventato l’unico fine cui tendere, nella propria esperienza di vita. E il penoso (senza alludere ai boxer, giuro!) revival Bunga Bunga (che è diventato anche un gioco per iPhone, tra i più scaricati e segnalato nei top 25 di questa settimana…) ne è l’esatta testimonianza.

  9. Qualche tempo fa ho letto che a Livorno hanno aperto un bar col nome Bunga Bunga… Credo che nella maggior parte dei casi chi fa queste scelte non pensi alla rilevanza simbolica delle proprie azioni, né che le scelte individuali possano incidere sulla realtà. L’uomo medio (o la donna media) non pensa alla realtà in termini simbolici: le scelte vengono fatte seguendo altri criteri (ad esempio: fare questa cosa mi fa guadagnare o no?).

  10. Sono d’accordo con il boicottaggio dei prodotti di questa ditta che dimostra totale cinismo ed indifferenza di fronte ai segnali evidenti che in Italia le donne si sono risvegliate e chiedono con forza e consapevolezza il rispetto della propria dignità.
    Ciascuno può e deve fare qualcosa, perché è l’insieme dei nostri comportamenti che fa “cambiare il vento”.
    Scrive William James: “Agisci come se le tue azioni facessero la differenza. LA FANNO”.

    E’ proprio così.

  11. Simona, personalmente non credo che ; credo che, invece, si calcoli bene (se non approfonditamente) quanto loghi, slogan, body … e quanto altro incidano realmente sull’immaginario delle persone, sulla loro cultura e sul modo di rappresentare e rappresentarsi. Avere lasciato (e scelto) che, in generale, la comunicazione politica e televisiva si incentrasse sui meccanismi sessiti, sul torpiloquio, … sulla favola della famiglia patriarcale e su tutta la stereotipia comoda e a buon mercato che esiste, credo profondamente che sia una scelta. Ben precisa. E come concludi tu, se alla fine si guadagna, tutto è lecito (e vuol dire che la gente compera).

  12. @TPlan Studio, forse a livello di industrie come Intimissimi c’è la consapevolezza di cui dici e la volontà di utilizzarla per i propri fini senza molti scrupoli. Ma a livello di persone comuni non riscontro una propensione a riflettere sui simboli. Per riflettere sui simboli occorre una capacità critica che non tutti possiedono. Questa, naturalmente, è la mia impressione.

  13. …condivdo in pieno!! Avevo intenzione di pubblicare un post sul mio blog parlando del medesimo argomento!! é una vergogna l’Italia..

  14. Più che da Intimissimi mi sento offeso da ben altri personaggi al governo…

    Un saluto da Vongole & Merluzzi

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/

  15. Tutto è già stato detto perché tutto è – purtroppo – già in essere. Teniamoci in rete: da ormai diversi anni il boicottaggio commerciale è l’azione che funziona meglio.

  16. Io vorrei sapere come può un’azienda cadere così in basso….. davvero Calzedonia è messa così male da dover ricorrere a questi mezzi miserrimi per vendere due mutande in più? la cosa sarà stata discussa dai produttori, evidentemente avrannno pensato che l’articolo avrebbe potuto vendere. Qualcuno sarà pure stato pagato per aver disegnato una simile schifezza di mutanda (schifezza non solo per i contenuti, la trovo decisamente brutta anche dal punto di vista estetico), che costa la bellezza di 13.90 euro.
    Quanto vorrei che gli italiani avessero abbastanza cervello da lasciarle tutte invendute……….

    Ps: grazie Giovanna per la segnalazione e per l’indirizzo a cui inviare la protesta

  17. Grazie Giovanna, ho inviato stamattina la mail di protesta.
    Per curiosità, sono appena andata a vedere la pagina Facebook di Intimissimi: ci sono molte proteste anche sulla loro bacheca, e da qualche ora, guarda caso, hanno tolto la possibilità di interagire con post e commenti sulla pagina.

  18. grazie, inviata🙂

  19. Quoto il commento di Molly M. e, in particolare il riferimento alla “parte adolescenziale” del consumatore. Anzi, ritengo che il target sia proprio quello adolescenziale tout court, quello che non si offende di un “regalo” del genere perchè, giovanissimo, non può certo prendere sul serio l’allusione al vecchietto bavoso di cui parla Giovanna nel post. Quello che è nato ed è stato allevato nell’atmosfera bungabunghista della seguitissima tivù spazzatura. Quello di cultura medio bassa che fa brillare la scuola italiana in fondo alle classifiche OCSE-PISA. (Ma comunque, anche quando hanno la media dell’8 … Ci andate mai nelle bacheche dei vostri diciassettenni su fb? ) E comunque, c’è una marea di adulti che possono tranquillamente scherzarci sopra, uomini di tutte le età che non hanno remore a frequentare prostitute e a sghignazzare sulle “puttane negre” – e quando dico di tutte le età torno a riferirmi ai ragazzini e ai loro, talvolta vandalici, puttantour, e non sto parlando di disadattati. E’ un danno culturale e antropologico immenso quello che è stato inferto alla società del nostro paese ed è un lavoro immenso quello della ricostruzione. Chi lavora a incentivare il consumo non si fa certo molti scrupoli, avranno fatto le loro indagini di mercato. L’aria è cambiata ma non abbastanza.

  20. Sì Erica, il danno è immenso e la ricostruzione tutta in salita, e i venditori non cambieranno repertorio simbolico finchè non annuseranno che l’aria è veramente cambiata

  21. Non sono “una giovane italiana media”, per fortuna. Sono una ragazza e basta.

    E non sono nemmeno femminista. Sono umanista e stop.

    Ma m’inchino a questo articolo. Simili schifezze (e non parlo solo del boxer… ma della RISONANZA della vicenda Bunga-Bunga, avviata da un uomo di potere italiano e una giovane straniera, che dall’inizio alla fine, è entrata ormai a far parte della “cultura italiana media” tanto da diventare spesso prima pagina dei giornali e ora commercializzazione di dubbio gusto) SONO UNA VERGOGNA NON SOLO PER GLI ITALIANI – MA PER TUTTI GLI UOMINI E DONNE.

    Ma le masse, e gli individui in esse non pensano…

  22. PS: il problema non è il simbolo, è il significato e l’uso che se ne fa…

  23. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » QUI BRAUNSCHWEIG

  24. Grazie mille Giovanna… Invio mail di protesta e condivido su fb

  25. Mail inviata!

  26. fatto, copio, incollo, invio ai mei contatti – continuiamo a muoverci, lo dobbiamo a noi stesse.

  27. Anche a me sembra che alludano anche al caso Strauss-Kahn, per la ragazza nera…
    che tristezza!

  28. ma non bastava limitarsi a non comprarle, queste mutande, e lasciare liberi gli altri di fare come gli pare? Tanto più se si prevede il flop e se si ha fiducia nelle italiane (e ce l’abbiamo, no?) e negli italiani.
    Se ci si mobilita per questa mutanda, poi bisognerà andare ad appiccare il fuoco alla redazione del Vernacoliere che nei giorni di Ruby ha fatto prime pagine strepitose, ma scorrettissime!

  29. @diait
    Aspetta, il Vernacoliere fa satira feroce e “scorrettissima” come ricordi giustamente, ma mettere “bunga bunga” su una mutanda non è satira è una mera operazione commerciale, non mescoliamo i piani

  30. @paolo: perché, il Vernacoliere non si paga? non è una impresa commerciale? Solo che anziché stare chiusa dentro i negozietti di Intimissimi, sta in bella mostra in tutte le piazze, fuori dalle edicole. Perfino a Piazza Argentina a Roma, davanti a Feltrinelli.

  31. condivido e ho già mandato mail. ma quando il vento cambierà davvero???

  32. diait, tutti i giornali e le case editrici sono anche “imprese commerciali” poichè stampano cose che vogliono e devono vendere, e libri e giornali sono anche merce, prodotti di mercato, ma la differenza tra il prodotto Vernacoliere e il prodotto mutande mi pare evidente. Non tutte le “merci” sono uguali

  33. .paolo, per quanto riguarda le ragioni di questa mobilitazione/protesta, le due “merci” mi sembrano uguali. Tutt’e due sfruttano una vicenda – di cui fanno una parodia più o meno riuscita, più o meno di buon gusto – per vendere. Solo che uno, il Vernacoliere, ha molta più visibilità.

  34. Invio e diffondo subito anche io! Grazie della segnalazione!

  35. Ho pensato la stessa cosa quando le ho viste! Da rabbrividire! Mail mandata!
    Grazie!

  36. Diana, il Vernacoliere è un giornale satirico in vernacolo livornese, il suo obiettivo è fare una satira forte, cattiva sull’attualità in pieno spirito irriverente e “toscanaccio”, quello è il suo scopo,è nato per quello e chiunque se ne può accorgere. Lo scopo delle mutande non è fare parodie più o meno riuscite, non è rubare il mestiere agli Elii, è coprire le parti intime
    La questione, almeno per me, non è che non si possono fare parodie e battute sugli scandali berlusconiani, si possono fare eccome, ma devono essere fatte da chi le sa fare, e non è il caso di Intimissimi

  37. Segnalo che ho appena creato un post nel mio blog intitolato IL VENTO NON CAMBIA MAI di protesta sia per la locandina del PD, sia per le mutande BBD:
    Al più presto spedirò la mail all’azienda.
    Se c’è qualche creativa può ideare un banner da sistemare nei nostri blog e profili?
    Grazie a tutte!!

  38. http://calabistudio.wordpress.com/2011/06/23/comunicazione-intimissimi-e-il-bunga-bunga/?preview=true&preview_id=93&preview_nonce=13dbeea2be
    Se vi piace, ho postato un’immagine come bannerino, in fondo al post (non sono molto pratica, ma credo che la possiate scaricare tranquillamente). Buona giornata!

  39. Pingback: La guerra silenziosa (contro le donne) « Un altro genere di comunicazione

  40. Pingback: Bunga bunga y faldas al viento « Cultura, poder y feminismo

  41. Vergogna! E non è finita qui! Ci hanno fatto anche un gioco sul Bunga Bunga… Mandiamo delle mail di proteste anche su questo sito: http://www.bungarepublic.it
    Propongo di rifiutarsi di comprare tutti i prodotti che fanno riferimento a questa squallida storia di gossip montata dai giornalisti.

  42. Intimissimi ne fa un’altra: Intimissimi uomo, con una modella che indossa intimo maschile (senza alcuna ironia bisex, c’è bisogno di dirlo?); una pubblicità maschilista perché identifica definitivamente la donna con l’unico possibile corpo per vendere, e perché la mostra neanche più come oggetto del desiderio, ma addirittura come oggetto conquistato.
    http://www.facebook.com/notes/gabriele-lenzi/intimissimi-uomo-il-trofeo-di-caccia-in-boxer/158107794264671

  43. brava, è il momento di agire contro questa vergogna.

  44. brava! ma poi…un reato grave come l’incoraggiamento alla prostituzione minorile di un capo di governo può diventare il tema di un oggetto commerciabile? che schifo e che vergogna…questa non può essere l’Italia vera

    Carla

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